Chi sono e di cosa si parla

Ciao a tutti, benvenuti in questo blog! Io sono Marta di Verona e questo è uno spazio virtuale dedicato alla mia passione musicale per Antonello Venditti. In realtà questo vuole essere un blog "collettivo", esteso a tutti i vendittiani, per parlare del nostro cantante preferito. Marta (se vuoi scrivermi clicca qui)

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"La tua voce é semplicemente un grido quando non sono ammessi sussurri" Marta

==> tutti i testi delle canzoni del nuovo album di Antonello Venditti, DALLA PELLE AL CUORE

TOUR 2008: QUI e sul forum di solegemello, tutti i commenti

ANTEPRIMA TOUR ESTIVO:16 giugno Arena di Verona

martedì, 29 aprile 2008

Brucia Roma

Brucia Roma, brucia Roma

co' li romani

brucia Roma, brucia Roma

co' li cristiani

brucia Roma, brucia Roma

er parlamento

brucia Roma, brucia Roma

cor Papa dentro

Brucia Roma, brucia Roma

e ce lo sapevamo

c' 'o sapeva morto bbene

puro Nerone

ma mentre solo lui sapeva suonare la cetra

mo' noialtri semo in tanti a sparare

E vorrei sapè dar professore

che fine ha fatto

Menenio Agrippa su Monte Sacro

lui combatteva pei diritti

dei contadini

e la plebe lo seguiva

mentre moriva

E vorrei sapè che fine ha fatto

Tiberio Gracco

puro lui fu assassinato mentre lottava

lui lottava pe' la plebe

e allontanare i pregiudizi

lui lottava pei diritti

e i peregrini

che poi sarebbero gli emigrati d'adesso

ma questo er professore nun me l'ha detto

e allora

brucia Roma, brucia Roma, brucia Roma

brucia Roma....

(Brucia Roma, Le cose della vita,1973)

...ROMA CAPOCCIA...DER MONNO 'NFAMEEEE...

e cogliendo il suggerimento di Marta...

"...me ne vojo annà da sto paese marcio che c'ha li buchi ar posto der cervello..."

Solegemello


postato da: solegemello alle ore 23:16 | link | commenti (2)
categorie: canzoni, attualità, foto roma
domenica, 20 aprile 2008

 

"...vorrei che mi credessi, che mi tenessi  più vicino..."

 

Questa bella foto è stata scattata da Stefania (nick "scatole vuote" sul forum di solegemello) durante una delle due date romane. La ringrazio per avermela "prestata"!

"...continuerò a cantare le cose della vita e se ho sbagliato a viverle per te non è finita...."

Durante questo tour ci sono state varie polemiche per il discorso del playback. Mi pare che ci stiamo impuntando un po' troppo...vogliamo  forse fargli un processo? Comunque io mi emoziono ancora molto ai suoi concerti...viva Antonello!

Le cose della vita

Lo so è un pò difficile
parlare con voi altri
lontani dai rumori
denunciare i tuoi tormenti
e per la prima volta non cercare le parole
difficili poetiche che stuzzicano il cuore.
Per te che non mi stimi e non ti tocca quel che dico
non ho da dirti molte cose in più
di quel che ho detto continuerò a cantare
le cose della vita
e se ho sbagliato a viverle per te non è finita.
Ma per te che hai scelto sempre me
da santo e da assassino
vorrei che mi credessi e mi tenessi più vicino
le cose della vita fanno piangere i poeti
ma se non le fermi subito diventano segreti


postato da: martacrs alle ore 12:12 | link | commenti (7)
categorie: canzoni, foto venditti
domenica, 23 marzo 2008

LIVE DI  "RICORDATI DI ME"

 

Ieri Antonello è stato ospite del programma di prima serata di rai1  "non esiste più la mezza stagione", condotto dal mitico trio Lopez, Marchesini, Solenghi. Ha cantato dal vivo Ricordati di me, assistito dai suoi amici Danilo Cherni e Amedeo Bianchi. Vi riporto quindi il video disponibile su youtube! Un'ottima occasione per ascoltare un'esecuzione molto carina e dolce di questa splendida canzone.


postato da: martacrs alle ore 19:00 | link | commenti (19)
categorie: canzoni, video, in tv
lunedì, 10 marzo 2008

8 E 9 MARZO, PADOVA, GRAZIE ANTONELLO!

VEND 2

QUI SOTTO FILE AUDIO REGISTRATO AL CONCERTO DELL'8 MARZO SULL' INTRODUZIONE A TRADIMENTO E PERDONO, CON CANZONE!

E' bello assistere all'inizio di un nuovo viaggio, percorrere i primi passi insieme. E così l'8 e il 9 marzo ho avuto il piacere di esserci quando Antonello dava inizio al suo tour, e ho potuto avvertire tutta la sua voglia, l'entusiasmo, la carica. Non vedeva l'ora di iniziare, ha spaccato il secondo...il concerto è iniziato alle 21.30 in punto! Prima delle note di Dalla pelle al cuore, 2 lunghissimi minuti di silenzio nel buio di un palazzetto in trepida attesa che applaudiva incoraggiante e invocava a voce forte il nostro Antonello. E poi finalmente la musica e le luci sul palco e Lui sbucare sotto i riflettori. Raggiante di un piacere immenso di cominciare il viaggio, insieme a noi. Il pubblico era caloroso e partecipe, conoscitore anche del nuovo album (e pure di Campus ho notato!Tanti conoscevano le versioni rock dei pezzi rivisitati!)e smanioso di godersi appieno il concerto. Alla fine dell'esecuzione del primo pezzo Antonello ci ha mostrato la sua gioia dicendoci che era contento di essere lì a festeggiare con noi il suo compleanno e che tra l'altro la sua festa coincideva con quella della giornata della donna. E qui ha fatto un bel discorso sulla regressione dei diritti per le donne, che stanno ritornando sempre più deboli insieme a vecchi e bambini. Ha quindi riflettuto come noi speravamo invece in un mondo migliore, in un progresso dei diritti, della civiltà, in tutto il mondo. Ha quindi rispolverato un brano "semplice" di 30 anni fa, ma di forte attualità: Sara. Poi il concerto è stato un alternarsi di canzoni vecchie e nuove (le ha fatte tutte tranne Giuda e Regali di Natale), per di più in versione rock (come Sotto il segno dei pesci e Ci vorrebbe un amico). Mi è piaciuta molto l'introduzione a Tradimento e perdono, quando ha parlato della funzione "sociale" dei campioni che non permette l'interesse e l'affetto per il lato umano del campione. Cioè al campione gli errori non vengono perdonati. Il campione in quanto "esempio" non può essere imperfetto! Esortava quindi ad amare di più i campioni e ad amarci tutti quanti, perchè siamo tutti imperfetti. Due cose nuove, rispetto agli altri concerti, sono state l'introduzione in scaletta di Benvenuti in paradiso, in una versione abbastanza particolare (definirei un po' dance un po' tribale!) e la rivisitazione di Roma Capoccia. La nuova versione di quest'ultima è molto strana ma molto bella. Al secondo ascolto me ne ero già innamorata persa! Ha un suono minimalista e malinconico, molto poetico. Sono curiosa di sapere se è piaciuta anche a qualcun'altro o se piacerà! Molto carina anche l'introduzione a Stella. Antonello ha ricordato di averla cantata proprio a padova il 2 aprile 2005 quando era morto papa Woytila e che nella tristezza e nel rammarico di avere perso tale Figura si era domandato se era il caso di suonare. Alla fine si era risposto cantando Stella. Ha quindi voluto dedicare di nuovo la canzone a Woytila e a Rocco, Antonino e Vito (gli uomini della scorta di Falcone, morti insieme al giudice in un attentato, nel 1992). Poi, che altro dire? Le luci molto carine! In conclusione un bel concerto, molto rock e carico(quasi sfiancante!eheheh). Il pubblico era soddisfatto, ma soprattutto ho notato come fosse atteso questo nuovo viaggio di Antonello e come sia stato accolto calorosamente il suo ritorno. A livello personale mi ha entusiasmato e anche stupito. Questo ritrovare l'Antonello che mi piace ma anche quello nuovo che torna a convincermi e poi la rivisitazione suggestiva di Roma Capoccia mi hanno fatta felice. E' BELLO RITROVARE VENDITTI!


martedì, 19 febbraio 2008

'68

Sono passati quarant'anni da una delle stagioni più amate e controverse della storia recente e un pò tutti,  dai giornalisti, agli scrittori, ai commentatori, più o meno titolati,  stanno celebrando il fatal anno. Qui su Vendittando ci proviamo anche noi, recuperando un articolo del 2005 de "Il corriere della sera" dove Antonello racconta il  suo '68 e parla di politica e di ricordi.  Inoltre a seguire riportiamo una breve analisi delle canzoni di Venditti sul tema...
 
 
LE CANZONI DI ANTONELLO SUL '68
di Stefano Solegemello

(....) In "Sotto il segno dei pesci", 1978, Antonello parla di un'intera generazione, quella sessantottina.
E' significativo che il brano esca proprio dieci anni dopo il famoso '68. La canzone si apre con le immagini di una manifestazione "Ti ricordi quella strada, eravamo io e te, e la gente che correva e gridava insieme a noi, tutto quel che voglio pensavo, è solamente amore..", e prosegue con l'analisi di alcuni personaggi a  cui la vita , finiti i miti rivoluzionari, riserba un presente non esaltante.
Altro episodio è "Il compleanno di Cristina",  canzone che inizia esattamente come "Sotto il segno dei pesci" (l'immagine del corteo) e poi descrive la vita di quegli stessi "contestatori" a vent'anni di distanza: nel frattempo è il 1988.
"Noi", dell'album "Benvenuti in paradiso", riprende ancora il discorso sulla generazione del '68 e ancora una volta vince la disillusione : "noi sotto il segno dei pesci noi...noi che sognavamo ad occhi aperti, adesso siamo i perdenti noi...";

(....) Una canzone dove sentimento e politica si "danno la mano" è "Qui"(1984), ma questa volta  protagonista è il sentimento tra un uomo e una donna.
Qualcuno può pensare che parlare d'amore, inteso come amore di coppia,  sia un "tema basso", e un tema "commerciale". Non lo nego, spesso è così, e la canzone italiana è piena di canzoni futili e ultra-leggere (nelle quali è incappato lo stesso Venditti), eppure "Qui" è una canzone diversa.
E' diversa perchè quando Antonello dice "e Paola prende la mia mano...", il fatidico incontro avviene davanti alla facoltà di Architettura, a Valle Giulia.
Sfondo di questo amore sono "gli anni caldi", le occupazioni, gli scontri; E' come dire "noi occupavamo ma  non avevamo dimenticato che la vita è fatta anche di altro", non a caso "Qui" è pubblicata su un disco chiamato "Cuore".
Questa "politica-sentimento" è secondo me la chiave di volta più autentica per capire la produzione di Antonello Venditti. Ed ancora pensiamo alle tante canzoni dedicate alla scuola, da "Compagno di scuola"(1975), che descrive un clima di pre-contestazione (Antonello vive il suo sessantotto all'Università) e gli inevitabili cambiamenti che stanno per arrivare, a "Giulio Cesare"(1986) con quella "Giovine Italia" nera nera, a "Notte prima degli esami"(1984) con le sue notti polizia dove qualcuno è caduto. Fino alla recente "Fianco a fianco"(1999) che cerca di raccontare il clima solidale di quella stagione. Che quest'anno con l'8 ci regali un'altra canzone dedicata al tema?

Analisi del testo "QUI"(Cuore, 1984)
"ALBE CINESI DI SETA INDIANA..." di Marco Re


UN' IMMAGINE METAFORICA PER DESCRIVERE UNA GENERAZIONE - QUELLA DEL '68 APPUNTO - CHE POLITICAMENTE GUARDAVA AL "SOLE DELL'AVVENIRE" E AI PAESI COMUNISTI DELL'EST E CULTURALMENTE SI IMBEVEVA DELLE CONTRASTANTI PULSIONI CHE PROVENIVANO DAI DUE ESTREMI DEL GLOBO: LA CULTURA PSICHEDELICA AMERICANA E IL MISTICISMO ORIENTALE (LA SETA INDIANA...CHE PER ALTRO ERA DIVENTATA ANCHE MODA : LE RAGAZZE "HIPPIES", INDOSSAVANO AMPI FOULARD E GONNE LUNGHISSIME DI SETA INDIANA CON COLLANINE DI PERLINE ECC.)

Venditti: io, De Gregori e Veltroni quando Berlinguer era la speranza
«Il leader pci un vero socialista, triste Fassino che gli preferisce Craxi» «Destra e sinistra concetti insufficienti, dico sì al federalismo fiscale» «In Italia c' è una calamita enorme che tenta di trascinarti da una parte all' altra: si chiama politica ma è in fallimento»
Aldo Cazzullo,  Pagina 11
(27 marzo 2005) - Corriere della Sera
ROMA - «C' è in Italia una calamita enorme, che tenta di trascinarti da una parte o dall' altra. Una macchina tritatutto chiamata politica. Destra o sinistra? E' una domanda insufficiente, una selezione primitiva, un modo inadeguato di rappresentare se stessi. Rivendico altre dimensioni: Nord e Sud, Est e Ovest. Rivendico di poter apprezzare idee della parte che non è la mia; ad esempio il federalismo fiscale, che consentirebbe finalmente di pagare le tasse volentieri. La politica oggi pare una curatela fallimentare: l' obiettivo è perdere un po' di meno. La società è anziana. Si riconferma il mandato a vita al Governatore della Banca d' Italia, un anacronismo. La borghesia è in ozio, impoverita, ferma a un mito liberista coltivato da monopolisti, padroni assoluti di un mercato che non c' è». E voi artisti, intellettuali, cantautori? «In questo casinò, in questo palio di Siena, in questa giostra rivendico di essere Antonio Venditti detto Antonello. E sono d' accordo con De Gregori: siamo stanchi di essere usati dalla politica. Di cantare per le sorti altrui. La differenza tra noi è che Francesco è stato redento, mentre io non sono organico a nulla». Venditti parla di politica nel giardino della sua casa di Trastevere, in una pausa della trionfale tournée. Qualche mese fa, alla presentazione dell' ultimo libro di Morucci La peggio gioventù, ha detto provocatoriamente che sarebbe potuto finire terrorista anche lui. «Perché la formazione è stata la stessa. La differenza è che io ho maturato un rifiuto totale della violenza, che è tuttora la mia bussola». La formazione di Venditti è legata al Giulio Cesare. «Un liceo di destra. Prima del ' 68, la politica la facevano i fascisti. Non ti lasciavano entrare a scuola e ti portavano di peso al corteo per Trieste libera. All' università, un altro ambiente di destra, Giurisprudenza. Comandavano i nazisti: leggevano Evola e predicavano l' autogestione, citavano Nietzsche e facevano il gatto selvaggio ai professori, scaraventandoli di peso giù dalla cattedra, tipo guardie rosse. Ricordo quando tirarono un banco sulla schiena a Scalzone; io ebbi un colpo d' asta di bandiera tricolore sotto il mento. Ricordo Valle Giulia. Ci rifugiamo in mille all' Accademia cinese, e da lì ci caliamo da un muro in strada. Dall' altra parte ci aspetta la polizia e ci carica direttamente sui cellulari. Nessuno dà l' allarme; prendono anche me. I celerini mirano con i manganelli alle giunture, il mio vicino ha il gomito spezzato; io mi salvo abbracciando un carabiniere, che mi protegge e mi porta in caserma. Esco a mezzanotte, con mio padre viceprefetto, tra i buu dei compagni». Entrò in un partito, in un gruppo? «No. Frequentavo i marxisti-leninisti, che mi respinsero. Suonavo, facevo mattina in piazza Navona, portavo i capelli lisci lunghi, tanto che mi chiamavano Toshiro, come Toshiro Mifune; ma questo anche perché quando si faceva a botte lanciavo grida altissime. Una sera mi dissero di non farmi più vedere. Ma ero sempre parte del movimento. Fino al giorno della visita di Nixon». Era il 28 settembre 1970. Cortei, scontri, fughe. «Mi nascondo in un bar. Un celerino mi scova e mi colpisce con una manganellata in fronte, guardi qui sulla tempia sinistra, ho ancora la cicatrice. Esco insanguinato e un amico, Marco Melotti, mi carica sulla sua 110 bianca targata Imperia, che fa da ambulanza del movimento. A bordo ci sono già altri sei o sette feriti. Marco si fa largo caricando i celerini e ci porta all' università. Gli studenti hanno divelto tutti i sampietrini e steso cavi ad altezza d' uomo per fermare i caroselli delle jeep. Io mi dico: basta. Ho scelto allora la nonviolenza. E mi sono sforzato di diventare comunista; anche se il Pci aveva ritmi lenti, era preistorico, lontano dai giovani, e legato all' Urss, che noi detestavamo. Con De Gregori eravamo andati in Ungheria, e avevamo fatto pipì sui resti dei carri armati sovietici...». Ad aiutarlo a diventare comunista c' era Berlinguer, cui nel ' 91 ha dedicato una canzone, Dolce Enrico. Una figura che i suoi coetanei (Venditti è del ' 49, come D' Alema e Fassino) hanno ricordato in pagine affettuose, ma talora critiche: tra Craxi e Berlinguer, ha scritto Fassino, le ragioni della modernità erano dalla parte di Craxi. «E questa è una cosa triste. Ho stima di Fassino, è una persona perbene. Ma dovrebbe ricordare che Berlinguer fu il primo a prendere le distanze da Mosca, e anche l' ultimo. Loro attesero la caduta del Muro per completare lo strappo. Io l' avevo detto a Veltroni dieci anni prima, prendendo un caffè da Vezio, dietro Botteghe Oscure: guarda Walter che il Muro sta per crollare, perché voi miglioristi non andate via dal Pci oggi? Mi guardò con un misto di stupore e compatimento». Venditti non parla con ostilità dei capi diessini; non a caso continua a votare per loro. «Veltroni era il nostro piccolo Budda. Quello che avrebbe trasformato il Pci a nostra somiglianza: meno settario, lontano da Mosca, attento ai diritti civili. Quando Benigni prese in braccio Berlinguer, De Gregori e io eravamo dietro gli amplificatori con Veltroni. Parlavamo di cinema e musica, giocavamo a pallone. D' Alema era diverso. Duro, freddo, ci pareva il più adatto a ricostruire l' identità del partito, a dare al Paese regole certe in modo da poterlo anche consegnare alla destra. Ma è proprio su questo punto che D' Alema ha fallito. La Bicamerale è servita solo a far rinascere Berlusconi». Fassino sbaglia perché «Berlinguer era un socialista, il vero partito socialista era il Pci. Il Psi era un partito craxiano. Craxiano era Berlusconi. Berlinguer sognava di fondere le due chiese, la cattolica e la comunista, i due grandi valori della carità e della solidarietà. Craxi impersonava il disvalore supremo, il potere fine a se stesso». Carità e solidarietà, racconta Venditti, corrispondono alle sue due anime. «Ho un' anima laica. Ma non ho mai perso la mia anima cattolica. La prima canzone è dedicata a Sora Rosa, mia nonna, che in realtà si chiamava Margherita. Ogni domenica mi portava alla messa antelucana. Poi tornavo a casa, mi cambiavo, e andavo con i genitori alla messa borghese di mezzogiorno. Quindi la sera di nuovo a messa con la nonna. Nell' intervallo componevo musica. Tutte le mie canzoni nascevano di domenica». Dice Venditti di avere «un senso religioso della vita. Sono curioso, ho dialogato e dialogo con tutti, con i giovani democristiani, con i ciellini. Credo nella solidarietà, che non è mai casuale ma politica, e si fa solo a chi la merita; ma credo anche nella carità, che significa vedere il Cristo negli altri. Purtroppo la carità è stata cancellata; anche la Chiesa fa solidarietà. Pure il Papa all' inizio era più attento ai rapporti politici, essendo legato all' esperienza di Solidarnosc. Oggi è diverso, una figura immensa. Wojtyla è quel che Cristo non è stato, vive quel che Cristo non ha conosciuto, la vecchiaia». «Amo cantare per qualcosa, non contro qualcuno. Per questo non ho partecipato alla mobilitazione dei girotondi». In un' intervista del ' 92 Venditti previde la discesa in campo di Berlusconi. «Per tutti gli Anni Ottanta, gli anni di plastica, Berlusconi aveva lavorato all' idea estetica dell' italiano: l' idea della Velina, di Colpo Grosso; degli occhiali scuri, della cravatta da portare fin da ragazzi. Anche oggi, è come se lui parlasse da una tv a colori, e tutti gli altri da una tv in bianco e nero. Penso ai servizi su Prodi: tutto è faticoso, precario; le luci casuali, da Tg3; anche il sole pare in bianco e nero. Nel ' 96 dietro Prodi c' era una forza popolare enorme; il treno e la corriera contrapposti agli aerei e alle navi da crociera erano simboli di povertà concreta. Ora questo non paga più, ci vuole organizzazione». A sinistra Venditti riconosce doti di comunicatore a Bertinotti. «L' ho conosciuto nel ' 98, subito dopo la rottura con Prodi, davanti a un hotel di Perugia, dove il giorno dopo dovevamo marciare per la pace. Stava discutendo con i diessini locali. Gli dissi solo: ma tu che cosa vuoi? Ne parlammo tutta la notte, sbirciando in tv la Ferrari al Gran Premio di Sepang. E sono stato forse l' unico italiano a capire già allora cosa volesse Bertinotti». Nega che con De Gregori ci sia mai stata freddezza. «Il primo disco, Theorius Campus, l' abbiamo fatto insieme. Poi Francesco ne ha inciso un altro con De André. Loro avevano un linguaggio più letterario, io andavo direttamente al cuore delle cose. E partecipavo alle lotte di persona, non solo con le canzoni; sfilando nei cortei, tenendo concerti in fabbrica. Per questo De Gregori e De André mi invidiavano e nel contempo mi disprezzavano. La vera amicizia con Fabrizio nacque dopo il suo sequestro, quando per tre mesi abbiamo registrato in due studi affiancati nel castello di Carimate, dove ora si fanno le prove dei reality-show: prima si suonava, poi si faceva mattina a parlare. L' amicizia con Francesco dura da 35 anni, ed è l' unica che coltivo con un collega. La pensiamo allo stesso modo, e di questi tempi ci sentiamo quasi tutti i giorni, andiamo al cinema e a mangiare la pizza. Siamo il lato A e il lato B della stessa canzone».
Aldo Cazzullo DAL PCI AI DS
Cazzullo Aldo
Pagina 11
(27 marzo 2005) - Corriere della Sera
Approfitto per segnalare l'archivio storico del Corriere, consultabile online dal 1992 in poi, da cui è stato estratto quest'articolo.

postato da: solegemello alle ore 20:41 | link | commenti (1)
categorie: canzoni, articoli, 1968, foto venditti, antonello e la scuola
giovedì, 07 febbraio 2008

 SORRISI
I sorrisi sono una forma di comunicazione, quelli veri e spontanei sono più precisamente un’espressione dell’anima. Cosa c’è di più bello e conciliante col mondo di un dolce sorriso? Ti disarma e ti lascia senza parole, perché lui stesso non ne ha bisogno! Un sorriso ha il valore di un abbraccio, la forza di un raggio di sole, la freschezza di un’acqua pura e buona. Però può anche essere triste e allora chi lo raccoglie ha una grande responsabilità: quella di cancellarne l’amarezza e solo l’amicizia o l’amore lo possono addolcire…
 
Le canzoni di Antonello parlano di vari sorrisi.  
Quello che più mi piace è descritto nella bellissima Dolce Enrico (dedicata all’indimenticato Enrico Berlinguer): ”Enrico, se tu ci fossi ancora, ci basterebbe un sorriso per un abbraccio di un’ora” / “chiudo gli occhi e tu ci sei Dolce Enrico, tu sorridi accanto a me”. L’immagine è dolce e struggente. Il forte senso di solitudine di Antonello trova conforto nel ricordo e nella contemporanea presa di coscienza che Enrico ancora c’è, vive nel suo cuore e lo accompagna negli ideali e nelle speranze, rassicurante di dolcezza e forte di una compianta integrità morale.
 
Ci sono poi i sorrisi di Modena: “con le nostre famose facce idiote ah eccoci qui, coi nostri famosi sorrisi tristi a parlarci ancora di noi”. L’amarezza di una sensazione di estraniamento, la “voglia di andare via” accompagnata da sentimenti e stati d’animo difficili da decifrare, trovano sollievo e sfogo comune nella condivisione del momento tra due amici. Quando “non c’è niente da capire, niente da salvare nelle nostre parole”, forse i sorrisi e gli sguardi  ("io resto qui a guardarti negli occhi lo sai") parlano più di tanti discorsi e stemperano la drammaticità del momento in un dialogo intimo e silenzioso. La canzone si riferisce alla partecipazione di Antonello al Festival dell’Unità di Modena del 1976. “ Io ero solo al pianoforte e tentavo di comunicare, di ricostruire le atmosfere del Folkstudio. E mentre cercavo di esprimermi, mentre cercavo di trasmettere, la cosa più importante per gli astanti era trovare posto a sedere. E come sempre quando ti trovi davanti a qualcosa che ti fa male, cominci a riflettere, a ripercorrere tutta la tua vita. Forse per questo ci ho voluto dentro Gato Barbieri, tutti e due siamo nati al Folk Studio, le nostre storie sono parallele, cono lo stesso amore per il paese e la stessa impossibilità di comunicare. D’altronde ormai non ci può essere un rapporto privato nella musica: o fai i festival dell’unità o vai per discoteche. Ed ecco allora quella voglia fisica di andarsene via, come mi prese quella sera a Modena.”.
 
Tradimento e perdono, una delle canzoni del nuovo album di Venditti, racconta del sorriso particolare che ha caratterizzato e accomunato tre grandi personaggi (Agostino Di Bartolomei, Luigi Tenco e Marco Pantani), “campioni” nelle loro discipline ma segnati e condannati dall’infelicità. Nei loro visi ricorreva spesso un “sorriso sgomento”. In una società come la nostra, che non ammette errori e che “piange il campione quando non serve più”, un segnale così chiaro di paura e di malessere passa indifferente, come se la fragilità umana non fosse concessa. E Antonello allora riflette sul fatto che “ci vorrebbe attenzione verso l’errore” e invoca quindi quella sensibilità e quella solidarietà umana necessarie per non far cadere l'uomo nel baratro: “se ci fosse più amore per il campione oggi saresti qui”. Infatti per il campione  lo sbaglio si paga anche più caro  rispetto a una persona  "normale": la sua figura è importante solo quando vince, e si porta quindi addosso il peso delle aspettative di chi lo vuole forte ma poi gli volta le spalle appena cade nell'ombra. Il campione può allora diventare facilmente vittima di un amore subdolo e crudele...
 
Dimmi che credi affronta un tema bello e delicato, caro a Venditti (ricorre spesso nelle sue canzoni, penso ad es a: Marta, Per sempre giovane, Peppino): il rapportarsi con le difficoltà della vita. La canzone è dedicata al figlio ed è un’esortazione a non arrendersi, ad affrontare la vita con fiducia (e con fede), al saper riconoscere sempre la bellezza e l’importanza della nostra esistenza. “Il tuo sorriso tra la gente passerà forse indifferente, ma non ti sentirai più solo sei diventato un uomo”. Solo la comprensione del valore della vita, l'apprezzamento del bello che esiste, può portare alla maturità e alimentare il coraggio di vivere dinanzi alle difficoltà.
 
Altri sorrisi nelle canzoni di Venditti:
  • “odiarsi mai per chi si ama come noi basta sorridere” - Amici mai-        
  •  “un bambino che domanda come è nato si risponde sorridendo che lo sa” - Le tue mani su di me
  •   “Quando verrà Natale tutto sorriderà” -  Quando verrà Natale
  •  “Era un pianeto sincero e sorrideva sempre”/ “Questo era un uomo; era una macchina molto strana e non sorrideva mai” - Figli del domani 
  • “alla luce del fuoco lei mi guarda e sorride, sorride, sorride, sorride, sei tu...” - Strada
  • “La solitudine è una strana compagna lei ti sorride come una puttana” -  Stai con me      
  •    “perché lui porta la cravatta il sorriso più smagliante” - L’uomo falco
  •   “TG1 TG2 che confusione ma almeno rimane il pregio dell'informazione e tra una smentita e l'altra e un sorriso ministeriale ci fa capire che le cose non vanno poi troppo male” -  Il telegiornale
  •   “Quando non guarda guardi lui e mi sorridi “/ “Quando non guardi guarda te e mi sorride” -  Miraggi
  • “sorridi Roma, non ti lasceremo mai “- Ho fatto un sogno
  • “il mio sorriso ha aperto i tuoi rimpianti tu ancora stai dormendo accanto a me” – A che gioco giochi
 

domenica, 20 gennaio 2008

FELLINI

Ci sono canzoni che si amano più di altre, ma non è detto che queste preferenze siano immutabili. Variano infatti a seconda del momento, dell'umore o di chissà cosa. Beh, in questi ultimi anni, questa canzone, cioè "Fellini" dall'album "Sotto la pioggia", è stabilmente nella classifica delle mie più amate (lo so non è tra le più celebri, però ha secondo me qualcosa di speciale, sia a livello lirico che musicale), insieme a pezzi come "Eleonora"(dallo stesso disco), o "Ma che bella giornata di sole". Chissà, forse è perchè sto diventando vecchio e malinconico??? :-))). "Fellini" è poi tornata d'attualità anche in occasione di una delle ultime uscite televisive di  Antonello Venditti, ovvero il Capodanno 2008, trasmesso in diretta dalla Rai proprio dal "Parco Fellini", a due passi da quel Grand Hotel tanto volte celebrato dal Maestro nei suoi film. Mi ha fatto piacere che Antonello abbia ricordato in quell'occasione questa sua vecchia canzone (sarebbe stato fantastico sentirgliela cantare) e riporto il video, caricato su Youtube, di quel momento...

Ciao a tutti i lettori ed ancora BUON 2008!

Stefano "Solegemello"

Fellini
(Sotto la pioggia, 1982) 

Amico mio il treno fischia forte
e ha la faccia di un bambino triste
a Rimini d'estate
come un ricordo...
come una bugia... passa via.
per ogni guerra per ogni cuore
sta nascendo una stella in cielo
sola come un grande amore
che strano imbroglio... che strana compagnia...
questa dolce vita.
Ma noi ci crediamo ancora ogni giorno
come questa sera in questa vita Luna Park
E come due aquile al vento ci inventiamo in un solo momento
di volare in alto, in alto, in alto e ancora di più ...
... credimi ... credimi ...
Federico è solo un sogno, una macchina del tempo
tutto quello che rimane intorno è una sciarpa contro il vento

...un treno che va via credimi ... credimi ...

Video da YOUTUBE

1 Gennaio 2008, Parco Fellini 

Qui riporto alcuni stralci di articoli, tratti da vecchie riviste, su un argomento molto interessante, il rapporto tra arte e capitale, tra artista ed industria. Sarebbe bello poterne discutere insieme!  Buona lettura, Solegemello. 

(...) con "Fellini" Venditti, oltre a compiere un omaggio ad uno dei più grandi personaggi della scena culturale italiana, testimonia in maniera poetica, la difficoltà di essere artista fuori dalle regole del mercato, in una canzone che, con questa chiave di lettura, diventa forse il brano più politico di "Sotto la pioggia", dove si parla dei rapporti tra arte e potere, arte e capitale, e dove spesso capitale e potere stanno insieme senza dare spazio all'arte. Federico Fellini rappresenta, secondo Venditti, l'arte incontaminata, allo stato puro, ma anche qualcosa di più, la capacità di inventare, una macchina del tempo, forse soltanto un luogo della memoria anche lui come i suoi film, da "La dolce vita" ad "Amarcord".(...) (Ciao 2001, 9 Maggio 1982, n.19 Anno XIV)

(....) "Fellini" descrive il rapporto che c'è fra potere e arte: mentre noi, sempre parlando di una volta, eravamo molto garibaldini, lottavamo forse perchè non eravamo dentro , non sapevamo certi meccanismi, oggi noi sappiamo che l'arte è in qualche modo dipendente dal capitale. Ecco allora che ad esempio, per me, il fatto di non avere soldi, di avere una discografia debole, mi impedisce di esprimermi...così come succede a Fellini cui, come me che ho fatto un disco in tre anni, non permettono di fare più di un film ogni quattro. (....) (Music Anno IV n.37-38 Maggio/Giugno 1982) 

Clicca qui per la pagina del SITO SOLEGEMELLO dedicata a Federico Fellini/Antonello Venditti, con altre foto e curiosità. 


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categorie: canzoni, video, capodanno, fellini
lunedì, 24 dicembre 2007

...Ci incontreremo all'angolo, in quel bar di Via Frattina...

Regali di Natale
(Dalla Pelle al cuore, 2007)
 
Ritornerà dicembre
con il freddo e i temporali
E tu sarai già pronta
con la lista dei regali
Ci incontreremo all’angolo
In quel bar di Via Frattina
È bello non vedersi
Come amanti stamattina
Sempre…
Sempre resterai
Nella mia mente
Sempre…Sempre…
Tu sei il mio regalo e sei per sempre
Ti ho persa ad un semaforo
Forse mentre attraversavi
Ma tu dovevi dirmelo che in silenzio tu mi amavi
Confondono i ricordi i regali di Natale
Trasformano in minuti tutti gli anni che passavi
Sempre…sempre resterai nella mia mente
Sempre sempre tu sei il mio regalo e sei per sempre
Ma che destino complice ti ritrovo in libreria
A ricomprarmi Seneca proprio mentre andavo via
Confondono gli amanti i regali di Natale
Nascondono i diamanti fra le cose che più ami
Sempre
Sempre
Sempre resterai
nella mia mente
Sempre
Sempre
tu sei il mio regalo
e sei per sempre

AUGURI DI BUON NATALE E FELICE ANNO NUOVO!

Quando verrà Natale, tutto il mondo cambierà

Quando verrà Natale, tutto sorriderà...

 

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postato da: solegemello alle ore 17:10 | link | commenti (4)
categorie: canzoni, natale, foto roma, dalla pelle al cuore
domenica, 25 novembre 2007

GIUDA
Immagine:Cimabue01.jpgC’è una canzone del nuovo album di Antonello che a mio avviso spicca su tutte per ispirazione e profondità. La musica stessa ha un che di estraniante e surreale, poco definibile, un po' atipico. E’ una canzone che non ha epoca, potrebbe essere stata scritta adesso come negli anni ’70 e veste di un’attualità eterna. la canzone di cui sto parlando si initola Giuda. In questo pezzo Venditti si immedesima nel traditore per antonomasia, in un ipotetico e drammatico monologo (ma sarà ascoltato?) o meglio, invocazione, con Cristo.
 Antonello a riguardo della canzone dice:
 
“Ho scritto questo brano come se fossi Giuda, cosi' solo, abbandonato nell'inferno anche se poi, dall'altra parte, c'e' la stessa solitudine di chi ha dato la vita per noi, perche' questo nostro tempo e' quanto di piu' lontano possa esserci dalla cristianita'”
 
“Quel pezzo rappresenta il senso del disco, dell'umanità di oggi. Io pongo la figura di Giuda come emblema del momento storico che viviamo. Immagine dell'uomo solo che è peccatore, ha sbagliato, e tradisce se stesso nel confine tra assoluto e ragione”
 
“Giuda Rappresenta l'uomo abbandonato alla sua solitudine. A quel mondo di dolore che s'è caricato sulle spalle per colpa della propria presunzione. Ma anche il Cristo è solo, perché oggi l'umanità vive lontana dai precetti della religione. Così, se Gesù perdonasse Giuda libererebbe entrambi dalla solitudine”
 
Ma il testo della canzone parla comunque chiaro: c’è un uomo solo, al quale non è stato concesso il perdono, destinato a dannarsi per l’eternità, che si appella alla misericordia di Cristo ricordandogli la sua natura in parte umana, carica quindi di fragilità, di debolezze e della stessa sua solitudine. Alcuni passi della canzone sono da brividi :
-Ora sono qui, ultimo tra gli uomini, a portare ancora tutte le spine della tua corona, perdonando me liberi anche te dalla solitudine 
-Ora devo andare nel buco nero spaziotemporale, nella certezza della dannazione, nel buio freddo dell’umiliazione ...che sarà di me...che sarà di te, dimmi mio signore!
A rendere ancora più suggestiva la canzone sono la musica (nel momento di maggiore pathos intervengono chitarre distorte a simulare quasi grida infernali) e l’abilità vocale di Venditti nel trasmettere l’angosciosa solitudine e la frustrazione di Giuda.

GIUDA
Signore sono Giuda
Il tuo vecchio amico
Parlo dall’inferno
Non dal paradiso
scusa se disturbo
Se ti cerco ancora
Io ti sto…io ti sto aspettando
Oggi come allora
Ero solo un uomo
Ora un uomo solo
E mi grido dentro
Tutto il mio dolore
L’ho pagata cara
La mia presunzione
Io volevo solo
io volevo solo
Essere il migliore
Ora sono qui
Ultimo tra gli uomini
A portare ancora
Tutte le spine della tua corona
Perdonando me
Liberi anche te
Dalla solitudine
Scusa se ti cerco
Se ti invoco ancora
Io ti sto aspettando
Oggi come allora
Ora devo andare
Nel buco nero spaziotemporale
Nella certezza della dannazione
Nel buio freddo dell’umiliazione
Che sarà di me
Che sarà di te
Dimmi mio signore
Dimmi mio signore
L’ho pagata cara
La mia presunzione
Io volevo solo essere il migliore
Io volevo solo essere il migliore
Ma chi era Giuda? E perché ha peccato di presunzione? Di seguito qualche informazione e interpretazioni varie sulla sua figura e sulla vicenda del tradimento.
 
Immagine:KissOfJudas.jpgGiuda Iscariota (in ebraico: יהודה ×יש־קריות YÉ™hûá¸Äh ʾΚ-qÉ™riyyôṯ), vissuto, secondo i vangeli, nel I secolo d.C. e morto nell'aprile del 33, è stato uno dei dodici apostoli di Gesù Cristo, ovvero quello che secondo il Nuovo Testamento lo tradì per trenta denari (Matteo 26,14-16)
 
Giuda è menzionato solo nei Vangeli e all'inizio degli Atti degli apostoli. Secondo quanto detto nei Vangeli, egli teneva il denaro dei discepoli e tradì Gesù indicandolo ai soldati del Sinedrio ebraico per farlo arrestare. Dopo l'arresto di Gesù da parte dei Romani (ma prima della sua esecuzione), il pentito Giuda restituì la ricompensa ai sacerdoti e morì. Nel Nuovo Testamento vi sono due versioni differenti circa la morte di Giuda: infatti, mentre il Vangelo secondo Matteo racconta che egli si impiccò (27,3-5), gli Atti degli Apostoli (1,18) riportano il resoconto di Pietro, secondo cui Giuda comprò un campo con il prezzo dell'ingiustizia e precipitando si spaccò in mezzo e si sparsero tutte le sue viscere. Ciò fu noto a tutti gli abitanti di Gerusalemme cosicché quel campo fu chiamato nel dialetto loro Akeldamà, ossia Campo del sangue. Gli Atti continuano dicendo che il suo posto fu poi occupato da San Mattia
Giuda è stato una figura di grande interesse per molti gruppi esoterici e molte sette gnostiche, a causa dell'apparente contraddizione nell'idea del "tradimento di Dio". Infatti questa idea implica una delle seguenti alternative: a) Gesù non poté prevedere il tradimento di Giuda; b) Gesù non fu in grado di impedire la sua azione; c) Gesù consentì a Giuda di tradirlo; d) Giuda fu un complice informato sul destino programmato di Gesù. Vangeli canonici suggeriscono che Gesù fosse a conoscenza del tradimento di Giuda e che lo consentì; l'apocrifo Vangelo di Giuda lascia intendere addirittura che vi fosse un'intesa in proposito tra Cristo e il discepolo.
Alcuni studiosi moderni hanno abbracciato una teoria alternativa secondo cui Giuda sarebbe stato solamente il negoziatore di un prestabilito scambio di prigioneri (susseguente alla rivolta dei cambiavalute) che consegnò Gesù alle autorità romane di comune accordo, e il successivo ritratto di Giuda come traditore sarebbe una alterazione storica. Nel suo libro Il complotto di Pasqua, il teologo britannico Hugh J. Schonfield sostiene che la crocifissione di Cristo è stato un auto-complotto, mirato al riavverarsi della profezia biblica, e che Giuda agì di concerto con Gesù, il quale consentì al discepolo di consegnare il suo maestro alle autorità.
L'ipotesi di Schonfield - che trova anche riscontro nell'apocrifo Vangelo di Giuda - riconosce nelle note azioni di Giuda l'avverarsi della profezia, senza ammettere che le profezie si siano realmente avverate nella storia. Questa interpretazione divenne molto conosciuta al pubblico dal controverso film L'ultima tentazione di Cristo di Martin Scorsese. Nel film Dracula 2000, si suggerisce che Dracula fosse Giuda Iscariota. Questo spiega perché Dracula tema la croce, l'argento e la Bibbia, e perché sia condannato a stare nel mondo in eterno.
Nel film di Norman Jewison Jesus Christ Superstar (1973), tratto dal musical di A. L. Webbern e T. Rice, l'apostolo traditore - interpretato dal cantante di colore Carl Anderson - si mostra dapprima confuso dall'amicizia fra Gesù e Maria Maddalena e poi preoccupato dalla commozione generale che il Maestro sta creando a Gerusalemme. Si disse che il film gettava una luce favorevole su Giuda, il più saggio e moralista dei personaggi che tra l'altro nella scena precedente la crocifissione torna dal paradiso (dove era evidentemente salito in seguito al suicidio di poche ore prima...) e chiede a Gesù di spiegargli il perché del suo comportamento da superstar. Ma la scena più controversa è quella dell'ultima cena: quando Gesù dice agli apostoli (brilli) che qualcuno di loro sta per andare a tradirlo, Giuda gli risponde: "Sei tu a volere che lo faccia. Meriteresti che restassi qui a rovinare le tue ambizioni".
Perfino lo sceneggiato Gesù di Nazareth (1976) di Franco Zeffirelli, realizzato con la consulenza di un monsignore e di un reverendo, ridimensionò notevolmente la malvagità presunta dell'apostolo. Giuda (interpretato da Ian McShane) si presenta al Maestro come erudito (traduce testi latini e greci in ebraico e aramaico), lo rappresenta presso gli zeloti (e accoglie per primo il futuro apostolo Simone il Cananeo, dopo la sua decisione di non condividere l'ostilità dei compagni) e desidera che Gesù si metta d'accordo con Caifa e i Farisei; per questo decide di costringerlo ad andare con le guardie del tempio. Ma quando chiede allo scriba Zerah di essere ammesso a quello che credeva un dibattito, ottiene come risposta che ci sarà invece un processo per bestemmia. In aggiunta, Zerah decide solo in quel momento di consegnargli i trenta denari. Facendo capire che non erano stati affatto messi in conto. Dapprima sbalordito e incredulo, poi presa coscienza dell'inganno, Giuda non può fare a meno di provare rimorso: benché le sue intenzioni fossero buone, la conseguenza è stata comunque un tradimento. Giuda si impicca all'alba del giorno della crocifissione. La scena termina col particolare dei trenta denari sparsi sull'erba. Dopo la crocifissione, poi, allorché gli apostoli si trovano nascosti nel cenacolo per sfuggire agli arresti (e sono restii a credere a Maria Maddalena che rivela loro che Cristo è risorto), Pietro dice: "Anche noi abbiamo tradito il Maestro".
In una memorabile omelia, pronunciata il Giovedì Santo del 1958, don Primo Mazzolari, pur senza discostarsi dalla tradizionale versione della Chiesa Cattolica, propone un'interessante riflessione sulla figura dell'apostolo, appellato "Giuda, fratello nostro"
 

postato da: martacrs alle ore 13:21 | link | commenti (6)
categorie: canzoni, giuda
sabato, 17 novembre 2007

TUTTI I TESTI DELLE CANZONI DEL NUOVO ALBUM DALLA PELLE AL CUORE

DALLA PELLE AL CUORE

Il sesso fa partire, l'amore fa tornar da te
e dalla pelle al cuore che adesso sto davanti a te
So che mi perdonerai, mi devi perdonare,
so che tu ce la farai
e dalla pelle al cuore che devo ritornare
senza più parole, senza farti male
e dalla pelle al cuore e tu lo capirai
solo da uno sguardo tu lo scoprirai.
Non cerco comprensione
lacrime che tu non hai
è stata un'emozione che mi ha rubato l'anima,
dolcissimo mio amore, e non mi ha fatto vivere
si apre il tuo portone
e adesso sei davanti a me
e' dalla pelle al cuore che devo ritornare
senza più parole, senza farti male
e dalla pelle al cuore e tu lo capirai
solo da uno sguardo tu lo scoprirai
mi perdonerai, mi perdonerai
mi devi perdonare sai, mi perdonerai
e' dalla pelle al cuore che devo ritornare
senza più dolore, senza farti male
e dalla pelle al cuore e tu lo capirai
solo da uno sguardo tu lo scoprirai
mi perdonerai, mi perdonerai
mi devi perdonare sai, mi perdonerai
mi perdonerai
 
PIOVE SU ROMA