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Ciao a tutti, benvenuti in questo blog! Io sono Marta di Verona e questo è uno spazio virtuale dedicato alla mia passione musicale per Antonello Venditti. In realtà questo vuole essere un blog "collettivo", esteso a tutti i vendittiani, per parlare del nostro cantante preferito. Marta (se vuoi scrivermi clicca qui)

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martedì, 19 febbraio 2008

'68

Sono passati quarant'anni da una delle stagioni più amate e controverse della storia recente e un pò tutti,  dai giornalisti, agli scrittori, ai commentatori, più o meno titolati,  stanno celebrando il fatal anno. Qui su Vendittando ci proviamo anche noi, recuperando un articolo del 2005 de "Il corriere della sera" dove Antonello racconta il  suo '68 e parla di politica e di ricordi.  Inoltre a seguire riportiamo una breve analisi delle canzoni di Venditti sul tema...
 
 
LE CANZONI DI ANTONELLO SUL '68
di Stefano Solegemello

(....) In "Sotto il segno dei pesci", 1978, Antonello parla di un'intera generazione, quella sessantottina.
E' significativo che il brano esca proprio dieci anni dopo il famoso '68. La canzone si apre con le immagini di una manifestazione "Ti ricordi quella strada, eravamo io e te, e la gente che correva e gridava insieme a noi, tutto quel che voglio pensavo, è solamente amore..", e prosegue con l'analisi di alcuni personaggi a  cui la vita , finiti i miti rivoluzionari, riserba un presente non esaltante.
Altro episodio è "Il compleanno di Cristina",  canzone che inizia esattamente come "Sotto il segno dei pesci" (l'immagine del corteo) e poi descrive la vita di quegli stessi "contestatori" a vent'anni di distanza: nel frattempo è il 1988.
"Noi", dell'album "Benvenuti in paradiso", riprende ancora il discorso sulla generazione del '68 e ancora una volta vince la disillusione : "noi sotto il segno dei pesci noi...noi che sognavamo ad occhi aperti, adesso siamo i perdenti noi...";

(....) Una canzone dove sentimento e politica si "danno la mano" è "Qui"(1984), ma questa volta  protagonista è il sentimento tra un uomo e una donna.
Qualcuno può pensare che parlare d'amore, inteso come amore di coppia,  sia un "tema basso", e un tema "commerciale". Non lo nego, spesso è così, e la canzone italiana è piena di canzoni futili e ultra-leggere (nelle quali è incappato lo stesso Venditti), eppure "Qui" è una canzone diversa.
E' diversa perchè quando Antonello dice "e Paola prende la mia mano...", il fatidico incontro avviene davanti alla facoltà di Architettura, a Valle Giulia.
Sfondo di questo amore sono "gli anni caldi", le occupazioni, gli scontri; E' come dire "noi occupavamo ma  non avevamo dimenticato che la vita è fatta anche di altro", non a caso "Qui" è pubblicata su un disco chiamato "Cuore".
Questa "politica-sentimento" è secondo me la chiave di volta più autentica per capire la produzione di Antonello Venditti. Ed ancora pensiamo alle tante canzoni dedicate alla scuola, da "Compagno di scuola"(1975), che descrive un clima di pre-contestazione (Antonello vive il suo sessantotto all'Università) e gli inevitabili cambiamenti che stanno per arrivare, a "Giulio Cesare"(1986) con quella "Giovine Italia" nera nera, a "Notte prima degli esami"(1984) con le sue notti polizia dove qualcuno è caduto. Fino alla recente "Fianco a fianco"(1999) che cerca di raccontare il clima solidale di quella stagione. Che quest'anno con l'8 ci regali un'altra canzone dedicata al tema?

Analisi del testo "QUI"(Cuore, 1984)
"ALBE CINESI DI SETA INDIANA..." di Marco Re


UN' IMMAGINE METAFORICA PER DESCRIVERE UNA GENERAZIONE - QUELLA DEL '68 APPUNTO - CHE POLITICAMENTE GUARDAVA AL "SOLE DELL'AVVENIRE" E AI PAESI COMUNISTI DELL'EST E CULTURALMENTE SI IMBEVEVA DELLE CONTRASTANTI PULSIONI CHE PROVENIVANO DAI DUE ESTREMI DEL GLOBO: LA CULTURA PSICHEDELICA AMERICANA E IL MISTICISMO ORIENTALE (LA SETA INDIANA...CHE PER ALTRO ERA DIVENTATA ANCHE MODA : LE RAGAZZE "HIPPIES", INDOSSAVANO AMPI FOULARD E GONNE LUNGHISSIME DI SETA INDIANA CON COLLANINE DI PERLINE ECC.)

Venditti: io, De Gregori e Veltroni quando Berlinguer era la speranza
«Il leader pci un vero socialista, triste Fassino che gli preferisce Craxi» «Destra e sinistra concetti insufficienti, dico sì al federalismo fiscale» «In Italia c' è una calamita enorme che tenta di trascinarti da una parte all' altra: si chiama politica ma è in fallimento»
Aldo Cazzullo,  Pagina 11
(27 marzo 2005) - Corriere della Sera
ROMA - «C' è in Italia una calamita enorme, che tenta di trascinarti da una parte o dall' altra. Una macchina tritatutto chiamata politica. Destra o sinistra? E' una domanda insufficiente, una selezione primitiva, un modo inadeguato di rappresentare se stessi. Rivendico altre dimensioni: Nord e Sud, Est e Ovest. Rivendico di poter apprezzare idee della parte che non è la mia; ad esempio il federalismo fiscale, che consentirebbe finalmente di pagare le tasse volentieri. La politica oggi pare una curatela fallimentare: l' obiettivo è perdere un po' di meno. La società è anziana. Si riconferma il mandato a vita al Governatore della Banca d' Italia, un anacronismo. La borghesia è in ozio, impoverita, ferma a un mito liberista coltivato da monopolisti, padroni assoluti di un mercato che non c' è». E voi artisti, intellettuali, cantautori? «In questo casinò, in questo palio di Siena, in questa giostra rivendico di essere Antonio Venditti detto Antonello. E sono d' accordo con De Gregori: siamo stanchi di essere usati dalla politica. Di cantare per le sorti altrui. La differenza tra noi è che Francesco è stato redento, mentre io non sono organico a nulla». Venditti parla di politica nel giardino della sua casa di Trastevere, in una pausa della trionfale tournée. Qualche mese fa, alla presentazione dell' ultimo libro di Morucci La peggio gioventù, ha detto provocatoriamente che sarebbe potuto finire terrorista anche lui. «Perché la formazione è stata la stessa. La differenza è che io ho maturato un rifiuto totale della violenza, che è tuttora la mia bussola». La formazione di Venditti è legata al Giulio Cesare. «Un liceo di destra. Prima del ' 68, la politica la facevano i fascisti. Non ti lasciavano entrare a scuola e ti portavano di peso al corteo per Trieste libera. All' università, un altro ambiente di destra, Giurisprudenza. Comandavano i nazisti: leggevano Evola e predicavano l' autogestione, citavano Nietzsche e facevano il gatto selvaggio ai professori, scaraventandoli di peso giù dalla cattedra, tipo guardie rosse. Ricordo quando tirarono un banco sulla schiena a Scalzone; io ebbi un colpo d' asta di bandiera tricolore sotto il mento. Ricordo Valle Giulia. Ci rifugiamo in mille all' Accademia cinese, e da lì ci caliamo da un muro in strada. Dall' altra parte ci aspetta la polizia e ci carica direttamente sui cellulari. Nessuno dà l' allarme; prendono anche me. I celerini mirano con i manganelli alle giunture, il mio vicino ha il gomito spezzato; io mi salvo abbracciando un carabiniere, che mi protegge e mi porta in caserma. Esco a mezzanotte, con mio padre viceprefetto, tra i buu dei compagni». Entrò in un partito, in un gruppo? «No. Frequentavo i marxisti-leninisti, che mi respinsero. Suonavo, facevo mattina in piazza Navona, portavo i capelli lisci lunghi, tanto che mi chiamavano Toshiro, come Toshiro Mifune; ma questo anche perché quando si faceva a botte lanciavo grida altissime. Una sera mi dissero di non farmi più vedere. Ma ero sempre parte del movimento. Fino al giorno della visita di Nixon». Era il 28 settembre 1970. Cortei, scontri, fughe. «Mi nascondo in un bar. Un celerino mi scova e mi colpisce con una manganellata in fronte, guardi qui sulla tempia sinistra, ho ancora la cicatrice. Esco insanguinato e un amico, Marco Melotti, mi carica sulla sua 110 bianca targata Imperia, che fa da ambulanza del movimento. A bordo ci sono già altri sei o sette feriti. Marco si fa largo caricando i celerini e ci porta all' università. Gli studenti hanno divelto tutti i sampietrini e steso cavi ad altezza d' uomo per fermare i caroselli delle jeep. Io mi dico: basta. Ho scelto allora la nonviolenza. E mi sono sforzato di diventare comunista; anche se il Pci aveva ritmi lenti, era preistorico, lontano dai giovani, e legato all' Urss, che noi detestavamo. Con De Gregori eravamo andati in Ungheria, e avevamo fatto pipì sui resti dei carri armati sovietici...». Ad aiutarlo a diventare comunista c' era Berlinguer, cui nel ' 91 ha dedicato una canzone, Dolce Enrico. Una figura che i suoi coetanei (Venditti è del ' 49, come D' Alema e Fassino) hanno ricordato in pagine affettuose, ma talora critiche: tra Craxi e Berlinguer, ha scritto Fassino, le ragioni della modernità erano dalla parte di Craxi. «E questa è una cosa triste. Ho stima di Fassino, è una persona perbene. Ma dovrebbe ricordare che Berlinguer fu il primo a prendere le distanze da Mosca, e anche l' ultimo. Loro attesero la caduta del Muro per completare lo strappo. Io l' avevo detto a Veltroni dieci anni prima, prendendo un caffè da Vezio, dietro Botteghe Oscure: guarda Walter che il Muro sta per crollare, perché voi miglioristi non andate via dal Pci oggi? Mi guardò con un misto di stupore e compatimento». Venditti non parla con ostilità dei capi diessini; non a caso continua a votare per loro. «Veltroni era il nostro piccolo Budda. Quello che avrebbe trasformato il Pci a nostra somiglianza: meno settario, lontano da Mosca, attento ai diritti civili. Quando Benigni prese in braccio Berlinguer, De Gregori e io eravamo dietro gli amplificatori con Veltroni. Parlavamo di cinema e musica, giocavamo a pallone. D' Alema era diverso. Duro, freddo, ci pareva il più adatto a ricostruire l' identità del partito, a dare al Paese regole certe in modo da poterlo anche consegnare alla destra. Ma è proprio su questo punto che D' Alema ha fallito. La Bicamerale è servita solo a far rinascere Berlusconi». Fassino sbaglia perché «Berlinguer era un socialista, il vero partito socialista era il Pci. Il Psi era un partito craxiano. Craxiano era Berlusconi. Berlinguer sognava di fondere le due chiese, la cattolica e la comunista, i due grandi valori della carità e della solidarietà. Craxi impersonava il disvalore supremo, il potere fine a se stesso». Carità e solidarietà, racconta Venditti, corrispondono alle sue due anime. «Ho un' anima laica. Ma non ho mai perso la mia anima cattolica. La prima canzone è dedicata a Sora Rosa, mia nonna, che in realtà si chiamava Margherita. Ogni domenica mi portava alla messa antelucana. Poi tornavo a casa, mi cambiavo, e andavo con i genitori alla messa borghese di mezzogiorno. Quindi la sera di nuovo a messa con la nonna. Nell' intervallo componevo musica. Tutte le mie canzoni nascevano di domenica». Dice Venditti di avere «un senso religioso della vita. Sono curioso, ho dialogato e dialogo con tutti, con i giovani democristiani, con i ciellini. Credo nella solidarietà, che non è mai casuale ma politica, e si fa solo a chi la merita; ma credo anche nella carità, che significa vedere il Cristo negli altri. Purtroppo la carità è stata cancellata; anche la Chiesa fa solidarietà. Pure il Papa all' inizio era più attento ai rapporti politici, essendo legato all' esperienza di Solidarnosc. Oggi è diverso, una figura immensa. Wojtyla è quel che Cristo non è stato, vive quel che Cristo non ha conosciuto, la vecchiaia». «Amo cantare per qualcosa, non contro qualcuno. Per questo non ho partecipato alla mobilitazione dei girotondi». In un' intervista del ' 92 Venditti previde la discesa in campo di Berlusconi. «Per tutti gli Anni Ottanta, gli anni di plastica, Berlusconi aveva lavorato all' idea estetica dell' italiano: l' idea della Velina, di Colpo Grosso; degli occhiali scuri, della cravatta da portare fin da ragazzi. Anche oggi, è come se lui parlasse da una tv a colori, e tutti gli altri da una tv in bianco e nero. Penso ai servizi su Prodi: tutto è faticoso, precario; le luci casuali, da Tg3; anche il sole pare in bianco e nero. Nel ' 96 dietro Prodi c' era una forza popolare enorme; il treno e la corriera contrapposti agli aerei e alle navi da crociera erano simboli di povertà concreta. Ora questo non paga più, ci vuole organizzazione». A sinistra Venditti riconosce doti di comunicatore a Bertinotti. «L' ho conosciuto nel ' 98, subito dopo la rottura con Prodi, davanti a un hotel di Perugia, dove il giorno dopo dovevamo marciare per la pace. Stava discutendo con i diessini locali. Gli dissi solo: ma tu che cosa vuoi? Ne parlammo tutta la notte, sbirciando in tv la Ferrari al Gran Premio di Sepang. E sono stato forse l' unico italiano a capire già allora cosa volesse Bertinotti». Nega che con De Gregori ci sia mai stata freddezza. «Il primo disco, Theorius Campus, l' abbiamo fatto insieme. Poi Francesco ne ha inciso un altro con De André. Loro avevano un linguaggio più letterario, io andavo direttamente al cuore delle cose. E partecipavo alle lotte di persona, non solo con le canzoni; sfilando nei cortei, tenendo concerti in fabbrica. Per questo De Gregori e De André mi invidiavano e nel contempo mi disprezzavano. La vera amicizia con Fabrizio nacque dopo il suo sequestro, quando per tre mesi abbiamo registrato in due studi affiancati nel castello di Carimate, dove ora si fanno le prove dei reality-show: prima si suonava, poi si faceva mattina a parlare. L' amicizia con Francesco dura da 35 anni, ed è l' unica che coltivo con un collega. La pensiamo allo stesso modo, e di questi tempi ci sentiamo quasi tutti i giorni, andiamo al cinema e a mangiare la pizza. Siamo il lato A e il lato B della stessa canzone».
Aldo Cazzullo DAL PCI AI DS
Cazzullo Aldo
Pagina 11
(27 marzo 2005) - Corriere della Sera
Approfitto per segnalare l'archivio storico del Corriere, consultabile online dal 1992 in poi, da cui è stato estratto quest'articolo.

postato da: solegemello alle ore 20:41 | link | commenti (1)
categorie: canzoni, articoli, 1968, foto venditti, antonello e la scuola
martedì, 10 luglio 2007

...ma Paolo e Francesca... 

 

Nella foto: Paolo e Francesca (1901), Previati, Gaetano (Ferrara 1852 - Lavagna, Genova 1920). 

Diversi mesi fa ho ricevuto un'email su una delle canzoni più note di Venditti e l'ho conservata in vista di un post su "Vendittando". Al di là dell'ingenuità della domanda in essa contenuta, penso che quanto segue possa essere interessante per chiarire meglio la nota citazione dantesca in "Ci vorrebbe un amico" e per rispolverare dai ricordi liceali il bellissimo canto di Paolo e Francesca...Buona lettura!

 

 

 

 

Ciao, 

 Sono una ragazza tedesca ma è da parecchi anni che sto imparando l'italiano.Ora un amico m'ha regalato un disco con vecchie canzoni italiane, bellissime. Tra di esse anche "Ci vorrebbe un amico" di Venditti, che certamente conoscevo già ma solo adesso stavo ascoltando per bene il testo. C'è una frase che non capisco bene e che sull' internet ho trovato in diversi modi.

 “e se amor che nullo amato, amore, amore mio, perdona”

Sembra un verso di una vecchia poesia …e purtroppo non lo capisco.

Se tu potessi spiegarmelo, mi faresti proprio un regalo!

Mi sa che era proprio questa la frase che quasi un anno fa un italiano mi aveva “messaggiato” e che già allora non avevo capito. Ma lui non me l'ha più spiegato, stava per lasciarmi ... 

Intanto grazie e saluti dalla Germania,

Sigrid

 

                                                    (...)

… Amor, ch'al cor gentil ratto s'apprende

prese costui de la bella persona

che mi fu tolta; e 'l modo ancor m'offende.

  Amor, ch'a nullo amato amar perdona,

mi prese del costui piacer sì forte,

che, come vedi, ancor non m'abbandona.

Amor condusse noi ad una morte:

Caina attende chi a vita ci spense! ...

(Divina commedia, V canto dell’Inferno)

 

Ciao, rispondo volentieri. Partiamo dal verso de “La Divina commedia” di Dante.

"Amor, ch'a nullo amato amar perdona" è un verso del canto V dell'Inferno, conosciuto anche come canto di Paolo e Francesca, dei Lussuriosi. Questo verso vuol dire: “Amore non esonera chi è amato dal riamare, all'amore si deve rispondere con l'amore.”

Antonello Venditti cambia questo verso in “e se - amor che nullo amato…-  amore, amore mio perdona”.

Per capire sono importanti quei puntini di sospensione. E’ come se Venditti accennasse il verso di Dante e poi tornasse nella canzone e alla sua storia d’amore. La citazione del grande Poeta è solo un attimo, è solo un pretesto.

Per quanto riguarda “Ci vorrebbe un amico”, io posso dare la mia interpretazione, ovviamente per essere sicuri bisognerebbe chiedere a Venditti stesso.

Dante parla dell’amore eterno, un amore perfetto, dell'amore in sé: chi è amato deve amare. Antonello riprende nella canzone il verso per dire che purtroppo questo non è sempre vero, molte volte l'amore non è ricambiato, oppure finisce, oppure si finisce per amare in modi diversi.

"Ci vorrebbe un amico" è la canzone del dolore, che Venditti scrive dopo aver perso il suo amore. Quando dice "amore amore illogico, amore disperato" si riferisce a quella condizione di innamorato che vorrebbe tenere a sè l'amata senza considerare i sentimenti dell'altra. Ci sono le scuse "-amore amore mio perdona- “ e quasi l’invito a ripartire da quell'amore così grande e puro di cui parla Dante. Nel verso precedente infatti dice "lo vedi sto piangendo ma io ti ho perdonato": sono pezzi della storia d'amore, errori commessi da una e dall'altra parte.

Una curiosità, Antonello ha studiato al Liceo Classico quindi ha ben presente Dante; cita infatti "Paolo e Francesca" anche in un'altra canzone, "Compagno di scuola", contenuta in “Lilly” del 1975, che consiglio di ascoltare: ”E la Divina Commedia, sempre più commedia  al punto che ancora oggi io non so  se Dante era un uomo libero, un fallito o un servo di partito. Ma Paolo e Francesca, quelli io me li ricordo bene  perché, ditemi, chi non si è mai innamorato  di quella del primo banco, la più carina, la più cretina,  cretino tu, che rideva sempre  proprio quando il tuo amore aveva le stesse parole,  gli stessi respiri del libro che leggevi di nascosto sotto il banco”.

Spero di aver dato un quadro, si accettano contributi!

Stefano "Solegemello"

Riporto il testo:

  

"Ci vorrebbe un amico" (Cuore, 1984)

Antonello Venditti

 

Stare insieme a te, è stata una partita,

va bene hai vinto tu, e tutto il resto è vita

ma se penso che l'amore è darsi tutto nel profondo

in questa nostra storia sono io che vado a fondo.

 

Ci vorrebbe un amico, per poterti dimenticare

ci vorrebbe un amico per dimenticare il male

ci vorrebbe un amico

qui per sempre al mio fianco

ci vorrebbe un amico nel dolore e nel rimpianto

 

Amore, amore illogico, amore disperato

lo vedi sto piangendo, ma io ti ho perdonato

e se “amor ch'a nullo amato…” amore, amore mio perdona

in questa notte fredda mi basta una parola

 

Ci vorrebbe un amico….

 

Vivere con te, è stata una partita

il gioco è stato duro comunque sia è finita

ma sarà la notte magica o forse l'emozione

io mi ritrovo solo davanti al tuo portone.


postato da: solegemello alle ore 15:54 | link | commenti (2)
categorie: canzoni, curiositĂ , antonello e la scuola
mercoledì, 20 giugno 2007

LA MATURITA'....

Venditti ha raccomandato ai maturandi di quest'anno di ascoltare la sua canzone Notte prima degli esami perchè porta fortuna. Devo dire che anch'io nel 1998, anno della mia maturità, mi attenni a questa pratica  già diventata un rituale per gli studenti più anziani di me (perchè vi ricordo, o giovincelli che capitate qui cercando la canzone, che il pezzo è del 1984! E non è uscito l'anno scorso col film omonimo!), maturandi o laureandi. Per quanto riguarda me, la canzone ha portato proprio fortuna! Almeno per la maturità.  Comunque che dire....L'estate è nell'aria brindiamo alla maturità, giusto per citare un'altra canzone di Venditti, Giulio Cesare (1986)! Bè..col filone della scuola ci si potrebbe sbizzarrire, c'è anche la stupenda Compagno di scuola (1975), la più lirica. Comunque ne parleremo un'altra volta e tornando a Notte prima degli esami, volevo raccontarvi che venne cantata in anteprima al concerto del Circo Massimo anno 1984, in occasione della finale di coppa dei campioni disputata tra Roma e Liverpool, sperando nella vittoria della squadra capitolina e quindi in una grande festa in musica, come avvenne per il festeggiamento dello scudetto conquistato nel 1983. Infatti nella canzone ritroviamo un chiaro riferimento notte di sogni di coppe e di campioni e c'è anche una strofa studiata per un canto live: si accendono le luci qui sul palco, ma quanti amici intorno, che viene voglia di cantare. Un altro aneddoto su questa canzone è quello della sua nascita. Un giorno Antonello andò a pranzo nella sua casa natale dove c'era ancora lo storico pianoforte verticale col quale nacquero Roma Capoccia e Sora rosa. Fu proprio il re-incontro con quella parte di sè rispolverata dal passato ad ispirargli la canzone, che venne fuori di getto. E venne decisamente bene!

NOTTE PRIMA DEGLI ESAMI (dall'album CUORE, 1984)

Io mi ricordo, quattro ragazzi con la chitarra
e un pianoforte sulla spalla.
Come pini di Roma, la vita non li spezza,
questa notte è ancora nostra.
Come fanno le segretarie con gli occhiali a farsi sposare dagli avvocati?
Le bombe delle sei non fanno male,
è solo il giorno che muore, è solo il giorno che muore.
Gli esami sono vicini, e tu sei troppo lontana dalla mia stanza.
Tuo padre sembra Dante e tuo fratello Ariosto,
stasera al solito posto, la luna sembra strana
sarà che non ti vedo da una settimana.
Maturità ti avessi preso prima,
le mie mani sul tuo seno, è fitto il tuo mistero.
Il tuo peccato è originale come i tuoi calzoni americani,
non fermare ti prego le mie mani
sulle tue cosce tese chiuse come le chiese,
quando ti vuoi confessare.
Notte prima degli esami, notte di polizia
certo qualcuno te lo sei portato via.
Notte di mamma e di papà col biberon in mano,
notte di nonno alla finestra, ma questa notte è ancora nostra.
Notte di giovani attori, di pizze fredde e di calzoni,
notte di sogni, di coppe e di campioni.
Notte di lacrime e preghiere,
la matematica non sarà mai il mio mestiere.
E gli aerei volano in alto tra New York e Mosca,
ma questa notte è ancora nostra, Claudia non tremare
non ti posso far male, se l'amore è amore.
Si accendono le luci qui sul palco
ma quanti amici intorno, mi viene voglia di cantare.
Forse cambiati, certo un po' diversi
ma con la voglia ancora di cambiare,
se l'amore è amore, se l'amore è amore,
se l'amore è amore, se l'amore è amore,
se l'amore è amore


sabato, 25 novembre 2006

FIANCO A FIANCO...i giovani di oggi

Ciao a tutti, riporto un estratto di un'articolo apparso questa settimana su "Il venerdi" e il testo della canzone "Fianco a fianco" del 1999...un pò spiazzante perchè verrebbe più naturale citare la celeberrima "Giulio Cesare" del 1986. Sui temi proposti dal cantautore si potrebbe aprire, se volete, un interessante dibattito, personalmente non mi sento di condividere a pieno il suo ottimismo!

tratto da Il Venerdi (La Repubblica) n.975, 24/11/2006 pagina 34

la foto è tratta da Tutto, Settembre 1986

(...) Su un punto Antonello Venditti è d'accordo: i ragazzi di oggi non sono poi così male come si dice.

"Sono molto meglio. Molto più buoni, ad esempio, della precedente generazione: gli attuali venticinquenni erano più cattivi, tesi, manipolabili. Quelli che fanno le superiori oggi sono più solidali, educati al confronto, sorridenti, informati. Si interessano ai problemi del mondo, dall'ambiente alla guerra, in modo non ideologico, senza estremismi. Quelli ce li hanno solo in un ambito: il tifo calcistico".

Il cantautore romano  torna spesso dentro al suo ex liceo, quel Giulio Cesare, dove insegnava anche la madre, cantato in una celebre canzone e sfiorato in quella Notte prima degli esami tornata alla ribalta grazie al successo del film omonimo. 

"Il Giulio Cesare è ancora casa mia ed è una scuola molto particolare. Ai miei tempi era veramente di estrema destra e in quella zona, il quartiere Trieste, si incrociava gente come Giusva Fioravanti. Davvero si cantava "eia eia alalà", ti cooptavano alle manifestazioni per Trieste libera e stilavano liste di proscrizione. C'era un'aria pesante , di violenza. Le cose ora ono molto cambiate: sono stato dentro al Giulio Cesare anche con Valerio Morucci a presentare il suo libro. E' diventata una scuola all'avanguardia. Si fanno dibattiti e cineforum, ci sono molte band musicali. Rimane questa cappa di destra, che è data anche dall'architettura fascista, ma il corpo docente è per lo più progressista. E i ragazzi sono molto educati alla critica e al dibattito, sanno reagire e interagire. Hanno voglia di futuro, hanno riscoperto dei valori. E la droga che gira non è più un percorso di delinquenza ma di divertimento, che resta entro limiti accettabili: uno spinello non è più un rituale di appartenenza politica, ma vale una birra"(....)

tratto da Il Venerdi (La Repubblica) n.975, 24/11/2006 pagina 34

Fianco a fianco  

(Da "Goodbye N9vecento, 1999)

Quando andavo a scuola mamma mi svegliava con la sua canzone
e fuori è l'alba
muore il sogno al sole dentro l'ascensore con la colazione
e il mal di pancia
dentro le parole c'è la soluzione come scarpe nuove
così è la vita
e le mie parole cercano l'amore come una canzone
che non è Finita
E mi trovai davanti a te
la mia classe vuota e tu con me
la bandiera rossa che ora c'è
ora so perchè ora so perché ora so perché
Noi correvamo tutti fianco a fianco
insieme a noi correva il vento
con I'ultima speranza di movimento
prima che cadesse il buio dentro
Un aereo NATO fa l'apprendistato oggi si è sbagliato
la radio canta
anime incoscenti sono i parlamenti come i sentimenti
televisione
dentro le parole c'è la soluzione della coalizione
la vita è bella
ma le mie parole cercano l'amore come una canzone
che si ribella
E mi trovai davanti a me
la mia classe vuota senza te
la bandiera rossa che non c'è
ora so perché ora so perché ora so perché
Noi correvamo tutti fianco a fianco
e insieme a noi correva il vento
con l'ultima speranza di movimento
prima che cadesse il vuoto dentro
Noi correvamo tutti fianco a fianco
insieme a noi correva il tempo
con I'ultima illusione di movimento
prima che cadesse il buio dentro
per noi ... per noi ...


postato da: solegemello alle ore 14:54 | link | commenti (4)
categorie: canzoni, articoli, foto venditti, antonello e la scuola
martedì, 20 giugno 2006

Gli esami sono vicini....

Anche quest'anno sono arrivati... e la televisione non manca certo di ricordarcelo, rinnovando in tutti noi il ricordo, la  preoccupazione, la gioia di quei giorni frenetici e bollenti... Nei tg viene quasi sempre citato lo storico brano di Antonello "Notte prima degli esami" e allora eccomi qui a postare queste poche righe su "Vendittando". Lo confesso, sono innamorato di questa canzone.  Credo che contenga tutto il miglior Venditti: il pianoforte, la voce accorata e potente, la malinconia struggente, l'amore,  Roma con i suoi pini e questa vita  che un pò ci cambia un pò ci lascia uguali...

Unitamente al post lanciamo anche un sondaggio. Spesso ci siamo interrogati sul forum del sito sul significato del verso "le bombe delle sei non fanno male..." e ne sono venute di tutti i colori...lasciate in questo post le vostre interpretazioni...

Notte prima degli esami

(Cuore, 1984)

Io mi ricordo, quattro ragazzi con la chitarra

e un pianoforte sulla spalla.

Come pini di Roma, la vita non li spezza,

questa notte è ancora nostra.

Come fanno le segretarie con gli occhiali a farsi sposare dagli avvocati?

Le bombe delle sei non fanno male,

è solo il giorno che muore, è solo il giorno che muore.

Gli esami sono vicini, e tu sei troppo lontana dalla mia stanza.

Tuo padre sembra Dante e tuo fratello Ariosto,

stasera al solito posto, la luna sembra strana

sarà che non ti vedo da una settimana.

Maturità ti avessi preso prima,

le mie mani sul tuo seno, è fitto il tuo mistero.

Il tuo peccato è originale come i tuoi calzoni americani,

non fermare ti prego le mie mani

sulle tue cosce tese chiuse come le chiese,

quando ti vuoi confessare.

Notte prima degli esami, notte di polizia

certo qualcuno te lo sei portato via.

Notte di mamma e di papà col biberon in mano,

notte di nonno alla finestra, ma questa notte è ancora nostra.

Notte di giovani attori, di pizze fredde e di calzoni,

notte di sogni, di coppe e di campioni.

Notte di lacrime e preghiere,

la matematica non sarà mai il mio mestiere.

E gli aerei volano in alto tra New-York e Mosca,

ma questa notte è ancora nostra, Claudia non tremare

non ti posso far male, se l'amore è amore.

Si accendono le luci qui sul palco

ma quanti amici intorno, mi viene voglia di cantare.

Forse cambiati, certo un po' diversi

ma con la voglia ancora di cambiare,

se l'amore è amore, se l'amore è amore,

se l'amore è amore, se l'amore è amore,

se l'amore è amore.

 

"Notte prima degli esami" di Stefano Solegemello

E adesso qualche curiosità...I "4 ragazzi" della prima strofa sono i 4 "giovani del folkstudio" : Venditti, De Gregori, Lo Cascio, Bassignano, unico pianista,  Antonello. Una volta Venditti ha dichiarato che tutti in quell'epoca andavano in giro con la chitarra mentre lui aveva uno strumento più pesante....metaforicamente sulla spalla; ancora oggi  quando parla del suo fare musica e del raccontarsi con le canzoni ripeta l'espressione "ho ripreso in spalla il pianoforte". Altro aneddoto è che la canzone è stata composta una domenica in cui Antonello era a casa dei genitori...andò al "piano verticale", quello mitico di "Roma capoccia" e "Sora Rosa" e compose, quasi di getto la bellissima ballata. Un'altra curiosità è su "i pini di Roma" che è anche il titolo di un'opera di O.Respighi, ed è interessante che Venditti lo citi visto l'interesse che da sempre nutre per la sinfonia.La canzone è un piccolo resoconto di vita fino al 1984, dagli inizi alla definitiva appartenenza al "mestiere della musica". Il brano si segnala anche per la bellezza del pianoforte:penso che l'inizio strumentale di questa canzone sia tra le cose più belle del suo canzoniere e la più vicina, tra quelle post-70, alle sue ballate per pianoforte e voce.

Antonello, scuola e politica (di Stefano "Solegemello)

Tutto un filone delle canzoni di Antonello Venditti è legato ai ricordi di scuola.
Si comincia con "Compagno di scuola" del 1975 dove come in "un album di fotografie" scorrono le immagini di una scuola pre-sessantottina: le prime assemblee, i professori chiusi ad ogni istanza di rinnovamento, "le ragazze del primo banco, i "primi vagiti di un '68 ancora lungo da venire e troppo breve da dimenticare". La canzone si chiude con un forte senso di disillusione che solo il "microcosmo della scuola" riusciva ad evitare ;
Il tema si arricchisce di un altro capitolo nel 1984 con la meravigliosa "Notte prima degli esami"; in questa canzone tante sono le figure e la maggior parte non legate a temi politici. Ma quando Antonello dice "notte di polizia, certo qualcuno te lo sei portato via", il riferimento è chiaro.
"Qui", 1984,  mescola il ricordo di una storia d'amore con quello dell'università ai tempi del 68;  la scena si svolge a "Valle Giulia" (dove sorge la facoltà di architettura) , teatro in quegli anni di violenti scontri tra studenti e forze dell'ordine.
"Giulio Cesare", 1986, è  una canzone assai composita, ma la politica è presente: "davanti alla scuola pensavo viva la libertà".
Infine nel 1999 Antonello scrive "Fianco a fianco" : "la bandiera rossa che ora c'è, noi correvamo tutti fianco a fianco", "insieme a noi correva il vento con l'ultima speranza di movimento" (la disillusione è forte nell'ormai adulto Antonello Venditti).


postato da: solegemello alle ore 20:01 | link | commenti (11)
categorie: canzoni, foto venditti, antonello e la scuola
giovedì, 19 gennaio 2006

Io invece voglio ricordare il testo della canzone che ha segnato l'inizio della mia passione per Venditti inscindibile però dall'amore per Roma ed anche per la scuola della canzone romana (di cui ho ancora degli LP con canzoni di Gabriella ferri, Scola cantorum, etc).

Questa canzone è la quasi esatta trasposizione di quello che io ( e molti altri) ho vissuto nel periodo della maturità della fine anni 70.

Compagno di scuola

 

Davanti alla scuola tanta gente

otto e venti, prima campana

"e spegni quella sigaretta"

e migliaia di gambe e di occhiali

di corsa sulle scale.

Le otto e mezza tutti in piedi

il presidente, la croce e il professore

che ti legge sempre la stessa storia

sullo stesso libro, nello stesso modo,

con le stesse parole da quarant'anni di onesta professione.

Ma le domande non hanno mai avuto

una risposta chiara.

E la Divina Commedia, sempre più commedia

al punto che ancora oggi io non so

se Dante era un uomo libero, un fallito o un servo di partito.

Ma Paolo e Francesca, quelli io me li ricordo bene

perché, ditemi, chi non si è mai innamorato

di quella del primo banco,

la più carina, la più cretina,

cretino tu, che rideva sempre

proprio quando il tuo amore aveva le stesse parole,

gli stessi respiri del libro che leggevi di nascosto

sotto il banco.

Mezzogiorno, tutto scompare,

"avanti! tutti al bar".

Dove Nietsche e Marx si davano la mano

e parlavano insieme dell'ultima festa

e del vestito nuovo, fatto apposta

e sempre di quella ragazza che filava tutti (meno che te)

e le assemblee e i cineforum i dibattiti

mai concessi allora

e le fughe vigliacche davanti al cancello

e le botte nel cortile e nel corridoio,

primi vagiti di un '68

ancora lungo da venire e troppo breve, da dimenticare!

E il tuo impegno che cresceva sempre più forte in te...

"Compagno di scuola, compagno di niente

ti sei salvato dal fumo delle barricate?

Compagno di scuola, compagno per niente

ti sei salvato o sei entrato in banca pure tu?"

 


postato da: primpilla alle ore 12:06 | link | commenti (3)
categorie: canzoni, antonello e la scuola

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