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Ciao a tutti, benvenuti in questo blog! Io sono Marta di Verona e questo è uno spazio virtuale dedicato alla mia passione musicale per Antonello Venditti. In realtà questo vuole essere un blog "collettivo", esteso a tutti i vendittiani, per parlare del nostro cantante preferito. Marta (se vuoi scrivermi clicca qui)

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lunedì, 23 aprile 2007

OLTRE LA MUSICA

Negli anni la musica di Antonello è stata per me una passione dal gusto individuale e solitario, fatta di emozioni vibranti, di immaginazione di atmosfere-luoghi-situazioni -tempi, lontani dal mio vissuto ma vicini ai miei desideri e ai miei sogni. Spesso l'ascolto delle canzoni di Venditti porta con sè il sapore di una rievocazione di un qualcosa che è perso nella propria storia e forse si trova nel tempo di un'altra vita. Negli ultimi tempi, navigando nelle acque virtuali di internet, mi sono imbattuta nelle rotte di altri vendittiani, accorgendomi di non essere l'unica "sfegatata" e scoprendo quanto è bello e divertente chiacchierare di musica. Al di là del confronto puramente virtuale, poi ci sono stati  incontri reali e soprattutto sono nate amicizie che vanno al di là della musica. Forse la passione per  Venditti sottintende in realtà molte altre cose comuni, come la semplicità, il rifiuto della superficialità e altro ancora. Ieri ad es sono andata nella vicina lombardia  per conoscere una coppia di vendittiani doc. Il fatto che siano fan di Venditti però è solo un dettaglio. Perchè quello che rimane è altro: è il calore umano, la simpatia, la semplicità, il feeling. E' stato molto piacevole stare con loro e vedere il filmato del loro matrimonio che conteneva tra le altre canzoni,  anche stralci di "che fantastica storia è la vita" e "ogni volta" (quest'ultima ad accompagnare in modo assai emozionante  le immagini di chiusura: voglio te voglio te voglio te, perchè tu, tu fai parte di me, voglio te voglio te voglio te, fino all'ultimo sguardo, all'ultimo istante, all'ultimo giorno che avrò). E poi ancora vedere la discografia completa, le foto con Venditti, le altre immagini attaccate al muro della taverna. E poi sentire parlare di concerti ai quali tu, nella tua cameretta, ancora troppo piccola, sognavi di andare...E vedere i biglietti dei concerti, le stesse tournèè alle quali sei andata anche tu. E pensare che c'è qualcun'altro che come te ha tenuto come cimeli quei pezzi di carta. E poi rivedere la trasmissione Telekommando di videomusic, e a sentire quelle parole di Antonello dopo 10 anni...ti accorgi con quale attenzione le avevi ascoltate, perchè te le ricordi ancora così bene! E' strano vedere altre storie vendittiane che nemmeno avresti immaginato, o forse sì...ma erano così lontane da te e ora invece le puoi incrociare. Sembra quasi che ora possiamo essere noi i protagonisti insieme ad Antonello. Queste amicizie sono un tesoro importante che ci lascia, più tangibili delle canzoni, più importanti dell'attesa di un nuovo album. Per questo devo dire che, nonostante io abbia sempre avuto il pallino di conoscere Venditti e stringergli almeno per una volta la mano, anche se non dovesse mai accadere, sono ugualmente ( e forse di più?) felice di conoscere amici così!


postato da: martacrs alle ore 10:54 | link | commenti (7)
categorie: riflessioni, off topic
martedì, 17 aprile 2007

C'è un cuore che batte nel cuore

C'è una canzone di Venditti che per me ha una data e un'associazione precise. La data è quella del 25 maggio 1992, giorno in cui l'ho ascoltata per la prima volta (in occasione  del mio primo concerto vendittiano) e in cui me ne sono innamorata. L'associazione è con la primavera, rappresentata oserei dire quasi onomatopeicamente e non solo per il testo! Sì, la canzone è proprio C'è un cuore che batte nel cuore, contenuta nell'album Venditti e segreti del 1986. Mi piace l'immagine di Venditti che esce e passeggia per le strade della sua  Roma, città "culla" che accoglie i suoi pensieri e quelli di altri uomini che come lui vivono e soffrono. Quando il cantante si accorge di questo  fiume di gente, il dolore sembra quasi diventare unisono, per una sorta di solidarietà umana, in realtà la sofferenza personale è troppo grande per concedere spazio e attenzione a quella degli altri,  e la concentrazione torna su se stessi, sull'invocazione dell'amore perso. L'unica soluzione per "guarire il cuore" è riottenere quell'amore forse ormai così lontano da essere irraggiungibile. Nella canzone lo spettro di tale perdita parrebbe lasciare spazio solo a un crogiolarsi nella sofferenza e nel ricordo, tuttavia appare forte una volontà di non piegarsi e di credere nell'Amore universale per sè e per tutti.

Ogni frase di questa canzone mi colpisce e mi piace. Trovo che sia un'immagine musicale al contempo semplice e complessa. In pochi passi ci fa calare nella situazione e nello stato d'animo del cantautore, in un crescendo di pathos testuale e musicale che ben ci fa capire le ferite del cuore. Allo stesso modo il finale lascia una speranza forse un po' illusoria ma che acquista senso solo se alimentata dalla volontà di ognuno.

Io esco di casa ed è gia mattino. Penso che la scelta della mattina non sia casuale, immagino un'uscita poco prima dell'alba col pensiero di LEI e a un tratto il calore e la luce del sole del mattino distraggono, già si è fatto giorno e si nota che Villa borghese è ancora un giardino. Bello lo stupore per lo spettacolo della primavera che ogni anno si rinnova in questo posto stupendo.C'è un fiume che passa nel cuore di Roma mi fermo sul ponte ed io ti amo ancora. Molto poetica questa immagine che quasi unisce l'amore per Roma all'amore per la donna. Non a caso Venditti usa la parola "cuore", per indicare il centro della sua amata città. E poi arriva il contrasto, in contrapposizione al calore e alla bellezza del contesto c'è una realtà viva fatta di sofferenze e di difficoltà: C'è rabbia al confine di questo quartiere se esci di casa la puoi respirare, c'è un fiume di gente nel cuore di Roma, che vive e che soffre ed io ti amo ancora. E lui ama ancora e forse a maggior ragione, in una vita fatta spesso di avversità "l'amore insegna agli uomini di non lasciarsi mai, di unire le nostre solitudini e non tradirsi mai". Poi arriva il momento topico della canzone, arriva lo sfogo, l'urlo disperato ma dolce. Amore mi manchi amore che fai in questo deserto almeno ci sei, cè un cuore che batte nel cuore di Roma che vive e che perde e io ti amo ancora. Nonostante la freddezza e l'indifferenza della gente, almeno LEI c'è e lui è lì per lei, con i suoi sbagli di uomo. E poi arriva il finale della canzone, che ci parla della primavera, dell'inverno ormai alle spalle ma la solitudine quella no, quella c'è ancora. C'è tuttavia una nota di speranza data da una Roma vestita a primavera e da una voglia di non buttarsi giù, di essere positivi, anche riflettendo sulla natura dell'uomo e sulla speranza di riscatto che ci può dare la fede a sostegno dell'inevitabile sofferenza che siamo portati a vivere. Ed è primavera l'oleandro e l'alloro, l'inverno è passato sei ancora da solo. C'è un cuore che batte nel cuore di ognuno io credo nel mondo io credo nel cielo.

Ed ecco il testo completo...

C'è UN CUORE CHE BATTE NEL CUORE

Io esco di casa ed è già mattino
e Villa Borghese è ancora un giardino
c'è un fiume che passa nel cuore di Roma
mi fermo sul ponte ed io ti amo ancora
C'è rabbia al confine di questo quartiere
se esci di casa la puoi respirare
c'è un fiume di gente nel cuore di Roma
che vive e che soffre ed io ti amo ancora
Amore mi manchi amore che fai
in questo deserto almeno ci sei
c'è un cuore che batte nel cuore di Roma
che vince e che perde ed io ti amo ancora
c'è un cuore che batte nel cuore di Roma
che vive e che soffre ed io ti amo ancora
Ed è primavera, l'oleandro e l'alloro
l'inverno è passato sei ancora da solo
c'è un cuore che batte nel cuore di ognuno
io credo nel mondo io credo nel cielo


postato da: martacrs alle ore 17:34 | link | commenti (10)
categorie: canzoni, foto roma
giovedì, 12 aprile 2007

Ricordiamo Sergio Bardotti con le due canzoni composte insieme ad Antonello Venditti , "Roma Roma"(1975) e "Ho fatto un sogno"(1997,con Ennio Morricone)

Roma Roma

(Venditti/Bardotti/Latini/Scalamogna)

Roma Roma Roma,
core de 'sta città,
unico grande amore,
de tanta e tanta gente,
che fai sospirà.
 

Roma Roma Roma,
lassace cantà,
da 'sta voce nasce un coro,
so' centomila voci che hai fatto innamorà.
 

Roma Roma bella,
t'ho dipinta io,
gialla come er sole,
rossa come er core mio.
 

Roma Roma mia,
nun te fa cantà,
tu sei nata grande
e grande hai da restà.
 

Roma Roma Roma,
core de stà città,
unico grande amore,
de tanta e tanta gente,
ch'hai fatto nammorà.

ROMA - E' morto Sergio Bardotti. Compositore, produttore, autore di canzoni di successo, aveva lavorato fra gli altri con Gino Paoli e Fabrizio de Andrè. A stroncare Bardotti, che aveva 68 anni, è stato un arresto cardiaco.

Nato a Pavia nel 1939, Bardotti era considerato uno degli uomini più importanti della storia della musica leggera italiana. Entrò nell'industria discografica dal 1962. Da allora la sua carriera è stato un crescendo. Ha composto canzoni come Occhi di ragazza, L'amico è, Piazza Grande, Quella carezza della sera, Itaca. Con Antonello Venditti ha firmato l'inno della Roma. E' stato un produttore storico della canzone italiana, con Patty Pravo, Vinicius de Moraes, New Trolls, Sergio Endrigo, Ornella Vanoni, Chico Barque.

Come traduttore lavorò con Brel, Aznavour e soprattutto coi brasiliani Vinicius de Moraes, Toquinho, Chico Buarque. Fu autore, insieme a Luis Bacalov, di una commedia musicale per bambini, I musicanti, in scena da 22 anni in tutto il Sud America. Con le sue canzoni vinse due volte il Festival di Sanremo. Nel '68 con Canzone per te cantata da Endrigo, e nell'89 con Anna Oxa e Fausto Leali, con Ti lascerò.


Dal 1996 lavorava come autore e produttore musicale tv. Tra i suoi programmi di maggior successo ricordiamo Fantastico 7, Domenica In oltre a numerose edizioni del Festival di Sanremo compresa l'ultima condotta da Pippo Baudo.

(11 aprile 2007, Repubblica.it)

Sergio rappresentava quella figura fondamentale e ormai in via d'estinzione di paroliere-poeta della musica.Sono quelle persone,quegli artisti dei quali spesso non ricordiamo il viso,che conosciamo solo per nome,ma che con il loro lavoro hanno dato un contributo fondamentale alla crescita della canzone d'autore."Canzone per te","Occhi di ragazza","Quella carezza della sera","Piazza Grande" sono solo alcuni dei successi scritti da Bardotti che è stato anche produttore per De Andrè,per Dalla,per la Vanoni di album eccellenti.
Scompare un uomo gentile,estremamente colto e intellettualmente vivace.Qualche volta dovremmo ricordarci che dietro una canzone ci sono altre facce,altre mani,altre storie,altre voci che l'hanno creata,non solamente quelle di chi le interpreta.
Grazie Sergio.
(RDR)

Ho fatto un sogno

(Venditti/Bardotti/Morricone)

Se fai un sogno puoi chiamarlo Roma
quando t'immagini la tua città,
certo che i nemici non le mancheranno mai,
è fragile anche lei,
ma è calda la sua mano
che quando ti accarezza ti fa suo,
ti fa romano.
Piccola, grande, amara e dolce Roma,
c'è tutto il mondo chiuso dentro te,
tutto quell'amore, quella forza che tu hai,
insegnamela dai,
quel che sarò sarai,
sorridi Roma, non ti lasceremo mai.
Se fai un sogno puoi chiamarlo Roma
quando t'immagini la tua città,
certo che i nemici non le mancheranno mai,
è fragile anche lei,
ma è calda la sua mano
che quando ti accarezza ti fa suo,
ti fa romano.
Ho fatto un sogno e l' ho chiamato Roma,
il tuo segreto io lo so qual'è,
forse nella gente che ogni giorno sceglie te
e che orgogliosamente
quel che sarà sarà,

ti può dire 'Adesso sei la mia ... città.


postato da: solegemello alle ore 00:18 | link | commenti (2)
categorie: canzoni, ricordiamo
giovedì, 05 aprile 2007

SPECIALE RINO&ANTONELLO
PARTE PRIMA  vai alla parte seconda

Inauguro,con questo post, uno speciale dedicato a Rino Gaetano, uno dei cantautori più originali della scuola "romana" (sempre che questa etichetta abbia un qualche significato reale). Approfitto per segnalare il bel libro "Rino Gaetano live", Emanuele Di Marco, Edizioni Stampa Alternativa, 2001 da cui è tratto quanto segue.Nella seconda puntata troverete una simpatica foto di Rino e Antonello e altre curiosità...restate in contatto!! Ciao! Stefano 



(....) Per Rino si presentò finalmente (1973,ndr) l’occasione di proporsi a una casa discografica, la It di Vincenzo Micocci. Fu proprio Antonello a proporre a Rino il provino alla It. Dopo l’iniziale resistenza, alla fine venne prese un appuntamento per un’audizione. Rino aveva già messo da parte un suo brano, “I love you Maryanna”. Il titolo della canzone, secondo l’interpretazione degli amici di Rino , era incentrato sul gioco dell’assonanza tra Marianna e marijuana. La sorella Anna, invece, non è d’accordo: “Credo proprio – dice – che la canzone “I love you Maryanna” l’avesse dedicata alla nonna. Perché noi le eravamo molto attaccati. E’ lei che ci aveva cresciuto insieme al nonno fino al momento in cui venimmo ad abitare a Roma.(…)" Il brano era un interessante esperimento ritmico e soprattutto una canzone divertente, con spiritosi termini in francese, pronunciati alla buona, piena di stacchi insoliti e soprattutto di rime. In cui, ad esempio, il finale “anna” del nome Marianna andava ad accoppiarsi con frasi come “sulla riva della Senna”, sul solco di un gioco divertito. (…) In breve arrivò il momento di incidere “I love you Marianna” per fare il suo primo 45 giri per la It.(…)
Per pubblicare il 45 giri “I love you Marianna”, Rino scelse lo pseudonimo di Kammamuri’s. Il nome venne ispirato dall’aiutante di Sandokan. Nella copertina compariva Sandokan con la tigre. Sul lato B venne incisa “Jacqueline”.
 
(…) Dal punto di vista artistico, per un certo periodo, Rino frequentò l’abitazione di Marcello Casco, un talent scout nella cui casa si mettevano in scena delle rappresentazioni in compagnia di altri artisti come Venditti e De Gregori. (…) La sera capitava quasi sempre che Rino uscisse con Antonello e Francesco Oltre alla musica da ascoltare o da suonare al Folkstudio, c’era anche la vita notturna. C’era il divertimento in una città che ti chiede di fare bene i conti con la benzina da mettere nell’auto e l’orario per rientrare a casa. Ecco come Antonello Venditti (intervenuto con un messaggio al primo raduno di fan di Rino svoltosi nella Riserva Naturale del Monte Rufeno) ricorda il primo periodo di amicizia con Rino “ Io sono stato e sono amico di Rino a livelli quasi di gemello, nel senso che abbiamo passato insieme dal 1970 a quando poi ci ha lasciato. Devo dire che questi dieci anni e più sono stati i più importanti della mia vita, e probabilmente gli anni più importanti della vita di ognuno di noi, che sono quelli che vanno dai venti ai trenta anni. Rino è stato molto sottovalutato nel periodo in cui lui scrisse le canzoni. Però non fu sottovalutato dai suoi amici. I suoi amici eravamo io e De Gregari che quotidianamente lo vedevamo. Io ero addetto a portarlo a casa ogni sera. Siccome abitavo in Via Zara, che era sulla strada, perché si trova sulla Via Nomentana venendo da Porta Pia, lo portavo a casa di notte e di giorno. Ero l’unico che aveva la macchina anche se non avevo i soldi per metterci la benzina, però insomma la macchina ce l’avevo. Quindi mi ricordo tantissime volte questo tragitto che, casualmente e inesorabilmente, è stato l’ultimo che Rino fece quella notte in cui morì”(….)
“Rino – osserva Micocci – venne dopo l’esordio di De Gregori e Venditti. Forse per questo era intimidito. Perché era stato preceduto da artisti del loro calibro.” Inoltre, un fattore strettamente tecnico tolse la possibilità a Rino di incidere alcuni brani insieme ad Antonello Venditti. I timbri vocali di Rino e Antonello erano così diversi che risultavano poco compatibili. (….)
(....)Uscivano spesso in tre, Rino Antonello e Pierluigi (Pierluigi Germini, oggi affermato manager nel mondo della musica leggera in Italia, ndr). (…) “Con Antonello e Rino – ricorda Pierluigi – si andava a cena insieme. In quell’epoca anche Antonello era agli albori. Era il periodo appena successivo a “Theorius Campus”. Antonello era uscito con il suo primo singolo “Roma capoccia” e all’epoca aveva un maggiolone cabriolet, era l’unico che aveva la macchina di noi tre. La sera andavamo a Trastevere a mangiare la pizza. Quando si usciva insieme, Rino si divertiva a fare un gioco. Io chiamavo Antonello per nome a voce alta. Poi Rino subito dopo diceva il cognome. Nel locale strillava: “Venditti tu come la vuoi la pizza?”. Questo solo per vedere se all’accoppiata del nome Antonello con il cognome Venditti qualcuno si voltava”(…)


Rino Gaetano live, Emanuele Di Marco, Edizioni Stampa Alternativa, 2001 (pag.26-30)
questo materiale è riportato a scopo di diffusione culturale, per comunicazioni scrivere a: Stefano



postato da: solegemello alle ore 00:14 | link | commenti (3)
categorie: curiositĂ , rino gaetano, ricordiamo

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