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Ciao a tutti, benvenuti in questo blog! Io sono Marta di Verona e questo è uno spazio virtuale dedicato alla mia passione musicale per Antonello Venditti. In realtà questo vuole essere un blog "collettivo", esteso a tutti i vendittiani, per parlare del nostro cantante preferito. Marta (se vuoi scrivermi clicca qui)

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martedì, 19 febbraio 2008

'68

Sono passati quarant'anni da una delle stagioni più amate e controverse della storia recente e un pò tutti,  dai giornalisti, agli scrittori, ai commentatori, più o meno titolati,  stanno celebrando il fatal anno. Qui su Vendittando ci proviamo anche noi, recuperando un articolo del 2005 de "Il corriere della sera" dove Antonello racconta il  suo '68 e parla di politica e di ricordi.  Inoltre a seguire riportiamo una breve analisi delle canzoni di Venditti sul tema...
 
 
LE CANZONI DI ANTONELLO SUL '68
di Stefano Solegemello

(....) In "Sotto il segno dei pesci", 1978, Antonello parla di un'intera generazione, quella sessantottina.
E' significativo che il brano esca proprio dieci anni dopo il famoso '68. La canzone si apre con le immagini di una manifestazione "Ti ricordi quella strada, eravamo io e te, e la gente che correva e gridava insieme a noi, tutto quel che voglio pensavo, è solamente amore..", e prosegue con l'analisi di alcuni personaggi a  cui la vita , finiti i miti rivoluzionari, riserba un presente non esaltante.
Altro episodio è "Il compleanno di Cristina",  canzone che inizia esattamente come "Sotto il segno dei pesci" (l'immagine del corteo) e poi descrive la vita di quegli stessi "contestatori" a vent'anni di distanza: nel frattempo è il 1988.
"Noi", dell'album "Benvenuti in paradiso", riprende ancora il discorso sulla generazione del '68 e ancora una volta vince la disillusione : "noi sotto il segno dei pesci noi...noi che sognavamo ad occhi aperti, adesso siamo i perdenti noi...";

(....) Una canzone dove sentimento e politica si "danno la mano" è "Qui"(1984), ma questa volta  protagonista è il sentimento tra un uomo e una donna.
Qualcuno può pensare che parlare d'amore, inteso come amore di coppia,  sia un "tema basso", e un tema "commerciale". Non lo nego, spesso è così, e la canzone italiana è piena di canzoni futili e ultra-leggere (nelle quali è incappato lo stesso Venditti), eppure "Qui" è una canzone diversa.
E' diversa perchè quando Antonello dice "e Paola prende la mia mano...", il fatidico incontro avviene davanti alla facoltà di Architettura, a Valle Giulia.
Sfondo di questo amore sono "gli anni caldi", le occupazioni, gli scontri; E' come dire "noi occupavamo ma  non avevamo dimenticato che la vita è fatta anche di altro", non a caso "Qui" è pubblicata su un disco chiamato "Cuore".
Questa "politica-sentimento" è secondo me la chiave di volta più autentica per capire la produzione di Antonello Venditti. Ed ancora pensiamo alle tante canzoni dedicate alla scuola, da "Compagno di scuola"(1975), che descrive un clima di pre-contestazione (Antonello vive il suo sessantotto all'Università) e gli inevitabili cambiamenti che stanno per arrivare, a "Giulio Cesare"(1986) con quella "Giovine Italia" nera nera, a "Notte prima degli esami"(1984) con le sue notti polizia dove qualcuno è caduto. Fino alla recente "Fianco a fianco"(1999) che cerca di raccontare il clima solidale di quella stagione. Che quest'anno con l'8 ci regali un'altra canzone dedicata al tema?

Analisi del testo "QUI"(Cuore, 1984)
"ALBE CINESI DI SETA INDIANA..." di Marco Re


UN' IMMAGINE METAFORICA PER DESCRIVERE UNA GENERAZIONE - QUELLA DEL '68 APPUNTO - CHE POLITICAMENTE GUARDAVA AL "SOLE DELL'AVVENIRE" E AI PAESI COMUNISTI DELL'EST E CULTURALMENTE SI IMBEVEVA DELLE CONTRASTANTI PULSIONI CHE PROVENIVANO DAI DUE ESTREMI DEL GLOBO: LA CULTURA PSICHEDELICA AMERICANA E IL MISTICISMO ORIENTALE (LA SETA INDIANA...CHE PER ALTRO ERA DIVENTATA ANCHE MODA : LE RAGAZZE "HIPPIES", INDOSSAVANO AMPI FOULARD E GONNE LUNGHISSIME DI SETA INDIANA CON COLLANINE DI PERLINE ECC.)

Venditti: io, De Gregori e Veltroni quando Berlinguer era la speranza
«Il leader pci un vero socialista, triste Fassino che gli preferisce Craxi» «Destra e sinistra concetti insufficienti, dico sì al federalismo fiscale» «In Italia c' è una calamita enorme che tenta di trascinarti da una parte all' altra: si chiama politica ma è in fallimento»
Aldo Cazzullo,  Pagina 11
(27 marzo 2005) - Corriere della Sera
ROMA - «C' è in Italia una calamita enorme, che tenta di trascinarti da una parte o dall' altra. Una macchina tritatutto chiamata politica. Destra o sinistra? E' una domanda insufficiente, una selezione primitiva, un modo inadeguato di rappresentare se stessi. Rivendico altre dimensioni: Nord e Sud, Est e Ovest. Rivendico di poter apprezzare idee della parte che non è la mia; ad esempio il federalismo fiscale, che consentirebbe finalmente di pagare le tasse volentieri. La politica oggi pare una curatela fallimentare: l' obiettivo è perdere un po' di meno. La società è anziana. Si riconferma il mandato a vita al Governatore della Banca d' Italia, un anacronismo. La borghesia è in ozio, impoverita, ferma a un mito liberista coltivato da monopolisti, padroni assoluti di un mercato che non c' è». E voi artisti, intellettuali, cantautori? «In questo casinò, in questo palio di Siena, in questa giostra rivendico di essere Antonio Venditti detto Antonello. E sono d' accordo con De Gregori: siamo stanchi di essere usati dalla politica. Di cantare per le sorti altrui. La differenza tra noi è che Francesco è stato redento, mentre io non sono organico a nulla». Venditti parla di politica nel giardino della sua casa di Trastevere, in una pausa della trionfale tournée. Qualche mese fa, alla presentazione dell' ultimo libro di Morucci La peggio gioventù, ha detto provocatoriamente che sarebbe potuto finire terrorista anche lui. «Perché la formazione è stata la stessa. La differenza è che io ho maturato un rifiuto totale della violenza, che è tuttora la mia bussola». La formazione di Venditti è legata al Giulio Cesare. «Un liceo di destra. Prima del ' 68, la politica la facevano i fascisti. Non ti lasciavano entrare a scuola e ti portavano di peso al corteo per Trieste libera. All' università, un altro ambiente di destra, Giurisprudenza. Comandavano i nazisti: leggevano Evola e predicavano l' autogestione, citavano Nietzsche e facevano il gatto selvaggio ai professori, scaraventandoli di peso giù dalla cattedra, tipo guardie rosse. Ricordo quando tirarono un banco sulla schiena a Scalzone; io ebbi un colpo d' asta di bandiera tricolore sotto il mento. Ricordo Valle Giulia. Ci rifugiamo in mille all' Accademia cinese, e da lì ci caliamo da un muro in strada. Dall' altra parte ci aspetta la polizia e ci carica direttamente sui cellulari. Nessuno dà l' allarme; prendono anche me. I celerini mirano con i manganelli alle giunture, il mio vicino ha il gomito spezzato; io mi salvo abbracciando un carabiniere, che mi protegge e mi porta in caserma. Esco a mezzanotte, con mio padre viceprefetto, tra i buu dei compagni». Entrò in un partito, in un gruppo? «No. Frequentavo i marxisti-leninisti, che mi respinsero. Suonavo, facevo mattina in piazza Navona, portavo i capelli lisci lunghi, tanto che mi chiamavano Toshiro, come Toshiro Mifune; ma questo anche perché quando si faceva a botte lanciavo grida altissime. Una sera mi dissero di non farmi più vedere. Ma ero sempre parte del movimento. Fino al giorno della visita di Nixon». Era il 28 settembre 1970. Cortei, scontri, fughe. «Mi nascondo in un bar. Un celerino mi scova e mi colpisce con una manganellata in fronte, guardi qui sulla tempia sinistra, ho ancora la cicatrice. Esco insanguinato e un amico, Marco Melotti, mi carica sulla sua 110 bianca targata Imperia, che fa da ambulanza del movimento. A bordo ci sono già altri sei o sette feriti. Marco si fa largo caricando i celerini e ci porta all' università. Gli studenti hanno divelto tutti i sampietrini e steso cavi ad altezza d' uomo per fermare i caroselli delle jeep. Io mi dico: basta. Ho scelto allora la nonviolenza. E mi sono sforzato di diventare comunista; anche se il Pci aveva ritmi lenti, era preistorico, lontano dai giovani, e legato all' Urss, che noi detestavamo. Con De Gregori eravamo andati in Ungheria, e avevamo fatto pipì sui resti dei carri armati sovietici...». Ad aiutarlo a diventare comunista c' era Berlinguer, cui nel ' 91 ha dedicato una canzone, Dolce Enrico. Una figura che i suoi coetanei (Venditti è del ' 49, come D' Alema e Fassino) hanno ricordato in pagine affettuose, ma talora critiche: tra Craxi e Berlinguer, ha scritto Fassino, le ragioni della modernità erano dalla parte di Craxi. «E questa è una cosa triste. Ho stima di Fassino, è una persona perbene. Ma dovrebbe ricordare che Berlinguer fu il primo a prendere le distanze da Mosca, e anche l' ultimo. Loro attesero la caduta del Muro per completare lo strappo. Io l' avevo detto a Veltroni dieci anni prima, prendendo un caffè da Vezio, dietro Botteghe Oscure: guarda Walter che il Muro sta per crollare, perché voi miglioristi non andate via dal Pci oggi? Mi guardò con un misto di stupore e compatimento». Venditti non parla con ostilità dei capi diessini; non a caso continua a votare per loro. «Veltroni era il nostro piccolo Budda. Quello che avrebbe trasformato il Pci a nostra somiglianza: meno settario, lontano da Mosca, attento ai diritti civili. Quando Benigni prese in braccio Berlinguer, De Gregori e io eravamo dietro gli amplificatori con Veltroni. Parlavamo di cinema e musica, giocavamo a pallone. D' Alema era diverso. Duro, freddo, ci pareva il più adatto a ricostruire l' identità del partito, a dare al Paese regole certe in modo da poterlo anche consegnare alla destra. Ma è proprio su questo punto che D' Alema ha fallito. La Bicamerale è servita solo a far rinascere Berlusconi». Fassino sbaglia perché «Berlinguer era un socialista, il vero partito socialista era il Pci. Il Psi era un partito craxiano. Craxiano era Berlusconi. Berlinguer sognava di fondere le due chiese, la cattolica e la comunista, i due grandi valori della carità e della solidarietà. Craxi impersonava il disvalore supremo, il potere fine a se stesso». Carità e solidarietà, racconta Venditti, corrispondono alle sue due anime. «Ho un' anima laica. Ma non ho mai perso la mia anima cattolica. La prima canzone è dedicata a Sora Rosa, mia nonna, che in realtà si chiamava Margherita. Ogni domenica mi portava alla messa antelucana. Poi tornavo a casa, mi cambiavo, e andavo con i genitori alla messa borghese di mezzogiorno. Quindi la sera di nuovo a messa con la nonna. Nell' intervallo componevo musica. Tutte le mie canzoni nascevano di domenica». Dice Venditti di avere «un senso religioso della vita. Sono curioso, ho dialogato e dialogo con tutti, con i giovani democristiani, con i ciellini. Credo nella solidarietà, che non è mai casuale ma politica, e si fa solo a chi la merita; ma credo anche nella carità, che significa vedere il Cristo negli altri. Purtroppo la carità è stata cancellata; anche la Chiesa fa solidarietà. Pure il Papa all' inizio era più attento ai rapporti politici, essendo legato all' esperienza di Solidarnosc. Oggi è diverso, una figura immensa. Wojtyla è quel che Cristo non è stato, vive quel che Cristo non ha conosciuto, la vecchiaia». «Amo cantare per qualcosa, non contro qualcuno. Per questo non ho partecipato alla mobilitazione dei girotondi». In un' intervista del ' 92 Venditti previde la discesa in campo di Berlusconi. «Per tutti gli Anni Ottanta, gli anni di plastica, Berlusconi aveva lavorato all' idea estetica dell' italiano: l' idea della Velina, di Colpo Grosso; degli occhiali scuri, della cravatta da portare fin da ragazzi. Anche oggi, è come se lui parlasse da una tv a colori, e tutti gli altri da una tv in bianco e nero. Penso ai servizi su Prodi: tutto è faticoso, precario; le luci casuali, da Tg3; anche il sole pare in bianco e nero. Nel ' 96 dietro Prodi c' era una forza popolare enorme; il treno e la corriera contrapposti agli aerei e alle navi da crociera erano simboli di povertà concreta. Ora questo non paga più, ci vuole organizzazione». A sinistra Venditti riconosce doti di comunicatore a Bertinotti. «L' ho conosciuto nel ' 98, subito dopo la rottura con Prodi, davanti a un hotel di Perugia, dove il giorno dopo dovevamo marciare per la pace. Stava discutendo con i diessini locali. Gli dissi solo: ma tu che cosa vuoi? Ne parlammo tutta la notte, sbirciando in tv la Ferrari al Gran Premio di Sepang. E sono stato forse l' unico italiano a capire già allora cosa volesse Bertinotti». Nega che con De Gregori ci sia mai stata freddezza. «Il primo disco, Theorius Campus, l' abbiamo fatto insieme. Poi Francesco ne ha inciso un altro con De André. Loro avevano un linguaggio più letterario, io andavo direttamente al cuore delle cose. E partecipavo alle lotte di persona, non solo con le canzoni; sfilando nei cortei, tenendo concerti in fabbrica. Per questo De Gregori e De André mi invidiavano e nel contempo mi disprezzavano. La vera amicizia con Fabrizio nacque dopo il suo sequestro, quando per tre mesi abbiamo registrato in due studi affiancati nel castello di Carimate, dove ora si fanno le prove dei reality-show: prima si suonava, poi si faceva mattina a parlare. L' amicizia con Francesco dura da 35 anni, ed è l' unica che coltivo con un collega. La pensiamo allo stesso modo, e di questi tempi ci sentiamo quasi tutti i giorni, andiamo al cinema e a mangiare la pizza. Siamo il lato A e il lato B della stessa canzone».
Aldo Cazzullo DAL PCI AI DS
Cazzullo Aldo
Pagina 11
(27 marzo 2005) - Corriere della Sera
Approfitto per segnalare l'archivio storico del Corriere, consultabile online dal 1992 in poi, da cui è stato estratto quest'articolo.

postato da: solegemello alle ore 20:41 | link | commenti (1)
categorie: canzoni, articoli, 1968, foto venditti, antonello e la scuola
giovedì, 30 agosto 2007

DE POLITICA

Si sa, Antonello Venditti e Francesco De Gregori sono stati da sempre considerati, tra i protagonisti del mondo dello spettacolo,  due bandiere, due icone della sinistra romana e non solo. Alcune volte  hanno manifestato il loro impegno e le loro idee politiche apertamente, aderendo in maniera più o meno diretta alle manifestazioni della sinistra, anche durante le varie campagne elettorali, altre volte sono stati  più o meno arruolati di peso e talvolta strumentalizzati, agitati come bandiere e poi contestati (si ricordi su tutto la grave contestazione-processo a Francesco al Palalido di Milano nel 1976 a cui ne seguì una analoga a Venditti). In virtù di questa appartenenza storica e della costante partecipazione alle vicende del Bel Paese, penso siano nate le interviste di questa estate sulla corsa alla segreteria del Partito Democratico. Francesco ed Antonello si sono trovati questa volta su due versanti opposti: il primo ha manifestato la sua personale amicizia con Walter Veltroni ma non si è detto del tutto convinto della sua strategia politica optando per Rosy Bindi, il secondo ha ribadito la sua vicinanza al sindaco di Roma.

Analizzando la produzione di Antonello ci si può rendere conto come la riflessione sull'incontro/scontro/avvicinamento tra il mondo cattolico e quello laico di sinistra sia sempre stata molto presente e che lo stesso cantautore abbia vissuto questa dialettica con sensibilità diverse nel corso degli anni. Basta ricordare "Roma capoccia" ("Theorius campus,1972) dove vengono citati e celebrati i due simboli della città, quello laico e quello cattolico, Colosseo e Cuppolone, e poi ancora lo stordimento all'epoca del compromesso storico con "Nostra signora di Lourdes/Compromessi sposi" ("Ullalla", 1976), poi sfumato in nostalgia e disincanto in quel capolavoro che è "Modena" ("Buona Domenica", 1979). Sicuramente le motivazioni della nascita di un solo partito che riunisca insieme una parte del cattolicesimo democratico e gli eredi di  quello che un tempo era il Partito Comunista Italiano, sono molto complesse (e forse anche discutibili...) e meritano approfondimenti politici assai più articolati di quelli che possono emergere dalle brevi interviste ai due cantautori; eppure mi è sembrato interessante il contributo alla discussione di Antonello e Francesco, due protagonisti della canzone d'autore italiana che per tanti anni hanno accompagnato la vita sociale e politica del paese. Propongo quindi, a seguire, gli articoli tratti dal Corriere di questa estate con un ringraziamento al  Blog di Barbagianni che gentilmente li ha messi a disposizione.

Stefano "Solegemello"

L'intervista a De Gregori: Clicca qui per la parte 1 Clicca qui per la parte 2

L'intervista a Venditti : Clicca qui

Nell'immagine piccola  in alto: Francesco ed Antonello alla manifestazione per le politiche del 1996, le prime con l'Ulivo. Questa manifestazione si tenne a Piazza Vittorio a Roma e se non erro vedeva protagonista Veltroni. I due cantautori cantarono, duettando, "Alice" e "Roma capoccia". Nella foto grande in basso: Fiorella Mannoia, Francesco De Gregori, Antonello Venditti, Walter Veltroni durante la chiusura della campagna elettorale del 2001 per l'elezione del sindaco di Roma. 


postato da: solegemello alle ore 20:57 | link | commenti (1)
categorie: articoli, attualitĂ , foto venditti
sabato, 16 dicembre 2006

"SE L'AMORE E' AMORE" E IL FILO CONDUTTORE DI ALCUNE CANZONI
Ho recuperato un articolo di qualche anno fa di un giornalista de L'Arena, giornale della mia città, a riguardo della raccolta SE L'AMORE E' AMORE. L'autore dell'articolo è Paride Sannelli e il pezzo è stato scritto il 22 novembre del 2000. Si può leggere un'intervista ad Antonello il quale spiega il significato della raccolta e il filo conduttore di alcune canzoni. Una dichiarazione particolare su Una stupida e lurida storia d'amore. Parla inoltre di canzoni sull'Eritrea per il nuovo album. Dato che in Che fantastica storia è la vita non se ne sono viste, chissà che non metta qualcosa in questo album che sta per uscire!
LA MOVIOLA DI VENDITTI
Il cantautore romano si racconta in "Se l'amore è amore" rivisitando 27 anni di una carriera costellata di innumerrevoli successi commerciali.
Sedici brani ricostruiscono come i tasselli di un puzzle, la vita professionale e sentimentale di un autore capace ancor oggi di riempire gli stadi
Sedici tasselli con cui ricomporre il mosaico di una vita. “Se l’amore è amore…”, l’antologia natalizia in cui Antonello Venditti prova a mettere ordine tra i suoi fortunatissimi affreschi romantici, è un disco che squaderna i diari di tanti “ex ragazzi” per riscoprire definizioni di sentimento che vanno da “l’amore è darsi tutto dal profondo” a “non c’è sesso senza amore”, da “l’amore è un grande temporale” a “quando il mondo sta vivendo sul tuo corpo innamorato al sua vanità”. Il titolo del disco, tratto da una strofa di Notte prima degli esami, si trova così ad abbracciare un percorso vendittiano lungo 27 anni che, adottando un tema specifico, prova ad affrancarsi da vecchie antologie come “Gli anni 80” o “Il diario”. “Non ci sono tutte le mie canzoni d’amore” premette l’autore di “Goodbye Novecento”. “E se mancano Lilly o Grazie Roma, Ora che sono pioggia o L’amore non ha padroni, è solo perché volevo privilegiare un discorso di coppia rispetto ad uno di passioni in senso lato". Si va da Mitico amore a V.A.S.T, da Le tue mani su di me a Vento selvaggioC’è un cuore che batte nel cuore a Qui, senza tralasciare, naturalmente, quei cinque motivi attorno a cui ruota tutto l’universo romantico del cantautore romano. “ C’è un filo rosso molto speciale, infatti, che lega Dimmelo tu cos’è, Ci vorrebbe un amico, Ricordati di me, Amici mai, Ogni volta, costruite negli anni attorno alla stessa storia per analizzarle da diverse angolazioni” spiega Antonello, alludendo al matrimonio con Simona Izzo. “Anche se la descrizione più corrispondente del nostro menage è forse raccolta in un frammento dell’album Ullalla, vale a dire Una stupida e lurida storia d’amore, che ho scritto prima della nascita di mio figlio cogliendo diversi aspetti di quella che sarebbe stata poi la nostra vita a due”. Ogni volta, invece, racconta la fine del nostro connubio, mentre Che tesoro che sei il presente, con le sue gioie, i suoi sogni e le sue piccole grandi incertezze”.
In copertina ci sono due sacchetti di plastica con dei pesci rossi. “Vogliono simboleggiare l’incomunicabilità di due essere muti, che tuttavia possono amarsi lo stesso” precisa. “E poi mi piace pensare che quelle buste stanno in mano a due persone che si sono appena incontrate, magari tra le giostre di un luna park. Trovo Se l’amore è amore un album molto diretto. Ho puntato sull’antologia piuttosto che sulla raccolta di vecchi brani riarrangiati sull’impronta di Antonello nel paese delle meraviglie, perché trovo che certe mie canzoni siano dei piccoli capolavori, delle istantanee già perfettamente a fuoco, che non vanno toccate. Anche se magari un pezzo come Le tue mani su di me può suonare meno attuale di altri alle orecchie di qualcuno, quel che conta è la capacità che ha di trasmettere ancora emozioni purissime.” Protagonista ultimamente di alcuni concerti minimalisti in trio con Alessandro Centofanti e Amedeo Bianchi, anche tra i solchi di Se l’amore è amore Venditti continua a sostenere un programma di sviluppo a favore dell’Eritrea, devastata da anni e anni di guerra con l’Etiopia. “Su questo tema sto scrivendo anche alcune canzoni per il nuovo album” conclude. Non è la prima volta. In questa antologia ad esempio, non c’è Ventuno modi per dirti ti amo perché, contrariamente a quanto si crede, non è dedicato a una donna ma al popolo eritreo”.

postato da: martacrs alle ore 13:50 | link | commenti (5)
categorie: canzoni, articoli, curiositĂ 
sabato, 25 novembre 2006

FIANCO A FIANCO...i giovani di oggi

Ciao a tutti, riporto un estratto di un'articolo apparso questa settimana su "Il venerdi" e il testo della canzone "Fianco a fianco" del 1999...un pò spiazzante perchè verrebbe più naturale citare la celeberrima "Giulio Cesare" del 1986. Sui temi proposti dal cantautore si potrebbe aprire, se volete, un interessante dibattito, personalmente non mi sento di condividere a pieno il suo ottimismo!

tratto da Il Venerdi (La Repubblica) n.975, 24/11/2006 pagina 34

la foto è tratta da Tutto, Settembre 1986

(...) Su un punto Antonello Venditti è d'accordo: i ragazzi di oggi non sono poi così male come si dice.

"Sono molto meglio. Molto più buoni, ad esempio, della precedente generazione: gli attuali venticinquenni erano più cattivi, tesi, manipolabili. Quelli che fanno le superiori oggi sono più solidali, educati al confronto, sorridenti, informati. Si interessano ai problemi del mondo, dall'ambiente alla guerra, in modo non ideologico, senza estremismi. Quelli ce li hanno solo in un ambito: il tifo calcistico".

Il cantautore romano  torna spesso dentro al suo ex liceo, quel Giulio Cesare, dove insegnava anche la madre, cantato in una celebre canzone e sfiorato in quella Notte prima degli esami tornata alla ribalta grazie al successo del film omonimo. 

"Il Giulio Cesare è ancora casa mia ed è una scuola molto particolare. Ai miei tempi era veramente di estrema destra e in quella zona, il quartiere Trieste, si incrociava gente come Giusva Fioravanti. Davvero si cantava "eia eia alalà", ti cooptavano alle manifestazioni per Trieste libera e stilavano liste di proscrizione. C'era un'aria pesante , di violenza. Le cose ora ono molto cambiate: sono stato dentro al Giulio Cesare anche con Valerio Morucci a presentare il suo libro. E' diventata una scuola all'avanguardia. Si fanno dibattiti e cineforum, ci sono molte band musicali. Rimane questa cappa di destra, che è data anche dall'architettura fascista, ma il corpo docente è per lo più progressista. E i ragazzi sono molto educati alla critica e al dibattito, sanno reagire e interagire. Hanno voglia di futuro, hanno riscoperto dei valori. E la droga che gira non è più un percorso di delinquenza ma di divertimento, che resta entro limiti accettabili: uno spinello non è più un rituale di appartenenza politica, ma vale una birra"(....)

tratto da Il Venerdi (La Repubblica) n.975, 24/11/2006 pagina 34

Fianco a fianco  

(Da "Goodbye N9vecento, 1999)

Quando andavo a scuola mamma mi svegliava con la sua canzone
e fuori è l'alba
muore il sogno al sole dentro l'ascensore con la colazione
e il mal di pancia
dentro le parole c'è la soluzione come scarpe nuove
così è la vita
e le mie parole cercano l'amore come una canzone
che non è Finita
E mi trovai davanti a te
la mia classe vuota e tu con me
la bandiera rossa che ora c'è
ora so perchè ora so perché ora so perché
Noi correvamo tutti fianco a fianco
insieme a noi correva il vento
con I'ultima speranza di movimento
prima che cadesse il buio dentro
Un aereo NATO fa l'apprendistato oggi si è sbagliato
la radio canta
anime incoscenti sono i parlamenti come i sentimenti
televisione
dentro le parole c'è la soluzione della coalizione
la vita è bella
ma le mie parole cercano l'amore come una canzone
che si ribella
E mi trovai davanti a me
la mia classe vuota senza te
la bandiera rossa che non c'è
ora so perché ora so perché ora so perché
Noi correvamo tutti fianco a fianco
e insieme a noi correva il vento
con l'ultima speranza di movimento
prima che cadesse il vuoto dentro
Noi correvamo tutti fianco a fianco
insieme a noi correva il tempo
con I'ultima illusione di movimento
prima che cadesse il buio dentro
per noi ... per noi ...


postato da: solegemello alle ore 14:54 | link | commenti (4)
categorie: canzoni, articoli, foto venditti, antonello e la scuola
sabato, 18 novembre 2006

BUONA DOMENICA

...MENO TI CERCA E PIU' CI STAI A PENSARE...

e questo tu lo chiami amore?

Buona Domenica è una delle mie preferite (vabbè...quante ne ho di preferite?!) di Antonello. In particolare questa frase tante volte mi ha salvata dal fissarmi nell'attesa. Mi piace Venditti quando è crudo e diretto. Io credo che a volte dobbiamo guardare le cose con distacco e prenderle per quello che sono, vederle come se non ci riguardassero. Questa canzone è un po' una canzone di tutti, una canzone che è andata a pennello per molte domeniche o giorni della nostra adolescenza, che fotografa un disagio vuoi dell'età, vuoi della solitudine e della poca comunicazione o della superficialità ("con quegli idioti che ti guardano e che continuano a giocare"). Una canzone che però sentiamo nostra a tutte le età. Io la definirei una canzone terapeutica nella sua contradditarietà. Ha contenuti cupi, ma la musica è energica, la voce è rabbiosa ma non rassegnata, è positiva, calda, consolatoria.

"E' il rimpianto per una domenica adolescenziale, la nostalgia per quando dalla domenica mi aspettavo chissà che cosa, mentre oggi è un giorno come un altro, se non a volte più noioso. E' un brano senz'altro allegro nella musica ma triste nei testi.." (A.Venditti, 1979)

"Buona domenica. Non che fosse un brutto disco, c’erano molte canzoni che mi piacevano e che mi piacciono ancora. Ma era un disco nato male, concepito come un prodotto da vendere a tutti i costi, come un fustino di detersivo. Il risultato è stato che dentro a “Buona domenica”, alla fine c’era solo ”Buona domenica” e non c’ero più io. Quelle due maledette parole erano stampate dappertutto, sulle magliette, sui manifesti dei concerti, non potevo fare un passo senza che qualcuno mi appiccicasse addosso quell’etichetta. E mi resi conto a poco a poco che una parte del pubblico se n’era accorta, e non cistava. Finchè nell’estate dell’80, durante un grande concerto a Mestre, accadde qualcosa che mi colpì profondamente; chiesi al pubblico: “Volete che vi canti “Buona domenica”? e loro “Nooo!” Fu una liberazione."(A.Venditti, 1982. Intervista di Michele Serra da Repubblica))

CLICCA SULLE FOTO PER VEDERLE INGRANDITE

BUONA DOMENICA (1979)

Buona domenica, passata in casa ad aspettare,
tanto il telefono non squilla più
e il tuo ragazzo ha preso il volo.
Buona domenica, tanto tua madre non capisce,
continua a dirti "Ma non esci mai?
Perché non provi a divertirti?"
Buona domenica, quando misuri la tua stanza,
finestra, letto e la tua radio che
continua a dirti che è domenica.
Ciao, ciao domenica, passata a piangere sui libri,
tanto lo sai che non ti interroga
e poi è domani, che ti frega.
Ciao, ciao buona domenica, davanti alla televisione,
con quegli idioti che ti guardano
e che continuano a giocare.
Ciao, ciao domenica, e tua sorella parla parla,
con quello sguardo da imbecille, poi
apre la porta la domenica.
Ciao, ciao domenica, passata a scrivere da sola,
venti minuti su una pagina
e proprio non ti puoi soffrire.
Ciao, ciao domenica, passata ad ascoltare dischi,
meno ti cerca e più ci stai a pensare
e questo tu lo chiami amore.
Ciao, ciao domenica, madonna non finisce mai,
sono le sei, c'è ancora il sole fuori,
nessuno a cui telefonare.
Ciao, ciao domenica, il tuo ragazzo non ti chiama,
tristezza nera nello stomaco,
e in testa voglia di morire.
Ma non morire di domenica, in questo giorno da buttare,
tutto va bene, guarda pure il sole,
aspetta ancora una domenica.


postato da: martacrs alle ore 08:51 | link | commenti
categorie: canzoni, articoli, curiositĂ , foto venditti
venerdì, 29 settembre 2006

"Marta è la canzone in cui mi identifico di più' "

tratto da: http://www.valdelsa.net/det-cy18-it-EUR-7957-.htm

29-09-2006 PROVINCIA SIENA 

Venditti: 'La figura femminile negli anni '70 fu protagonista della rivoluzione dei costumi. 'Marta' è la canzone in cui mi identifico di più'

 
29-09-2006 PROVINCIA SIENA

29-09-2006 PROVINCIA SIENA
Verdone e Venditti insieme in un film e, magari, in un concerto. Il Terra di Siena Film Festival strappa una promessa a due mostri sacri della canzone e del cinema italiano. L'incontro, tutto romano, tra il direttore del Festival Carlo Verdone e Antonello Venditti nell'aula magna storica dell'Università ha mantenuto le aspettative dei tanti studenti accorsi per vedere insieme due mostri sacri dello spettacolo. Ad attrarre anche il tema proposto: "La figura della donna nella canzone e nel cinema negli anni '70 e '80".

"Per capire l'arte cinematografica e musicale di quel periodo - ha detto Antonello Venditti - bisogna inquadrare il tutto con la chiave di lettura della romanità. In quel periodo di grandi fermenti, politici, sociali e culturali, viene rivoluzionato lo stesso rapporto tra persone e con esso il linguaggio. Ciò che ha maggiormente contraddistinto le canzoni e i film dei primi anni settanta sono stati i nuovi linguaggi che emergevano, soprattutto dagli ambienti universitari. La figura femminile si cala proprio in questo contesto, non più legata al boom economico e "senza cittadinanza", ma una donna attiva, che reclama i propri diritti e che lotta nei movimenti femminili per l'aborto, il divorzio ma soprattutto per la parità sessuale".

Venditti ha poi ricordato la nascita di alcune delle sue più celebri canzoni di quegli anni legati alla donna: da "Sora Rosa", la prima canzone dedicata a una donna, la sua nonna Margherita, a "Lilli" fino a "Sara". "Non si tratta - è intervenuto Carlo Verdone - di semplici canzoni ma di vere e proprie sceneggiature, adatte a personaggi cinematografici. Peculiarità che i cantautori contemporanei hanno dimenticato".

"Un pezzo come "Sara" - continua Venditti - si inserisce in un contesto storico molto delicato, in cui il femminismo è molto sentito, creando così una vera e propria spaccatura tra il perbenismo della società dell'epoca e i nuovi bisogni di libertà dei giovani. Ma il brano in cui maggiormente mi identifico è "Marta", scritta in un periodo molto delicato della mia vita in cui il disagio fisico condizionava tutti i miei rapporti interpersonali". In due ore di "lezione", il professor Venditti e il direttore Verdone hanno poi raccontato aneddoti e ricordi di quell'epoca fino a divertire i tanti studenti con vere e proprie gag con la promessa finale strappata di una collaborazione futura tra cinema e musica. E l'applauso è scrosciato spontaneamente.

Il programma del Terra di Siena Film Festival prosegue oggi con il convegno "La commedia delle donne (1968-1988)" al Santa Maria della Scala, alle ore 15.30, con Mario Monicelli, Elena Sofia Ricci, Barbora Bobulova, Margherita Buy, Stefania Casini, Lionello Cerri, Piera Detassis, Edwige Fenech, Eleonora Giorni, Valeria Golino, Gordiano Lupi, Marco Giusti, Laura Morante, Silvio Orlando, Elisabetta Rocchetti, Valeria Solarino, Jasmine Trinca.

Nando a Mamma "Mamma mamma con papà sto molto bene!! torna presto mi manchi tanto!!!"


postato da: solegemello alle ore 22:41 | link | commenti (2)
categorie: canzoni, articoli, notizie
giovedì, 31 agosto 2006

Ed eccomi qui, ritornata dalla mia lunga vacanza in Spagna. Voglio postare un  breve articolo che mi ha incuriosito e che naturalmente riguarda Venditti. Ieri, sono andata a fare la spesa e ho comprato il noto giornale "tv sorrisi e canzoni" e indovinate un po' chi c'era nella sezione " i piaceri dell'estate"? Si, proprio lui. E ora vi dico cosa c'è scritto...

mi sono ispirato alle storie di due amici
<<L'8 marzo 1978, giorno del mio 29° compleanno, uscì "Sotto il segno dei pesci", fotografia di una generazione di giovani spaesata, senza certezze, in un momento caratterizzato da grandi tensioni sociali>>. Tensioni che si sarebbero aggravate improvvisamente. Continua Antonello Venditti (57 anni): <<La canzone diventò la colonna sonora di un tragico momento storico. Otto giorni dopo, le Brigate Rosse rapirono Aldo Moro e sarebbero esplose tutte le contraddizioni di questo Paese: molte erano le stesse presenti nei ragazzi descritti nel testo. Persone non di fantasia: Giovanni Ubaldi era un ingegnere senza lavoro che diede vita a una delle prime radio libere, Marina Calamita era un'insegnante costretta a trasferirsi pur di poter insegnare. Ma era e rimane un inno di speranza>>. "Sotto il segno dei pesci" arrivò al 1° posto in classifica il 17 giugno e l'album omonimo vendette 700 mila copie.
Paolo Grugni.

Sotto il segno dei pesci
Ti ricordi quella strada, eravamo io e te,
e la gente che correva, e gridava insieme a noi,
tutto quello che voglio, pensavo, è solamente amore,
ed unità per noi, che meritiamo un'altra vita
più giusta e libera se vuoi, corri amore, corri non aver paura.
Mi chiedevi che ti manca, una casa tu ce l'hai,
hai una donna, una famiglia, che ti tira fuori dai guai,
ma tutto quello che voglio, pensavo, è solamente amore,
ed unità per noi, che meritiamo un'altra vita
più giusta e libera se vuoi,
nata sotto il segno, nata sotto il segno dei pesci.
Ed il rock passava lento sulle nostre discussioni,
18 anni son pochi, per promettersi il futuro,
ma tutto quel che voglio, dicevo, è solamente amore,
ed unità per noi che meritiamo un'altra vita,
violenta e tenera se vuoi,
nata sotto il segno, nata sotto il segno dei pesci.
E Marisa se n'è andata, oggi insegna in una scuola,
vive male e insoddisfatta, e capisce perché è sola,
ma tutto quel che cerca e che vuole è solamente amore
ed unità per noi, che meritiamo un'altra vita,
violenta e tenera se vuoi,
nata sotto il segno, nata sotto il segno dei pesci.
E Giovanni è un ingegnere che lavora in una radio,
ha bruciato la sua laurea, vive solo di parole
ma tutto quel che cerca e che vuole è solamente amore
ed unità per noi, stretti in una libera sorte,
violenti e teneri se vuoi figli di una vecchia canzone.

(spero di possano scrivere articoli di giornali con la firma dell'autore, se non è così ditemelo che cancello tutto!grazie!)


postato da: tatapanze alle ore 16:06 | link | commenti (3)
categorie: canzoni, articoli, notizie, 8 marzo, pesci, curiositĂ 
sabato, 10 giugno 2006

Era l'anno dei mondiali quelli del...2006

Eh si, sono passati vent'anni dai Mondiali del Messico, i primi tra l'altro di cui conservo un ricordo nitido. Nel 1982  ero troppo piccolo...mi tornano alla mente solo alcuni flash: la festa continua nel posto di villeggiatura dove stavamo, il Circeo, e  la simpatica arancia del logo di Spagna '82. Beh, tutto questo per parlare di mondiali, di "Giulio Cesare" e per riportare un articolo che mi ha fatto avere Mimmo di Monopoli in cui il nostro Antonello ripercorre in maniera molto simpatica alcune edizioni del mondiale...

 

Giulio Cesare / Venditti e segreti, 1986

Eravamo 34 quelli della terza E

tutti belli ed eleganti tranne me.

Era l'anno dei mondiali quelli del '66

la regina d'Inghilterra era Pelè.

Sta crescendo, come il vento questa vita mia

sta crescendo, questa rabbia che ti porta via

sta crescendo come me, si come me.

Eravamo 34 quelli della terza E

sconosciuto il mio futuro dentro me,

e mio padre una montagna troppo alta da scalare

nel paese una coscienza popolare.

Sta crescendo, come il vento questa vita mia

sta crescendo, questa rabbia che ti porta via

sta crescendo come me, si come me.

La Giovane Italia cantava iaaa-aa

Davanti alla scuola pensavo viva la libertà,

tu dove sei, coraggio di quei giorni miei

coscienza, voglia e malattia di una canzone ancora mia yeh 

ancora mia...yeh

Nasce qui da te, qui davanti a te, Giulio Cesare.

Eravamo 34 adesso non ci siamo più

e seduto in questo banco ci sei tu,

era l'anno dei mondiali quelli dell'86

Paolo Rossi era un ragazzo come noi

Sta crescendo, come il vento questa vita tua

sta crescendo, questa rabbia che ti porta via

sta crescendo ohhh come me

L'estate è nell'aria brindiamo alla maturità

l'Europa è lontana

 partiamo, viva la libertà

tu come stai ragazzo dell'86

 coraggio di quei giorni miei

coscienza, voglia e malattia di un canzone ancora mia,

ancora mia ye, ancora mia ye

Nasce qui da te, qui davanti a te, Giulio Cesare

 

ANTONELLO VENDITTI NOTTE PRIMA DEI MONDIALI.
(Gazzetta del Mezzogiorno -15-06-1998)

di Antonello Venditti

Per uno che ama il calcio come me, i mondiali sono un punto fermo ogni 4 anni.Nel primo ricordo nitido che ho,cosi chiaro da sorprendermi un po’(dicono che più si invecchia e meglio si ricordano le cose avvenute nel passato più lontano),ci sono io bambino nel cortile del palazzo di via Zara, a Roma, dove abitavo. C’era un portiere sardo,un classico dell’epoca,e correva l’anno 1958, quello dei mondiali di Svezia.
Di televisori ce n’erano ancora pochi,molto pochi,e noi naturalmente non l’avevamo.
Ad avercelo erano i Rossoni,che invitavano praticamente tutto il condominio a casa loro per le serate di gala,cessò”lascia o raddoppia”o per altri avvenimenti mitici. Telecomando niente, questo Phonola bianco\nero a valvole da 18 pollici comunque faceva la sua parte.Io nei miei ricordi sono in cortile, con tutti gli amichetti,che gioco a pallone in attesa della partita. Perché il senso del mondiale è sempre stato questo per i ragazzini italiani: nell’attesa che cominci giochi a pallone, ti gasi per bene, sali a vedere il primo tempo,scendi per una rapida sgambatura nell’intervallo,torni su a vedere la fine della partita.

SVEZIA ‘58

Quell’estate del ’58 io avevo nove anni ed ero già tifosissimo della Roma,perché mio zio mi portava allo stadio da quando avevo 6 anni. E non solo quando la Roma giocava in casa all’olimpico ma anche in trasferta.Lui era un socio fondatore della Roma ed io sono il classico bambino-mascotte della squadra,avevo il pallone con le firme di tutti i giocatori. Inutile dirvi che questo mio zio aveva un posto di primissima fila nel mio cuore quando potevo scappavo a casa sua. Allora la gestione delle società di calcio era molto più casereccia: i giocatori pranzavano tutti insieme in un ristorante, Cavinita, ma la sera spesso mio zio se li portava a casa in forze.Mia zia,che era veneta,cucinava per tutti cose buonissime sino alle 4 di mattina. Spaghettate pazzesche,patatine fritte a quintali…Io li ho conosciuti tutti i miei eroi di allora: Manfredini, Loiacono, Selmosson, Angellillo. E poi-caso nel caso-nel mio palazzo abitava lo stopper della Roma Guarnacci.Io insomma i mondiali li vivevo già in clima agonistico, e questa tivvù che per la prima volta portava nelle case degli italiani immagini di grandi partite giocate in posto cosi lontano,aveva un che di magico.Come il sole del Nord che sembrava non voler mai tramontare su quelle sfide,sul mio adorato Liedholm (ma allora non sapevo ancora che mi sarebbe stato cosi caro…) su Guarrincha, Didi, Pelè, Vavà, il quartetto più forte che si sia mai visto in giro.

CILE ‘62

Quattro anni dopo, il Cile. Il famigerato arbitro Inglese Aston,noi che abboccammo alle provocazioni e finimmo sbattuti fuori. Questi come tutti quelli in cui siamo finiti fuori al primo turno me li ricordo sfumati, annebbiati.
La nostra era la nazionale degli oriundi Altafini e compagni.Non ero però cosi cotto da non accorgermi dei torti che pure noi commettemmo contro i cileni,insomma non mi sembrò poi tutto questo scandalo.Parlando di Cile mi ricordo molto di più gli anni 70,gli sgherri del “macellaio”Pinochet,la coppa Davis vinta da Panatta e dagli altri e la polemica”andare-non andare”: io volevo andarci disperatamente, perché pensavo allora, e lo penso ancora oggi.che la gente comune non c’entra mai nientecon quello che accade nei palazzi di governo e non merita lo sfregio di un rifiuto.Già soffre abbastanza di suo.

INGHILTERRA’66

Togliamoci il pensiero: ”Era l’anno dei mondiali ,quelli del’66,la regina d’Inghilterra era Pelè…”.Io questa canzone,”Giulio Cesare”, l’ho scritta vent’anni dopo,nel 1986, un altro anno di Mondiali, quelli della “mano di Dio”di Maratona in Messico.
“Paolo Rossi era un ragazzo come noi”,che a tutti sembrò il Pablito del Mundial di Spagna,era invece un omonimo,il primo morto negli scontri tra studenti e polizia a Roma, sulla scalinata della facoltà di
Legge,che appunto nel ’66 era un ragazzo come me.
Un nome banalissimo, buono per un eroe immortale come Pablito e per uno studente morto quando e come non doveva morire.Quelli del ’66 furono anche i primi mondiali alla tv. La BBC aveva un livello sconosciuto alle altre televisioni: replay, telecamere dappertutto.Cosi scoprimmo da subito che il gol che valse di fatto la coppa all’Inghilterra di Bobby Charlton (stranamente in maglia rossa ma noi non l’abbiamo mai saputo perché la tv era in bianco e nero),quello de 3-2 firmato da Hurst nel supplementare contro la Germania, non era mai entrato.Da allora io cominciai a regolare la mia vita sui mondiali,sono sempre andato a cicli di 4 anni,bilanci quadriennali.Per noi fu quello della Corea.Un dentista coreano, Park Do Hik (ma che fine avrà mai fatto?),ci mandò a casa nella più grande disfatta collettiva del dopoguerra in questo paese. E poi vi regalo un ricordo limpidissimo. Nicolò Carosio che commenta Portogallo-Corea: ”Prende la palla Eusebio , scarta uno ,due,tre avversari,supera il limite del centrocampo,avanza ancora ,prende la mira ,è al limite,tira….rete! Formidabile questo Beckenbauer !”Giuro disse proprio cosi.Ma Carosio è stato fenomenale,lui non avrebbe mai detto come fanno oggi:”Gli ritorna la palla”.No,tu non puoi ritornà la palla a nessuno,al massimo la ridai ,la restituisci,la rendi,ma ritornarla proprio non puoi,perché ritornare in Italiano è intransitivo.Poi lui ha inventato un lessico,ha traghettato il football dei penalty,dei corner,degli off-side al calcio dei rigori,dei calci d’angolo,dei fuori gioco.Non c’erano parole adeguate in italiano e lui le ha inventate. E poi io non sopporto i telecronisti anonimi che sono venuti dopo di lui,non capisco perché il mio commentatore non debba fare il tifo per la nostra squadra,soffrire come soffro io.

MESSICO’70

Qui siamo nella leggenda.Già i nomi dei posti sono leggendari. Toluca,lo stadio Atzeca…Nessuno ricorda mai che li vinse l’ultimo Brasile di Pelè,in tutto il mondo quello è il mondiale di Italia-Germania 4-3.
C’è tutta la vita in quella partita, il fato che la sera prima di partire manda a casa Anastasi e ripesca Boninsegna, che all’ultimo minuto di una sfida che stavamo rubacchiando manda uno che giocava in Italia e non aveva mai segnato in vita sua come Schnellinger ad allungare il match, Burnich in attacco a cercare il pareggio, il mito di Riva, la staffetta Mazzola-Rivera. Credo che ognuno abbia qualcosa da ricordare intorno a Italia-Germania 4-3, a cominciare dalla sigla del collegamento mondovisione che era di Burt Bacharach. La notte di Italia-Germania, anzi l’alba perché era proprio una notte agli sgoccioli quando la sfida finì, saltarono fuori tutti i tricolori che il ’68 e la sinistra avevano deciso di rinnegare.
Io sto dalla stessa parte dalla quale sono sempre stato,ma non ho mai nascosto la testa sotto la sabbia e quella era un’idiozia anche per rispetto a tutti quelli che in quella bandiera ci avevano creduto al punto da morirne.Io quella notte la bandiera l’ho tirata fuori e so annato in giro per tutta Roma. Fiero. E poi i mondiali del Messico sono i primi ai quali sia stata dedicata una canzone,la stupenda ”Messico e nuvole” di Jannacci, ”la faccia triste dell’America”.Mi fermo,perché Mexico ’70 è di tutto di più.

GERMANIA’74

Chinaglia che manda affanc..Valcareggi e tutta la panchina.Una brutta squadra di senatori.Ho rimosso tutto quel pessimo mondiale, tutto tranne naturalmente l’Olanda di Cruijff, Neeskens, Kroll, scippata dai panzer tedeschi. Qell’Olanda è la squadra che ha cambiato il calcio traghettandolo dal passato al futuro,dal dilettantismo al professionismo.

ARGENTINA’78

Bella squadra, divertente, orgogliosa.Troppo bella per vincere, forse.Ci fece felici,ci restituì il gusto di fare il tifo per la nazionale,ci servì l’antipasto della grande abbuffata di 4 anni dopo.E un giocatore come Bettega oggi che quotazione avrebbe? Cento miliardi?

SPAGNA ‘82

Chiudo qui, al “Bernabeu” la notte dei tricampioni del mondo, di Pertini, perché i campionati che sono venuti dopo (Messico ’86, Italia ’90 e Usa ’94) sono ancora troppo freschi per tutti,non vale ancora la pena di ricordarli. Per evitare ogni retorica, il mio Mondiale dell’Italia mondiale è la sera della finale con la Germania, io solo a casa perché la mia emozione era talmente forte ,talmente intensa,da non poterla dividere con nessuno,con una bottiglia di champagne in frigo. Alla fine tutta Roma che suona, salta, balla ,ride,si abbraccia e sciama per le strade io solo al balcone,con la coppa in mano,che bevo lo champagne freddo che va giù in gola e le lacrime salate che mi scendono inarrestabili E poi,la notte dopo il trionfo,il lunedì sera,a Roma.Uno speciale Rai condotto da Gianni Minà,con tutti gli azzurri e il “mio” Bruno Conti, poi una festa in casa Minà su in collina e io, Rossi e Tardelli che quasi all’alba ce ne andiamo a casa mia,a Trastevere.Il giornalaio che ha appena aperto,le auto della distribuzione dei quotidiani che arrivano una dopo l’altra,io che salgo a prendre un pallone e ci mettiamo a giocare come dei ragazzini nella piazzetta, ioPablito e l’uomo dell’urlo di gioia più indimenticabile di tutto lo sport mondiale. Arriva l’ennesima auto, rallenta, si ferma,l’autista guarda meglio…poi si passa una mano sulla faccia e fa un gesto come a dire:”Rossi e Tardelli che giocano a pallone con Venditti a Trastevere? Ma vaff….A st’ora so proprio cotto…”


postato da: solegemello alle ore 15:36 | link | commenti (8)
categorie: canzoni, calcio, articoli, notizie, antonello e i mondiali
lunedì, 29 maggio 2006

PIERO E CINZIA

C'è una canzone di Venditti che è entrata nel cuore di molte persone, fan e non.  Sarà perchè è una canzone estiva...perchè ci parla di concerti....di caldo di stadi pieni...Sarà la musica allegra, un pò particolare e quel "dai cinzia torna a casaaa-aaa". Poi per chi ha su e giù la mia età questa canzone è stata riscoperta attraverso a raccolta "gli anni 80" uscita agli inizi anni '90. Ma questa è un'altra storia. E' solo un modo per introdurre un aneddoto di un mio concittadino, Massimo.

"Tempo fa stavamo passando una serata ludica insieme ai miei adolescenti,e  non sapendo che fare abbiamo preso un libretto di quelli con testi e accordi dei canti per giocare ai mimi. Ognuno apriva una pagina a caso e cercava di imitare il titolo o il testo della canzone capitata. C'erano canzoni di vario tipo: canzoni di chiesa, musica leggera, canzoni per bambini, cori di montagna, etc etc.Quando è capitato a me ho aperto a caso su Piero e Cinzia. Difficile imitare il titolo, a meno di non conoscere qualche Piero o qualche Cinzia facilmente imitabili. Ho optato sul testo. Sono riuscito a far capire la frase "E lo stadio era pieno", ma nessuno (NESSUNO!) ha capito che canzone fosse... Capisco i ragazzi, 16-17 anni, ma gli altri animatori, intorno ai 25, mi pare manchino un po' di cultura musicale. E te lo dice uno che non è fan di Venditti. Massimo"

ed ora la canzone e poi un'intervista  su di questa

Piero e Cinzia

Cinzia cantava le sue canzoni
e si scriveva i testi sul diario per sentirli veri,
e proprio nell'ora di religione
quando tutto il mondo sembra buono, anche il professore,
e lo stadio era pieno, Cinzia e il suo veleno,
e lo stadio era pieno, Cinzia e il suo veleno.
Piero suonava solo la musica reggae
e i suoi capelli erano serpenti neri di medusa Marley,
sposati in fretta e con un figlio in arrivo,
un figlio nuovo di zecca da crescere bene.
Partirono insieme, destinazione San Siro,
con tutto quello che avevano in tasca, un indirizzo sicuro,
e lo stadio era pieno, Cinzia e il suo veleno,
e lo stadio era pieno, Cinzia e il suo veleno.
E si che a Milano quel giorno era Giamaica,
con quelle palme immense sulle strade vuote , a 41 all'ombra,
e quando gli idranti spararono sul cielo,
qualcuno disse "Guarda verso il palco, c'è l'arcobaleno"
e venne la notte da centomila fiammelle,
la musica correva come un filo su tutta la mia pelle,
e lo stadio era pieno, Cinzia e il suo veleno,
e lo stadio era pieno, Cinzia e il suo veleno,
dai Cinzia torna a casa, dai Cinzia torna a casa..

BOB MARLEY E "PIERO E CINZIA" (intervista di Sandro Neri)

 MILANO, 10 MAGGIO 2001  - Conserva ancora il biglietto, custodito nello scrigno dei «cimeli» più preziosi. E un mare di ricordi: la folla che riempiva lo stadio, Milano che «quel giorno era Giamaica», il fascino del re del reggae che «non era una star, ma soltanto uno di noi». C'era anche Antonello Venditti tra i fans di Bob Marley, al concerto del 27 giugno 1980 a San Siro. Quell'evento, che richiamò al «Meazza» quasi centomila persone, è parte integrante della sua storia di cantautore: «Dall'emozione di quella serata e dall'incontro con uno dei giovani che come me era andato a Milano per assistere al concerto è nata anche una canzone, "Piero e Cinzia", che credo rappresenti, oltre che un capitolo importante della mia musica, tutta una filosofia tipica di quegli anni», racconta Venditti mentre l'amico ritrovato Francesco De Gregori, con lui per provare un brano da regalare a Fiorella Mannoia, attacca con la chitarra «No woman, no cry».

Venditti, sono passati 21 anni da quel concerto, 20 dalla morte di Marley: cosa ricorda di quei giorni?

«Sicuramente una grossa emozione: la sera prima del concerto, incontrai Bob Marley in ascensore. Casualmente, alloggiavamo nello stesso albergo di Milano. Lui, senza sapere neppure chi fossi, mi invitò alla festa che la casa discografica aveva allestito per lui. Così, mi ritrovai di fronte a una torta immensa, a fianco di una star che in realtà faceva di tutto per non essere tale».

Poi nacque "Piero e Cinzia", rimasta un po' come il romanzo in musica di quella magica notte a San Siro...

«La canzone è una storia vera. Piero, giovane meccanico di Roma, assomigliava a Marley: aveva i capelli dei rasta, fumava marijuana. L'ho conosciuto la mattina dopo il concerto. Mi ha chiesto un passaggio in macchina, al casello dell'autostrada e nel viaggio fino a Roma mi ha raccontato di Cinzia. Erano arrivati insieme a Milano, per Marley. Ma una volta a San Siro lei si era dileguata nella folla, lasciandolo in lacrime».

Gli ingredienti giusti per una canzone di successo...

«In realtà ho impiegato quattro anni a scrivere il brano. Avevo la storia in testa, chiarissima. Ma sembrava impossibile raccontarla. Il pezzo è uscito nell'album "Cuore" e due anni dopo ho rivisto Piero: grazie a quella canzone Cinzia aveva deciso di tornare con lui».

Il concerto di Marley ha aperto anche una nuova stagione musicale nell'Italia di quegli anni.

«Vero. Fu il primo concerto totale: c'era gente venuta da Palermo, da Napoli