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Ciao a tutti, benvenuti in questo blog! Io sono Marta di Verona e questo è uno spazio virtuale dedicato alla mia passione musicale per Antonello Venditti. In realtà questo vuole essere un blog "collettivo", esteso a tutti i vendittiani, per parlare del nostro cantante preferito. Marta (se vuoi scrivermi clicca qui)

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giovedì, 22 febbraio 2007

Quando l'arancia rosseggia ancora sui sette colli...

Devo dire che Roma Capoccia è una poesia stupenda. In questa canzone la fresca e diretta semplicità delle parole è perfetta nel dipingere un meraviglioso affresco della città eterna,  illustrandone in maniera efficace la bellezza contraddittoria: al fascino antico e magnificente dell'arte capitolina si contrappone la miseria dell'uomo che attualmente la abita, si tratti di povertà economica (contrapposta al lusso di pochi: "Na carrozzella va co du stranieri, un robivecchi te chiede un po' de stracci") o morale ("roma capoccia der monno infame"). Si può dire che questa canzone sia diventata una cartolina in musica di Roma e chi giunge nella città capitolina per la prima volta, non può non averla già sognata e amata attraverso questo brano. Alcuni passaggi della canzone sono veramente straordinari, come "l'arancia che rosseggia" e l' anima vitale delle finestre-occhi ("e le finestre so' tanti occhi che te sembrano dì: quanto sei bella..."): la città stessa si inchina di fronte  alla propria bellezza millenaria. E c'è una tale poesia nell'immensa vetrina storica e nella natura, che ogni cosa diventa bella: "li passeracci so' usignoli". Ma sono proprio la grande veracità, il calore umano e l'amore per la vita che contraddistinguono i romani a dar loro la capacità di cogliere il bello dove apparentemente non c'è. E non stupisce che a un romano una mattina capiti di scoprire Roma e di sentirsi sospeso nel tempo, pervaso da un senso di serenità e di pace, che stimola sentimenti buoni e piacere di vivere. Perchè Roma te fa re, è come una mamma: ti culla, ti consola, quando hai bisogno di lei Roma sta sempre lì!

Roma capoccia è una canzone straordinaria,  la musica è dolce e poetica, accompagna perfettamente il testo e la voce. Le note inziali mi fanno pensare al passaggio della "carrozzella co du stranieri",  una passeggiata tra le meraviglie di Roma, che nella musica di Antonello si aggiunge anche di uno sguardo all'anima di Roma e non solo alla facciata, alle difficoltà e alla forza che vivono e trovano i romani.

ROMA CAPOCCIA

Quanto sei bella Roma
quand'e' sera
quando la luna se specchia
dentro ar fontanone
e le coppiette se ne vanno via,
quanto sei bella Roma
quando piove.
Quanto sei grande Roma
quand'e' er tramonto
quando l'arancia rosseggia
ancora sui sette colli
e le finestre so' tanti occhi,
che te sembrano di':
quanto sei bella.
Oggi me sembra che...
er tempo se sia fermato qui.
..
Vedo la maesta' der Colosseo
vedo la santita' der Cupolone,
e so' piu' vivo e so' piu' bbono
no nun te lasso mai
Roma capoccia
der mondo infame.
Roma capoccia
der mondo infame.
Na carrozzella va
co du stranieri
un robivecchi
te chiede un po' de stracci
li passeracci so' usignoli;
io ce so' nato Roma,
io t'ho scoperta
stamattina...
io t'ho scoperta
Oggi me sembra che
er tempo se sia fermato qui.
Vedo la maesta' der Colosseo
vedo la santita' der Cupolone,
e so' piu' vivo
e so' piu' bbono
no nun te lasso mai
Roma capoccia
der mondo infame..
Roma capoccia
der mondo infame...
der mondo infame...


postato da: martacrs alle ore 10:28 | link | commenti (5)
categorie: riflessioni, canzoni, foto roma
sabato, 17 febbraio 2007

CORSI E RICORSI VENDITTIANI...

Prima pensavo ad alcune curiose e carine autocitazioni/autoriferimenti presenti in certe canzoni di Venditti .

Una su tutte Sotto il segno dei pesci (1978) con le frasi: 

  •  "ti ricordi quella strada eravamo io e te e la gente che correva"  ("e gridava insieme a noi: tutto quel che voglio pensavo...") 
  •  "ed il rock passava lento sulle nostre discussioni" ("18 anni sono pochi per promettersi il futuro...")

Tali frasi nella canzone Il compleanno di Cristina (1988) si ripresentano identiche  cambiando però la prosecuzione dell'originale:

  • "ti ricordi quella strada eravamo io e te e la gente che correva, quanta gente intorno a noi
  •  "ed il rock passava lento sulle nostre discussioni come un fiume di parole".

 Una originale autocitazione di una sua canzone culto a cui  ha voluto probabilmente rendere omaggio 10 anni dopo e, allo stesso tempo, usare come portafortuna. Ricordo che al mio primo concerto di Venditti nel 1992, ero ancora ignorantissima  sulla produzione vendittiana, essendo una neo-fan e, all'ascolto di Il compleanno di Cristina, mi sembrava ci fosse qualcosa che non andasse, che Venditti stesse stonando. Quando poi al piano ho sentito suonare Sotto il segno dei pesci, ho capito che era quella la canzone termine di riferimento per il mio orecchio. Chissà quando avevo avuto modo di sentirla e apprezzarla prima di quell'occasione! Ancora non ero ammiratrice ma la sua bellezza evidentemente era entrata subito nel mio inconscio come canzone modello. Sempre la canzone dei pesci, secondo una mia strampalata idea, potrebbe aver ispirato anche la scelta della canzone Sotto la pioggia per dare il titolo all'alum prodotto nel 1982. Secondo questo mio stupido ragionamento, associerai anche la canzone In questo mondo che non puoi capire (1999) a In questo mondo di ladri (1988). Lasciando perdere però le associazioni tirate, e tornando nuovamente a Sotto il segno dei pesci, questa ha visto proprio nell'ultimo album di inediti (2003) di Venditti la sua erede, ossia Che fantastica storia è la vita, definita dal cantautore stesso la prosecuzione della prima. Assistiamo infatti, in entrambe le canzoni, a un racconto di storie di personaggi diversi, alle prese con Le cose della vita (...). D'altra parte a Venditti piace portare avanti dei filoni attraverso i propri brani. C'è quello sentimentale (una serie di canzoni, pare, dedicate alla stessa donna), poi quello inerente a un altro suo grande amore, Roma,  e poi il filone delle canzoni dai nomi di donna, quello relativo alla scuola e quello del sociale. E' proprio vero che nella carriera ultratrentennale di Antonello ci sono canzoni che oltre ad essere generazionali per la società, lo sono anche per la produzione vendittiana stessa, vale a dire: alcune canzoni sono  genitrici di altri brani. Ricordo che in un'intervista radiofonica Venditti ha detto "Mille figli (1995, NDR) è la figlia di Peppino (1986, NDR) e la cugina di Dimmi che credi (1991, NDR)". Credo che possiamo sbizzarrirci a trovare rapporti di parentela tra le canzoni del Nostro !

Se vogliamo parlare però di citazioni precise e non di appartenenza a filoni, parlerei anche di Cento città (1985). A un certo punto Venditti canta "io che cercavo un amico guarda quanti ce ne ho, ma per un cuore ferito questo non basta no...". Io che cercavo un amico...ma si dai Ci vorrebbe un amico (1984)!!! Bellissima citazione. Cioè...ci dice come è continuata la storia, ancora il dolore non si è attenuato "e allora giro il mondo giro cento città..."...Stupenda...Passiamo ad altre due canzoni storiche di Antonello, Bomba o non bomba (1978) e Notte prima degli esami (1984). Nella prima Venditti dice "partirono in due ed erano abbastanza, un pianoforte, una chitarra e molta fantasia", nella seconda racconta "io mi ricordo quattro ragazzi con la chitarra e un pianoforte sulla spalla". E' molto carino che parli degli strumenti del mestiere in modo così semplice e bello, passionale!Sembra che chitarra e pianoforte siano l'unico bagaglio, l'unica cosa che basta per prendere il mondo. E poi i riferimenti ai protagonisti sono chiari: con "partirono in due" parla di sè e di De Gregori e i "quattro ragazzi" sono quelli del Folk studio. Simpatica e fortunata analogia. Che altro?Forza, dite voi!

foto tratte, nell'ordine, da Music lug/ago1985  e da "Tutto" sett1985


postato da: martacrs alle ore 23:00 | link | commenti (18)
categorie: canzoni, pesci, curiositĂ , foto venditti, i nostri ricordi
giovedì, 08 febbraio 2007

ULTRA’
 
E’ un venerdi particolare a Catania, si gioca la partita con il Palermo, anticipata per la concomitanza con la festa di Sant’Agata, patrona della città. Sarà un venerdi di passione. C’è una grande euforia, due squadre dell’isola si fronteggiano per i primi posti in classifica. Si dice che sarà una partita a rischio e già questo dovrebbe suonare assurdo quando si parla di calcio. Ma è lo scenario di ogni maledetta domenica: città blindate come per un vertice internazionale, forze di polizia schierate in massa. Le previsioni purtroppo risultano quanto mai azzeccate, a metà della partita si verificano i primi incidenti, poi a fine gara è il caos: devastazione, scontri, ferimenti. Uno grave, gravissimo, mortale. Si è vero, è tutto vero, putroppo c’è il morto. E’ un poliziotto, Filippo Raciti, aveva una moglie e due figli e adesso giace con il fegato spappolato; si dice sia stato colpito da un pezzo di un lavabo, lanciatogli contro come un’arma da un giovane accecato da una violenza cieca, senza ragione.
Lo stadio è molte cose, è passione, è spettacolo, forse qualche volta è rivincita per “le cose della vita” che non vanno troppo bene, non dovrebbe MAI essere morte. Ed invece oggi come ieri si muore per il calcio. Avevo otto anni e allo stadio Heysel, finale di coppa dei Campioni tra Juventus e Liverpool morivano 39 tifosi, schiacciati dalla violenza, anche quella volta senza un perché.
In queste ore, di grande fermezza e di provvedimenti molto duri per risolvere l’annoso problema della “violenza negli stadi” è tuttavia importante distinguere tra i normali tifosi, gli ultrà (non è e non deve essere una parolaccia) e i violenti potenzialmente assassini.
Da cosa nasca una violenza così cieca, così priva di qualsiasi giustificazione, è difficile capirlo. Forse la latitanza di altre forme di aggregazione, siano esse civili, sociali,religiose, fanno dello stadio un momento di unità importantissimo, forse l’unico per tanti giovani e giovanissimi (le cronache riportano numerosi arresti di minorenni); lo stadio diventa un’arena dove scatenare le proprie frustrazioni, dove dimostrare di essere dei duri, di non essere da meno rispetto alle violenze di qualche inutile capo-banda. Fare scontri contro i tifosi avversari, contro le forze dell’ordine, è forse un folle modo di esistere. Lo stadio si trasforma in un nuovo campo ideologico estremo, nel quale entra anche la violenza come strumento di affermazione sugli altri.
Non è un caso che il fenomeno degli "Ultrà" (non va assunto, e’ bene ripeterlo, necessariamente come sinonimo di violenza) abbia le manifestazioni più evidenti con la fine degli anni ’70. Un film , “Ultrà” di Richy Tognazzi,1990, ha dato uno spaccato del fenomeno in Italia, attraverso il racconto della trasferta di un gruppo di tifosi romanisti a Torino per Juventus-Roma. Ne parliamo su queste pagine perché la colonna sonora è curata da Antonello Venditti (presenti nella pellicola un tema strumentale e la canzone “Grazie Roma”). Nel film, al quale ha collaborato alla sceneggiatura anche Simona Izzo, e dove recitano bravi attori come Claudio Amendola, Richy Memphis, Giammarco Tognazzi, emerge in maniera chiara come la furia cieca del protagonista sia una spirale dalla quale non riesce più a liberarsi e che finisce per distruggerlo.
 
Sabato e Domenica, dopo una settimana senza calcio, si giocherà di nuovo; su molti campi però l’unico rumore saranno le urla dei giocatori e i colpi dati al pallone. In molti stadi, quelli considerati non sicuri, le porte resteranno infatti chiuse ai tifosi. E’ un provvedimento necessario, ma è senz’altro l’ammissione di una sconfitta: una sconfitta per i tifosi, che restano fuori dalla porta, per le società di calcio, una sconfitta per le istituzioni che non sono state in grado di dotare l’ex-campionato più bello del mondo di stadi sicuri, efficienti, una sconfitta per tutti, perché comunque, un’altra vita è stata sacrificata per un partita di calcio.

Le foto: in alto, Claudio Amendola. In basso: Richy Memphis, due immagini del film "Ultrà" di Richy Tognazzi (1991)
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postato da: solegemello alle ore 18:37 | link | commenti (6)
categorie: riflessioni, film, calcio, off topic, attualitĂ 
sabato, 03 febbraio 2007

I MIEI PESCI

Non sono del segno dei pesci, come Antonello, ma la canzone Sotto il segno dei pesci mi è sempre stata molto a cuore. C'è quella bellissima, definirei, "galoppata", di pianoforte iniziale (che è un po' il marchio di fabbrica vendittiano) che  dà in maniera onomatopeica  l'idea della corsa  (nella prima strofa compare infatti il verso "e la gente che correva") e del travolgimento degli eventi e delle emozioni o più semplicemente della vita, al quale ritmo bisogna adeguarsi... Credo che ogni cosa che abbia generato e faccia parte di Sotto il segno dei pesci ( amicizia, amore, testo, musica e interpretazione), renda questa canzone unica e forse è il brano che più  rappresenta la musica Vendittiana e il cantautore medesimo. D'altra parte Venditti stesso ama molto questa canzone, tant'è che spesso, quando parla del suo stupore per l'aver scritto delle canzoni capolavoro, la cita come esempio.  Ricordiamo anche, tramite  uno stralcio di intervista a Renato Bartolini (che insieme al proprio gruppo Stradaperta lavorò per alcuni anni con Antonello), il segno che  questa canzone lasciò in Venditti e come influì sulla sua successiva produzione:

Sotto il segno dei Pesci fu un'eredità così pesante da portare sulle spalle?

Renato Bartolini: Assolutamente sì ! Ce ne accorgemmo nel corso della registrazione di Buona Domenica e poi nei dischi successivi. Il 1979 fu un anno molto difficile per Antonello.Quanto il successo di questo disco condizionò le scelte future? Tantissimo! Ancora oggi, quando Antonello inizia un nuovo disco, la prima cosa che fa e far ascoltare ai musicisti "Sotto il segno dei pesci". Credo sia una specie di rito propiziatorio......e una sorta di condanna per i musicisti !?!?

Ecco, una canzone importante per Venditti non poteva che essere importante anche per me, di certo non per riflesso ma per un comune modo di sentire.

che meritiamo un'altra vita

frase molto forte, amara, di pretesa e forse anche di speranza. In tutte le canzoni di Venditti, anche quelle più malinconiche, al di là delle parole, ho sempre trovato nella musica e nella voce una volontà che non si piega mai, per quanto l'animo possa essere triste o sfiduciato. Io avverto sempre un riscatto, o già sottinteso, o in divenire (ad es nella canzone "Marta"), che squarcia l'amarezza, che non si abbandona alla passività e all'autocommiserazione, ma è propositivo. Si tratti soltanto di analisi del problema o di sfogo liberatorio (ad es in "Lo stambecco ferito), Venditti arriva comunque a una presa di posizione (ad es in "Maria Maddalena" o in "Lilly" la sua denuncia è piuttosto scomoda per i benpensanti), a una scelta. Per questo mi piace Venditti. E questa canzone ultimamente la sento molto vicina a me, in un periodo di insoddisfazione...Va a finire che come Giovanni brucio la mia laurea e vivo solo di parole!

Sotto il segno dei pesci (1978)

Ti ricordi quella strada, eravamo io e te,
e la gente che correva, e gridava insieme a noi,
tutto quello che voglio, pensavo, è solamente amore,
ed unità per noi, che meritiamo un'altra vita
più giusta e libera se vuoi, corri amore, corri non aver paura.
Mi chiedevi che ti manca, una casa tu ce l'hai,
hai una donna, una famiglia, che ti tira fuori dai guai,
ma tutto quello che voglio, pensavo, è solamente amore,
ed unità per noi, che meritiamo un'altra vita
più giusta e libera se vuoi,
nata sotto il segno, nata sotto il segno dei pesci.
Ed il rock passava lento sulle nostre discussioni,
18 anni son pochi, per promettersi il futuro,
ma tutto quel che voglio, dicevo, è solamente amore,
ed unità per noi che meritiamo un'altra vita,
violenta e tenera se vuoi,
nata sotto il segno, nata sotto il segno dei pesci.
E Marisa se n'è andata, oggi insegna in una scuola,
vive male e insoddisfatta, e capisce perché è sola,
ma tutto quel che cerca e che vuole è solamente amore
ed unità per noi, che meritiamo un'altra vita,
violenta e tenera se vuoi,
nata sotto il segno, nata sotto il segno dei pesci.
E Giovanni è un ingegnere che lavora in una radio,
ha bruciato la sua laurea, vive solo di parole
ma tutto quel che cerca e che vuole è solamente amore
ed unità per noi, stretti in una libera sorte,
violenti e teneri se vuoi figli di una vecchia canzone

Nella foto, la versione francese del 45 giri Sotto il segno dei pesci/Sara



postato da: martacrs alle ore 17:31 | link | commenti (7)
categorie: riflessioni, canzoni, pesci

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