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Ciao a tutti, benvenuti in questo blog! Io sono Marta di Verona e questo è uno spazio virtuale dedicato alla mia passione musicale per Antonello Venditti. In realtà questo vuole essere un blog "collettivo", esteso a tutti i vendittiani, per parlare del nostro cantante preferito. Marta (se vuoi scrivermi clicca qui)

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martedì, 29 aprile 2008

Brucia Roma

Brucia Roma, brucia Roma

co' li romani

brucia Roma, brucia Roma

co' li cristiani

brucia Roma, brucia Roma

er parlamento

brucia Roma, brucia Roma

cor Papa dentro

Brucia Roma, brucia Roma

e ce lo sapevamo

c' 'o sapeva morto bbene

puro Nerone

ma mentre solo lui sapeva suonare la cetra

mo' noialtri semo in tanti a sparare

E vorrei sapè dar professore

che fine ha fatto

Menenio Agrippa su Monte Sacro

lui combatteva pei diritti

dei contadini

e la plebe lo seguiva

mentre moriva

E vorrei sapè che fine ha fatto

Tiberio Gracco

puro lui fu assassinato mentre lottava

lui lottava pe' la plebe

e allontanare i pregiudizi

lui lottava pei diritti

e i peregrini

che poi sarebbero gli emigrati d'adesso

ma questo er professore nun me l'ha detto

e allora

brucia Roma, brucia Roma, brucia Roma

brucia Roma....

(Brucia Roma, Le cose della vita,1973)

...ROMA CAPOCCIA...DER MONNO 'NFAMEEEE...

e cogliendo il suggerimento di Marta...

"...me ne vojo annà da sto paese marcio che c'ha li buchi ar posto der cervello..."

Solegemello


postato da: solegemello alle ore 23:16 | link | commenti (2)
categorie: canzoni, attualità, foto roma
giovedì, 30 agosto 2007

DE POLITICA

Si sa, Antonello Venditti e Francesco De Gregori sono stati da sempre considerati, tra i protagonisti del mondo dello spettacolo,  due bandiere, due icone della sinistra romana e non solo. Alcune volte  hanno manifestato il loro impegno e le loro idee politiche apertamente, aderendo in maniera più o meno diretta alle manifestazioni della sinistra, anche durante le varie campagne elettorali, altre volte sono stati  più o meno arruolati di peso e talvolta strumentalizzati, agitati come bandiere e poi contestati (si ricordi su tutto la grave contestazione-processo a Francesco al Palalido di Milano nel 1976 a cui ne seguì una analoga a Venditti). In virtù di questa appartenenza storica e della costante partecipazione alle vicende del Bel Paese, penso siano nate le interviste di questa estate sulla corsa alla segreteria del Partito Democratico. Francesco ed Antonello si sono trovati questa volta su due versanti opposti: il primo ha manifestato la sua personale amicizia con Walter Veltroni ma non si è detto del tutto convinto della sua strategia politica optando per Rosy Bindi, il secondo ha ribadito la sua vicinanza al sindaco di Roma.

Analizzando la produzione di Antonello ci si può rendere conto come la riflessione sull'incontro/scontro/avvicinamento tra il mondo cattolico e quello laico di sinistra sia sempre stata molto presente e che lo stesso cantautore abbia vissuto questa dialettica con sensibilità diverse nel corso degli anni. Basta ricordare "Roma capoccia" ("Theorius campus,1972) dove vengono citati e celebrati i due simboli della città, quello laico e quello cattolico, Colosseo e Cuppolone, e poi ancora lo stordimento all'epoca del compromesso storico con "Nostra signora di Lourdes/Compromessi sposi" ("Ullalla", 1976), poi sfumato in nostalgia e disincanto in quel capolavoro che è "Modena" ("Buona Domenica", 1979). Sicuramente le motivazioni della nascita di un solo partito che riunisca insieme una parte del cattolicesimo democratico e gli eredi di  quello che un tempo era il Partito Comunista Italiano, sono molto complesse (e forse anche discutibili...) e meritano approfondimenti politici assai più articolati di quelli che possono emergere dalle brevi interviste ai due cantautori; eppure mi è sembrato interessante il contributo alla discussione di Antonello e Francesco, due protagonisti della canzone d'autore italiana che per tanti anni hanno accompagnato la vita sociale e politica del paese. Propongo quindi, a seguire, gli articoli tratti dal Corriere di questa estate con un ringraziamento al  Blog di Barbagianni che gentilmente li ha messi a disposizione.

Stefano "Solegemello"

L'intervista a De Gregori: Clicca qui per la parte 1 Clicca qui per la parte 2

L'intervista a Venditti : Clicca qui

Nell'immagine piccola  in alto: Francesco ed Antonello alla manifestazione per le politiche del 1996, le prime con l'Ulivo. Questa manifestazione si tenne a Piazza Vittorio a Roma e se non erro vedeva protagonista Veltroni. I due cantautori cantarono, duettando, "Alice" e "Roma capoccia". Nella foto grande in basso: Fiorella Mannoia, Francesco De Gregori, Antonello Venditti, Walter Veltroni durante la chiusura della campagna elettorale del 2001 per l'elezione del sindaco di Roma. 


postato da: solegemello alle ore 20:57 | link | commenti (1)
categorie: articoli, attualità, foto venditti
domenica, 04 marzo 2007

Su questa nave chiamata musica...

E anche quest'anno possiamo archiviare il Festival di Sanremo, ingrombrante programma televisivo spalmato su cinque-serate-cinque e innumerevoli ore di trasmissione! A me, il Festival, ha fatto sempre pensare ad una messa, una messa cantata (e qualche volta ad una messa funebre) con tanto di fiori e il suo gran sacerdote Pippo Baudo, finalmente tornato sull'altare! Io però, non voglio fare come quelli che criticano il Festival e poi segretamente se lo guardano: nonostante tutto io Sanremo l'ho sempre seguito, magari criticandolo, perchè è comunque un evento importante per la canzone ed il costume italiano.  Cosa rimane di questa edizione? Sicuramente le esibizioni degli ospiti italiani, Franco Battiato e Renato Zero (bello il suo omaggio a Tenco-Lauzi-Endrigo, peccato però  non ricordare anche Fabrizio De Andrè). Per quanto riguarda la gara, i vincitori Simone Cristicchi (per i "Big") e Fabrizio Moro (per i giovani)  sono un bel segnale, sia per i contenuti impegnati delle loro canzoni sia per la ventata di freschezza che hanno portato sulla manifestazione canora; certo, ancora troppo distanti dal gusto del pubblico sono certe proposte che si ascoltano sul palco dell'Ariston: il secondo e terzo classificato, Albano e lo sconosciuto e mieloso Mazzocchetti, fanno sinceramente venire il latte alle ginocchia! Bene anche Daniele Silvestri con la sua semiseria paranza e Paolo Rossi che ha recuperato un brano del grande Rino Gaetano. Io credo che sia assolutamente un bene (anche se sono arrivato a questa conclusione non da molto!)  che un certo mondo della canzone d'autore abbia da qualche anno cominciato a frequentare il palco di Sanremo anche solo come ospite. La settimana sanremese acquista così un maggiore interesse e si avvicina in qualche modo anche ad altri gusti musicali. Ricordiamo a questo proposito le edizioni di Fabio Fazio che videro all'Ariston cantautori come Fossati, Battiato e anche il nostro Antonello. La sua partecipazione, nel 2000, seguì l'uscita del controverso album "Goodbye N9vecento" e in qualche modo fu la rottura di un tabù: era la prima (e per ora unica) volta di Venditti all'Ariston e devo dire che all'epoca digerii poco la cosa...sarà che noi amanti dei cantautori siamo un pò "snob" nei confronti della manifestazione sanremese. "I cantautori" del resto nascono negli anni 60 e 70,  in opposizione alla canzone che si faceva a Sanremo e forse pesa anche la morte nella "città dei fiori"  di Luigi Tenco. "La notte che presero il vino e ci lavarono la strada. Chi ha ucciso quel giovane angelo che girava senza spada?...la notte che presero le sue mani e le usarono per un applauso più forte...chi ha ucciso quel giovane angelo che non credeva nella morte?" (Francesco De Gregori, "Festival"-1976). 
Oggi, per la verità, questa distinzione tra canzone d'autore e sanremese, è molto più sfumata (basta vedere la presenza all'Ariston dei Silvestri, Cristicchi ecc), proprio perchè ormai i cosiddetti cantautori, almeno in parte, hanno da tempo incontrato anche un ampio successo di pubblico.
  Tornando all'esibizone di Antonello Venditti nel 2000, ricordo che cantò due canzoni dell'album appena uscito ("Che tesoro che sei" e "Su  questa nave chiamata musica" che dedicò a Fabrizio De Andrè, a Luigi Tenco e a tutti gli amici del mondo della musica scomparsi); Cantò insieme al gruppo teatrale estremo "Kitomb"  che avrebbe dovuto arricchire le sue canzoni dal punto di vista "visivo" .  Non fu una grande esibizione, forse perchè le canzoni non erano all'altezza di altre sue, forse perchè non si sentiva perfettamente a suo agio in quel contesto. "Su questa nave chiamata musica"  conserva comunque, ancora oggi, un certo fascino ed interesse per l'argomento e per la citazione nel testo dello stesso Sanremo, più che per la canzone in sè, forse riuscita solo a metà (bello il sax...e "quel vento che accarezza"!). Antonello lottò non poco per poter proporre questa canzone, gli autori preferivano eseguisse una canzone nuova, "Che tesoro che sei",  e un grande successo. L'idea di cantare di questa nave dove si sale e si scende e si lascia "la propria canzone" è davvero geniale.  Un' arca dove c'è la tv che deve strapparti un sorriso (ma forse anche l'anima), dove la celebrità può trasformarsi in oblio (e questo vale per tanto di quello che passa a Sanremo), oppure in ricordo duraturo, come è per Luigi Tenco, per Fabrizio De Andrè e per tanti che ci hanno lasciato ma che sono ancora qui, su questa nave chiamata musica.

A Goodbye Novecento seguirono alcune date nei Palasport, all'aperto (Tor Di Valle a Roma, vedi foto, dove presentò un bellissimo palco a forma di arca della musica), e nei teatri dove ci fu anche qualche contestazione politica....

 

Su questa nave chiamata musica   
(Goodbye N9vecento,1999)

Su questa nave chiamata musica
né comandanti né marinai
noi navighiamo senza la bussola
come pirati dei sette mari
Qualcuno sogna l'America
parte da Genova e va a Sanremo
qualcuno prega per la sua anima
qualcuno è un genio qualcuno è scemo
Ehi guarda ci sei pure tu
un bel sorriso per la stampa e per la tv
ma chi è quello che saluta
non me lo ricordo più
Su questa nave chiamata musica
io con gli amici ci partirei
qualcuno ride qualcuno vomita
... quante carezze che ti farei
Su questa nave transoceanica
nemmeno l'ombra di un armatore
qualcuno scende qualcuno sale
ma ognuno lascia la sua canzone
Ehi guarda ci sei pure tu
un bel sorriso qui sul ponte senza la tv
e il vento ci accarezza
non ci lasceremo più
E il vento ti accarezza
il vento non cancella ... oh no
non ti scorderò mai più
Qualcuno sogna l'America
parte da Genova e va a Sanremo
qualcuno prega per la sua anima
qualcuno grida "ce la faremo"
Hei guarda ci sei pure tu
un bel sorriso tutti quanti per la mia tv
e il vento ci accarezza
non ti scorderò mai più
... il vento ti accarezza
... il vento non cancella no ..


postato da: solegemello alle ore 11:17 | link | commenti (1)
categorie: canzoni, attualità
giovedì, 08 febbraio 2007

ULTRA’
 
E’ un venerdi particolare a Catania, si gioca la partita con il Palermo, anticipata per la concomitanza con la festa di Sant’Agata, patrona della città. Sarà un venerdi di passione. C’è una grande euforia, due squadre dell’isola si fronteggiano per i primi posti in classifica. Si dice che sarà una partita a rischio e già questo dovrebbe suonare assurdo quando si parla di calcio. Ma è lo scenario di ogni maledetta domenica: città blindate come per un vertice internazionale, forze di polizia schierate in massa. Le previsioni purtroppo risultano quanto mai azzeccate, a metà della partita si verificano i primi incidenti, poi a fine gara è il caos: devastazione, scontri, ferimenti. Uno grave, gravissimo, mortale. Si è vero, è tutto vero, putroppo c’è il morto. E’ un poliziotto, Filippo Raciti, aveva una moglie e due figli e adesso giace con il fegato spappolato; si dice sia stato colpito da un pezzo di un lavabo, lanciatogli contro come un’arma da un giovane accecato da una violenza cieca, senza ragione.
Lo stadio è molte cose, è passione, è spettacolo, forse qualche volta è rivincita per “le cose della vita” che non vanno troppo bene, non dovrebbe MAI essere morte. Ed invece oggi come ieri si muore per il calcio. Avevo otto anni e allo stadio Heysel, finale di coppa dei Campioni tra Juventus e Liverpool morivano 39 tifosi, schiacciati dalla violenza, anche quella volta senza un perché.
In queste ore, di grande fermezza e di provvedimenti molto duri per risolvere l’annoso problema della “violenza negli stadi” è tuttavia importante distinguere tra i normali tifosi, gli ultrà (non è e non deve essere una parolaccia) e i violenti potenzialmente assassini.
Da cosa nasca una violenza così cieca, così priva di qualsiasi giustificazione, è difficile capirlo. Forse la latitanza di altre forme di aggregazione, siano esse civili, sociali,religiose, fanno dello stadio un momento di unità importantissimo, forse l’unico per tanti giovani e giovanissimi (le cronache riportano numerosi arresti di minorenni); lo stadio diventa un’arena dove scatenare le proprie frustrazioni, dove dimostrare di essere dei duri, di non essere da meno rispetto alle violenze di qualche inutile capo-banda. Fare scontri contro i tifosi avversari, contro le forze dell’ordine, è forse un folle modo di esistere. Lo stadio si trasforma in un nuovo campo ideologico estremo, nel quale entra anche la violenza come strumento di affermazione sugli altri.
Non è un caso che il fenomeno degli "Ultrà" (non va assunto, e’ bene ripeterlo, necessariamente come sinonimo di violenza) abbia le manifestazioni più evidenti con la fine degli anni ’70. Un film , “Ultrà” di Richy Tognazzi,1990, ha dato uno spaccato del fenomeno in Italia, attraverso il racconto della trasferta di un gruppo di tifosi romanisti a Torino per Juventus-Roma. Ne parliamo su queste pagine perché la colonna sonora è curata da Antonello Venditti (presenti nella pellicola un tema strumentale e la canzone “Grazie Roma”). Nel film, al quale ha collaborato alla sceneggiatura anche Simona Izzo, e dove recitano bravi attori come Claudio Amendola, Richy Memphis, Giammarco Tognazzi, emerge in maniera chiara come la furia cieca del protagonista sia una spirale dalla quale non riesce più a liberarsi e che finisce per distruggerlo.
 
Sabato e Domenica, dopo una settimana senza calcio, si giocherà di nuovo; su molti campi però l’unico rumore saranno le urla dei giocatori e i colpi dati al pallone. In molti stadi, quelli considerati non sicuri, le porte resteranno infatti chiuse ai tifosi. E’ un provvedimento necessario, ma è senz’altro l’ammissione di una sconfitta: una sconfitta per i tifosi, che restano fuori dalla porta, per le società di calcio, una sconfitta per le istituzioni che non sono state in grado di dotare l’ex-campionato più bello del mondo di stadi sicuri, efficienti, una sconfitta per tutti, perché comunque, un’altra vita è stata sacrificata per un partita di calcio.

Le foto: in alto, Claudio Amendola. In basso: Richy Memphis, due immagini del film "Ultrà" di Richy Tognazzi (1991)
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postato da: solegemello alle ore 18:37 | link | commenti (6)
categorie: riflessioni, film, calcio, off topic, attualità
martedì, 11 aprile 2006

DIARIO DI UN FALLIMENTO

Oggi avrei voluto scrivere di "una bella giornata di sole" e invece la sensazione che provo è quella di una profonda tristezza. 

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Mi scuso con Marta per l'indebito spazio che mi prendo con questo post  "off topic" ma è il naturale completamento di quanto messo in rete nei giorni scorsi.  Quello che ho scritto non è ovviamente collegabile a Venditti in nessun modo, ma è semplicemente il mio pensiero , sul quale potete dissentire anche su questo blog o sul mio sito. Ciao a tutti, Stefano


postato da: solegemello alle ore 10:03 | link | commenti (6)
categorie: off topic, attualità
venerdì, 10 febbraio 2006

"TORINO, MA CHI L'HA DETTO CHE NON SEI BELLA..." 

Dopo quarantasei anni la massima competizione sportiva torna in Italia, oggi si inaugurano infatti le Olimpiadi invernali di Torino 2006. Queste ore che ci separano dalla cerimonia d’apertura dei giochi sono purtroppo accompagnate da discorsi, da stati d’animo che nulla avrebbero a che fare con lo sport e con il significato antico e nobile dell’Olimpiade (ma si sa, in Italia siamo specialisti nel rendere tutto unico e indimenticabile…).

Mentre i contestatori agitano inopportunamente questa vigilia olimpica, il caro Premier, campione di “pallalbalzo” e impegnato com’è in questa ipertrofica campagna elettorale, promette un intimidatorio discorso alla nazione e ai temuti insurrezionalisti.

Tutto questo a conferma di come, “questa città malata di malinconia”, sia ancora una volta il banco di prova di questa “Italia bella del golfo…” come ha cantato Antonello in una sua canzone. Venditti l’ha definita in un suo concerto “la città più meridionale del Nord”, per i suoi tanti immigrati, partiti “2000 miglia più a sud”, magari con un “treno delle sette” e “con le facce disegnate dal cammino del dolore”. Torino, insomma, “vuol dire Napoli che va in montagna…”

Torino è una città che Antonello ha amato per tanti motivi, "ma per due che come noi si sono amati e poi trovati qui come disperati, Torino sei un mare nero per i figli tuoi….” E ancora “La tournèè cominciò da Torino davanti alle carceri nuove”. Circostanza questa destinata a ripetersi in tante tournèè anche recenti.

E ancora, Torino è l'antica città romana Augusta Taurinorum ("Torino strade dritte, tu mi perderai", “ma chi l’ha detto che non sei bella, antica quando la sera diventi stella”), è la città della Fiat, il pezzo fondamentale del sistema industriale italiano, è la città che negli anni 70 ha vissuto più di tutte le lotte sindacali ("Torino, un pugno al cielo di terra buona") e il clima di tensione che si respirava nel paese: le occupazioni, i picchettaggi, le manifestazioni davanti ai cancelli di Mirafiori, divenute un simbolo della lotta operaia in tutta Italia. Un punto di demarcazione importante ci fu all’inizio del decennio successivo, nel 1980, con "la marcia dei 40mila", “i colletti bianchi della Fiat” sfilarono infatti per la città chiedendo il ripristino della legalità.

La canzone, pubblicata nel 1982 (Album “Sotto la pioggia”), risente senza dubbio di tutto questo.

Torino, ieri specchio dell'economia e della società italiana, è chiamata oggi a rappresentare nuovamente tutto il Paese. I bilanci si faranno alla fine, buone olimpiadi!

           

Stefano "Solegemello" www.solegemello.net 

 Nota: le canzoni citate sono “Torino”, “Lontana è Milano”, “Il treno delle sette”, “Robin”

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Torino (Sotto la pioggia, 1982,A.Venditti)

Torino non è soltanto un nome
Torino è un grande coro di persone
Torino vuole dire Napoli che va in montagna
Torino è un dirigibile verso
la Spagna.
Torino ma chi l' ha detto che non sei bella
antica quando la sera diventi stella
non parli perché hai paura di sapere troppo
prigione di questa Italia bella del golfo.

Sì, ma per due che come noi si sono amati e poi
trovati qui come disperati, Torino sei
un mare nero per i figli tuoi
Torino occhi aperti non tradirmi
mai
Torino strade dritte tu mi perderai.
Torino non è soltanto una canzone
Torino è un grande coro di persone
Torino è l'altra faccia della stessa Roma
Torino un pugno al cielo di terra buona.
Sì, ma per due che come noi si sono amati e poi
trovati qui come disperati, Torino sei
un mare nero per i figli tuoi
Torino occhi aperti non tradirmi
mai
Torino strade dritte tu mi perderai.
Dimmi tu come stai in questa città malata di malinconia.

 


postato da: solegemello alle ore 09:13 | link | commenti (7)
categorie: canzoni, notizie, attualità

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