Brucia Roma

Brucia Roma, brucia Roma
co' li romani
brucia Roma, brucia Roma
co' li cristiani
brucia Roma, brucia Roma
er parlamento
brucia Roma, brucia Roma
cor Papa dentro
Brucia Roma, brucia Roma
e ce lo sapevamo
c' 'o sapeva morto bbene
puro Nerone
ma mentre solo lui sapeva suonare la cetra
mo' noialtri semo in tanti a sparare
E vorrei sapè dar professore
che fine ha fatto
Menenio Agrippa su Monte Sacro
lui combatteva pei diritti
dei contadini
e la plebe lo seguiva
mentre moriva
E vorrei sapè che fine ha fatto
Tiberio Gracco
puro lui fu assassinato mentre lottava
lui lottava pe' la plebe
e allontanare i pregiudizi
lui lottava pei diritti
e i peregrini
che poi sarebbero gli emigrati d'adesso
ma questo er professore nun me l'ha detto
e allora
brucia Roma, brucia Roma, brucia Roma
brucia Roma....
(Brucia Roma, Le cose della vita,1973)
...ROMA CAPOCCIA...DER MONNO 'NFAMEEEE...
e cogliendo il suggerimento di Marta...
"...me ne vojo annà da sto paese marcio che c'ha li buchi ar posto der cervello..."
Solegemello
DE POLITICA
Si sa, Antonello Venditti e Francesco De Gregori sono stati da sempre considerati, tra i protagonisti del mondo dello spettacolo, due bandiere, due icone della sinistra romana e non solo. Alcune volte hanno manifestato il loro impegno e le loro idee politiche apertamente, aderendo in maniera più o meno diretta alle manifestazioni della sinistra, anche durante le varie campagne elettorali, altre volte sono stati più o meno arruolati di peso e talvolta strumentalizzati, agitati come bandiere e poi contestati (si ricordi su tutto la grave contestazione-processo a Francesco al Palalido di Milano nel 1976 a cui ne seguì una analoga a Venditti). In virtù di questa appartenenza storica e della costante partecipazione alle vicende del Bel Paese, penso siano nate le interviste di questa estate sulla corsa alla segreteria del Partito Democratico. Francesco ed Antonello si sono trovati questa volta su due versanti opposti: il primo ha manifestato la sua personale amicizia con Walter Veltroni ma non si è detto del tutto convinto della sua strategia politica optando per Rosy Bindi, il secondo ha ribadito la sua vicinanza al sindaco di Roma.
Analizzando la produzione di Antonello ci si può rendere conto come la riflessione sull'incontro/scontro/avvicinamento tra il mondo cattolico e quello laico di sinistra sia sempre stata molto presente e che lo stesso cantautore abbia vissuto questa dialettica con sensibilità diverse nel corso degli anni. Basta ricordare "Roma capoccia" ("Theorius campus,1972) dove vengono citati e celebrati i due simboli della città, quello laico e quello cattolico, Colosseo e Cuppolone, e poi ancora lo stordimento all'epoca del compromesso storico con "Nostra signora di Lourdes/Compromessi sposi" ("Ullalla", 1976), poi sfumato in nostalgia e disincanto in quel capolavoro che è "Modena" ("Buona Domenica", 1979). Sicuramente le motivazioni della nascita di un solo partito che riunisca insieme una parte del cattolicesimo democratico e gli eredi di quello che un tempo era il Partito Comunista Italiano, sono molto complesse (e forse anche discutibili...) e meritano approfondimenti politici assai più articolati di quelli che possono emergere dalle brevi interviste ai due cantautori; eppure mi è sembrato interessante il contributo alla discussione di Antonello e Francesco, due protagonisti della canzone d'autore italiana che per tanti anni hanno accompagnato la vita sociale e politica del paese. Propongo quindi, a seguire, gli articoli tratti dal Corriere di questa estate con un ringraziamento al Blog di Barbagianni che gentilmente li ha messi a disposizione.
Stefano "Solegemello"
L'intervista a De Gregori: Clicca qui per la parte 1 Clicca qui per la parte 2
L'intervista a Venditti : Clicca qui
Nell'immagine piccola in alto: Francesco ed Antonello alla manifestazione per le politiche del 1996, le prime con l'Ulivo. Questa manifestazione si tenne a Piazza Vittorio a Roma e se non erro vedeva protagonista Veltroni. I due cantautori cantarono, duettando, "Alice" e "Roma capoccia". Nella foto grande in basso: Fiorella Mannoia, Francesco De Gregori, Antonello Venditti, Walter Veltroni durante la chiusura della campagna elettorale del 2001 per l'elezione del sindaco di Roma.

Su questa nave chiamata musica...
E anche quest'anno possiamo archiviare il Festival di Sanremo, ingrombrante programma televisivo spalmato su cinque-serate-cinque e innumerevoli ore di trasmissione! A me, il Festival, ha fatto sempre pensare ad una messa, una messa cantata (e qualche volta ad una messa funebre) con tanto di fiori e il suo gran sacerdote Pippo Baudo, finalmente tornato sull'altare! Io però, non voglio fare come quelli che criticano il Festival e poi segretamente se lo guardano: nonostante tutto io Sanremo l'ho sempre seguito, magari criticandolo, perchè è comunque un evento importante per la canzone ed il costume italiano. Cosa rimane di questa edizione? Sicuramente le esibizioni degli ospiti italiani, Franco Battiato e Renato Zero (bello il suo omaggio a Tenco-Lauzi-Endrigo, peccato però non ricordare anche Fabrizio De Andrè). Per quanto riguarda la gara, i vincitori Simone Cristicchi (per i "Big") e Fabrizio Moro (per i giovani) sono un bel segnale, sia per i contenuti impegnati delle loro canzoni sia per la ventata di freschezza che hanno portato sulla manifestazione canora; certo, ancora troppo distanti dal gusto del pubblico sono certe proposte che si ascoltano sul palco dell'Ariston: il secondo e terzo classificato, Albano e lo sconosciuto e mieloso Mazzocchetti, fanno sinceramente venire il latte alle ginocchia! Bene anche Daniele Silvestri con la sua semiseria paranza e Paolo Rossi che ha recuperato un brano del grande Rino Gaetano. Io credo che sia assolutamente un bene (anche se sono arrivato a questa conclusione non da molto!) che un certo mondo della canzone d'autore abbia da qualche anno cominciato a frequentare il palco di Sanremo anche solo come ospite. La settimana sanremese acquista così un maggiore interesse e si avvicina in qualche modo anche ad altri gusti musicali. Ricordiamo a questo proposito le edizioni di Fabio Fazio che videro all'Ariston cantautori come Fossati, Battiato e anche il nostro Antonello. La sua partecipazione, nel 2000, seguì l'uscita del controverso album "Goodbye N9vecento" e in qualche modo fu la rottura di un tabù: era la prima (e per ora unica) volta di Venditti all'Ariston e devo dire che all'epoca digerii poco la cosa...sarà che noi amanti dei cantautori siamo un pò "snob" nei confronti della manifestazione sanremese. "I cantautori" del resto nascono negli anni 60 e 70, in opposizione alla canzone che si faceva a Sanremo e forse pesa anche la morte nella "città dei fiori" di Luigi Tenco. "La notte che presero il vino e ci lavarono la strada. Chi ha ucciso quel giovane angelo che girava senza spada?...la notte che presero le sue mani e le usarono per un applauso più forte...chi ha ucciso quel giovane angelo che non credeva nella morte?" (Francesco De Gregori, "Festival"-1976).
Oggi, per la verità, questa distinzione tra canzone d'autore e sanremese, è molto più sfumata (basta vedere la presenza all'Ariston dei Silvestri, Cristicchi ecc), proprio perchè ormai i cosiddetti cantautori, almeno in parte, hanno da tempo incontrato anche un ampio successo di pubblico. Tornando all'esibizone di Antonello Venditti nel 2000, ricordo che cantò due canzoni dell'album appena uscito ("Che tesoro che sei" e "Su questa nave chiamata musica" che dedicò a Fabrizio De Andrè, a Luigi Tenco e a tutti gli amici del mondo della musica scomparsi); Cantò insieme al gruppo teatrale estremo "Kitomb" che avrebbe dovuto arricchire le sue canzoni dal punto di vista "visivo" . Non fu una grande esibizione, forse perchè le canzoni non erano all'altezza di altre sue, forse perchè non si sentiva perfettamente a suo agio in quel contesto. "Su questa nave chiamata musica" conserva comunque, ancora oggi, un certo fascino ed interesse per l'argomento e per la citazione nel testo dello stesso Sanremo, più che per la canzone in sè, forse riuscita solo a metà (bello il sax...e "quel vento che accarezza"!). Antonello lottò non poco per poter proporre questa canzone, gli autori preferivano eseguisse una canzone nuova, "Che tesoro che sei", e un grande successo. L'idea di cantare di questa nave dove si sale e si scende e si lascia "la propria canzone" è davvero geniale. Un' arca dove c'è la tv che deve strapparti un sorriso (ma forse anche l'anima), dove la celebrità può trasformarsi in oblio (e questo vale per tanto di quello che passa a Sanremo), oppure in ricordo duraturo, come è per Luigi Tenco, per Fabrizio De Andrè e per tanti che ci hanno lasciato ma che sono ancora qui, su questa nave chiamata musica.

A Goodbye Novecento seguirono alcune date nei Palasport, all'aperto (Tor Di Valle a Roma, vedi foto, dove presentò un bellissimo palco a forma di arca della musica), e nei teatri dove ci fu anche qualche contestazione politica....
Su questa nave chiamata musica
(Goodbye N9vecento,1999)
Su questa nave chiamata musica
né comandanti né marinai
noi navighiamo senza la bussola
come pirati dei sette mari
Qualcuno sogna l'America
parte da Genova e va a Sanremo
qualcuno prega per la sua anima
qualcuno è un genio qualcuno è scemo
Ehi guarda ci sei pure tu
un bel sorriso per la stampa e per la tv
ma chi è quello che saluta
non me lo ricordo più
Su questa nave chiamata musica
io con gli amici ci partirei
qualcuno ride qualcuno vomita
... quante carezze che ti farei
Su questa nave transoceanica
nemmeno l'ombra di un armatore
qualcuno scende qualcuno sale
ma ognuno lascia la sua canzone
Ehi guarda ci sei pure tu
un bel sorriso qui sul ponte senza la tv
e il vento ci accarezza
non ci lasceremo più
E il vento ti accarezza
il vento non cancella ... oh no
non ti scorderò mai più
Qualcuno sogna l'America
parte da Genova e va a Sanremo
qualcuno prega per la sua anima
qualcuno grida "ce la faremo"
Hei guarda ci sei pure tu
un bel sorriso tutti quanti per la mia tv
e il vento ci accarezza
non ti scorderò mai più
... il vento ti accarezza
... il vento non cancella no ..
E’ un venerdi particolare a Catania, si gioca la partita con il Palermo, anticipata per la concomitanza con la festa di Sant’Agata, patrona della città. Sarà un venerdi di passione. C’è una grande euforia, due squadre dell’isola si fronteggiano per i primi posti in classifica. Si dice che sarà una partita a rischio e già questo dovrebbe suonare assurdo quando si parla di calcio. Ma è lo scenario di ogni maledetta domenica: città blindate come per un vertice internazionale, forze di polizia schierate in massa. Le previsioni purtroppo risultano quanto mai azzeccate, a metà della partita si verificano i primi incidenti, poi a fine gara è il caos: devastazione, scontri, ferimenti. Uno grave, gravissimo, mortale. Si è vero, è tutto vero, putroppo c’è il morto. E’ un poliziotto, Filippo Raciti, aveva una moglie e due figli e adesso giace con il fegato spappolato; si dice sia stato colpito da un pezzo di un lavabo, lanciatogli contro come un’arma da un giovane accecato da una violenza cieca, senza ragione.
Non è un caso che il fenomeno degli "Ultrà" (non va assunto, e’ bene ripeterlo, necessariamente come sinonimo di violenza) abbia le manifestazioni più evidenti con la fine degli anni ’70. Un film , “Ultrà” di Richy Tognazzi,1990, ha dato uno spaccato del fenomeno in Italia, attraverso il racconto della trasferta di un gruppo di tifosi romanisti a Torino per Juventus-Roma. Ne parliamo su queste pagine perché la colonna sonora è curata da Antonello Venditti (presenti nella pellicola un tema strumentale e la canzone “Grazie Roma”). Nel film, al quale ha collaborato alla sceneggiatura anche Simona Izzo, e dove recitano bravi attori come Claudio Amendola, Richy Memphis, Giammarco Tognazzi, emerge in maniera chiara come la furia cieca del protagonista sia una spirale dalla quale non riesce più a liberarsi e che finisce per distruggerlo.DIARIO DI UN FALLIMENTO
Oggi avrei voluto scrivere di "una bella giornata di sole" e invece la sensazione che provo è quella di una profonda tristezza.
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Mi scuso con Marta per l'indebito spazio che mi prendo con questo post "off topic" ma è il naturale completamento di quanto messo in rete nei giorni scorsi. Quello che ho scritto non è ovviamente collegabile a Venditti in nessun modo, ma è semplicemente il mio pensiero , sul quale potete dissentire anche su questo blog o sul mio sito. Ciao a tutti, Stefano
"TORINO, MA CHI L'HA DETTO CHE NON SEI BELLA..."
Dopo quarantasei anni la massima competizione sportiva torna in Italia, oggi si inaugurano infatti le Olimpiadi invernali di Torino 2006. Queste ore che ci separano dalla cerimonia d’apertura dei giochi sono purtroppo accompagnate da discorsi, da stati d’animo che nulla avrebbero a che fare con lo sport e con il significato antico e nobile dell’Olimpiade (ma si sa, in Italia siamo specialisti nel rendere tutto unico e indimenticabile…).
Mentre i contestatori agitano inopportunamente questa vigilia olimpica, il caro Premier, campione di “pallalbalzo” e impegnato com’è in questa ipertrofica campagna elettorale, promette un intimidatorio discorso alla nazione e ai temuti insurrezionalisti.
Tutto questo a conferma di come, “questa città malata di malinconia”, sia ancora una volta il banco di prova di questa “Italia bella del golfo…” come ha cantato Antonello in una sua canzone. Venditti l’ha definita in un suo concerto “la città più meridionale del Nord”, per i suoi tanti immigrati, partiti “
Torino è una città che Antonello ha amato per tanti motivi, "ma per due che come noi si sono amati e poi trovati qui come disperati, Torino sei un mare nero per i figli tuoi….” E ancora “La tournèè cominciò da Torino davanti alle carceri nuove”. Circostanza questa destinata a ripetersi in tante tournèè anche recenti.
E ancora, Torino è l'antica città romana Augusta Taurinorum ("Torino strade dritte, tu mi perderai", “ma chi l’ha detto che non sei bella, antica quando la sera diventi stella”), è la città della Fiat, il pezzo fondamentale del sistema industriale italiano, è la città che negli anni
La canzone, pubblicata nel 1982 (Album “Sotto la pioggia”), risente senza dubbio di tutto questo.
Torino, ieri specchio dell'economia e della società italiana, è chiamata oggi a rappresentare nuovamente tutto il Paese. I bilanci si faranno alla fine, buone olimpiadi!
Stefano "Solegemello" www.solegemello.net
Nota: le canzoni citate sono “Torino”, “Lontana è Milano”, “Il treno delle sette”, “Robin”
Torino (Sotto la pioggia, 1982,A.Venditti)
Torino non è soltanto un nome
Torino è un grande coro di persone
Torino vuole dire Napoli che va in montagna
Torino è un dirigibile verso
Torino ma chi l' ha detto che non sei bella
antica quando la sera diventi stella
non parli perché hai paura di sapere troppo
prigione di questa Italia bella del golfo.
Sì, ma per due che come noi si sono amati e poi
trovati qui come disperati, Torino sei
un mare nero per i figli tuoi
Torino occhi aperti non tradirmi
Torino strade dritte tu mi perderai.
Torino non è soltanto una canzone
Torino è un grande coro di persone
Torino è l'altra faccia della stessa Roma
Torino un pugno al cielo di terra buona.
Sì, ma per due che come noi si sono amati e poi
trovati qui come disperati, Torino sei
un mare nero per i figli tuoi
Torino occhi aperti non tradirmi
Torino strade dritte tu mi perderai.
Dimmi tu come stai in questa città malata di malinconia.