MA BOMBA O NON BOMBAAA.....NOI...ARRIVEREMO A ROMA! (potrebbe essere il nostro motto se andassimo in massa al concerto nella capitale!)
Guardate che video ho scovato su youtube!!! Il video di Bomba o non bomba (1978, dall'album sotto il segno dei pesci). Oltre ad Antonello compaiono nel video gli Stradaperta, band che ha collaborato con Antonello per quell'album (e per i successivi fino a cento città) e che lo ha accompagnato anche in varie tourneè.
Ciao a tutti i fan di Venditti...quando mi hanno invitato in questo blog ho accettato subito, anche se purtroppo so di Venditti un decimo di quello che sanno Marta e Stefano...
proprio per questo volevo chiedergli se la canzone "Altamarea" è sua...o un rifacimento...ho sentito una versione in inglese degli anni 80...uguale!
grazie per l'aiuto!!!
continuate ad aggiornarci!!!
Ciao Marzia!Ti rispondo qui, così la risposta rimane bene in evidenza. La canzone di Antonello è una cover di Don’t Dream It’s Over una canzone del 1986 dei Crowded House. Ciao, Marta.
...ma Paolo e Francesca...
Diversi mesi fa ho ricevuto un'email su una delle canzoni più note di Venditti e l'ho conservata in vista di un post su "Vendittando". Al di là dell'ingenuità della domanda in essa contenuta, penso che quanto segue possa essere interessante per chiarire meglio la nota citazione dantesca in "Ci vorrebbe un amico" e per rispolverare dai ricordi liceali il bellissimo canto di Paolo e Francesca...Buona lettura!
Ciao,
Sono una ragazza tedesca ma è da parecchi anni che sto imparando l'italiano.Ora un amico m'ha regalato un disco con vecchie canzoni italiane, bellissime. Tra di esse anche "Ci vorrebbe un amico" di Venditti, che certamente conoscevo già ma solo adesso stavo ascoltando per bene il testo. C'è una frase che non capisco bene e che sull' internet ho trovato in diversi modi.
“e se amor che nullo amato, amore, amore mio, perdona”
Sembra un verso di una vecchia poesia …e purtroppo non lo capisco.
Se tu potessi spiegarmelo, mi faresti proprio un regalo!
Mi sa che era proprio questa la frase che quasi un anno fa un italiano mi aveva “messaggiato” e che già allora non avevo capito. Ma lui non me l'ha più spiegato, stava per lasciarmi ...
Intanto grazie e saluti dalla Germania,
Sigrid
(...)
… Amor, ch'al cor gentil ratto s'apprende
prese costui de la bella persona
che mi fu tolta; e 'l modo ancor m'offende.
Amor, ch'a nullo amato amar perdona,
mi prese del costui piacer sì forte,
che, come vedi, ancor non m'abbandona.
Amor condusse noi ad una morte:
Caina attende chi a vita ci spense! ...
(Divina commedia, V canto dell’Inferno)
Ciao, rispondo volentieri. Partiamo dal verso de “
"Amor, ch'a nullo amato amar perdona" è un verso del canto V dell'Inferno, conosciuto anche come canto di Paolo e Francesca, dei Lussuriosi. Questo verso vuol dire: “Amore non esonera chi è amato dal riamare, all'amore si deve rispondere con l'amore.”
Antonello Venditti cambia questo verso in “e se - amor che nullo amato…- amore, amore mio perdona”.
Per capire sono importanti quei puntini di sospensione. E’ come se Venditti accennasse il verso di Dante e poi tornasse nella canzone e alla sua storia d’amore. La citazione del grande Poeta è solo un attimo, è solo un pretesto.
Per quanto riguarda “Ci vorrebbe un amico”, io posso dare la mia interpretazione, ovviamente per essere sicuri bisognerebbe chiedere a Venditti stesso.
Dante parla dell’amore eterno, un amore perfetto, dell'amore in sé: chi è amato deve amare. Antonello riprende nella canzone il verso per dire che purtroppo questo non è sempre vero, molte volte l'amore non è ricambiato, oppure finisce, oppure si finisce per amare in modi diversi.
"Ci vorrebbe un amico" è la canzone del dolore, che Venditti scrive dopo aver perso il suo amore. Quando dice "amore amore illogico, amore disperato" si riferisce a quella condizione di innamorato che vorrebbe tenere a sè l'amata senza considerare i sentimenti dell'altra. Ci sono le scuse "-amore amore mio perdona- “ e quasi l’invito a ripartire da quell'amore così grande e puro di cui parla Dante. Nel verso precedente infatti dice "lo vedi sto piangendo ma io ti ho perdonato": sono pezzi della storia d'amore, errori commessi da una e dall'altra parte.
Una curiosità, Antonello ha studiato al Liceo Classico quindi ha ben presente Dante; cita infatti "Paolo e Francesca" anche in un'altra canzone, "Compagno di scuola", contenuta in “Lilly” del 1975, che consiglio di ascoltare: ”E
Spero di aver dato un quadro, si accettano contributi!
Riporto il testo:
"Ci vorrebbe un amico" (Cuore, 1984)
Antonello Venditti
Stare insieme a te, è stata una partita,
va bene hai vinto tu, e tutto il resto è vita
ma se penso che l'amore è darsi tutto nel profondo
in questa nostra storia sono io che vado a fondo.
Ci vorrebbe un amico, per poterti dimenticare
ci vorrebbe un amico per dimenticare il male
ci vorrebbe un amico
qui per sempre al mio fianco
ci vorrebbe un amico nel dolore e nel rimpianto
Amore, amore illogico, amore disperato
lo vedi sto piangendo, ma io ti ho perdonato
e se “amor ch'a nullo amato…” amore, amore mio perdona
in questa notte fredda mi basta una parola
Ci vorrebbe un amico….
Vivere con te, è stata una partita
il gioco è stato duro comunque sia è finita
ma sarà la notte magica o forse l'emozione
io mi ritrovo solo davanti al tuo portone.
LA MATURITA'....
Venditti ha raccomandato ai maturandi di quest'anno di ascoltare la sua canzone Notte prima degli esami perchè porta fortuna. Devo dire che anch'io nel 1998, anno della mia maturità, mi attenni a questa pratica già diventata un rituale per gli studenti più anziani di me (perchè vi ricordo, o giovincelli che capitate qui cercando la canzone, che il pezzo è del 1984! E non è uscito l'anno scorso col film omonimo!), maturandi o laureandi. Per quanto riguarda me, la canzone ha portato proprio fortuna! Almeno per la maturità. Comunque che dire....L'estate è nell'aria brindiamo alla maturità, giusto per citare un'altra canzone di Venditti, Giulio Cesare (1986)! Bè..col filone della scuola ci si potrebbe sbizzarrire, c'è anche la stupenda Compagno di scuola (1975), la più lirica. Comunque ne parleremo un'altra volta e tornando a Notte prima degli esami, volevo raccontarvi che venne cantata in anteprima al concerto del Circo Massimo anno 1984, in occasione della finale di coppa dei campioni disputata tra Roma e Liverpool, sperando nella vittoria della squadra capitolina e quindi in una grande festa in musica, come avvenne per il festeggiamento dello scudetto conquistato nel 1983. Infatti nella canzone ritroviamo un chiaro riferimento notte di sogni di coppe e di campioni e c'è anche una strofa studiata per un canto live: si accendono le luci qui sul palco, ma quanti amici intorno, che viene voglia di cantare. Un altro aneddoto su questa canzone è quello della sua nascita. Un giorno Antonello andò a pranzo nella sua casa natale dove c'era ancora lo storico pianoforte verticale col quale nacquero Roma Capoccia e Sora rosa. Fu proprio il re-incontro con quella parte di sè rispolverata dal passato ad ispirargli la canzone, che venne fuori di getto. E venne decisamente bene!
NOTTE PRIMA DEGLI ESAMI (dall'album CUORE, 1984)
Io mi ricordo, quattro ragazzi con la chitarra
e un pianoforte sulla spalla.
Come pini di Roma, la vita non li spezza,
questa notte è ancora nostra.
Come fanno le segretarie con gli occhiali a farsi sposare dagli avvocati?
Le bombe delle sei non fanno male,
è solo il giorno che muore, è solo il giorno che muore.
Gli esami sono vicini, e tu sei troppo lontana dalla mia stanza.
Tuo padre sembra Dante e tuo fratello Ariosto,
stasera al solito posto, la luna sembra strana
sarà che non ti vedo da una settimana.
Maturità ti avessi preso prima,
le mie mani sul tuo seno, è fitto il tuo mistero.
Il tuo peccato è originale come i tuoi calzoni americani,
non fermare ti prego le mie mani
sulle tue cosce tese chiuse come le chiese,
quando ti vuoi confessare.
Notte prima degli esami, notte di polizia
certo qualcuno te lo sei portato via.
Notte di mamma e di papà col biberon in mano,
notte di nonno alla finestra, ma questa notte è ancora nostra.
Notte di giovani attori, di pizze fredde e di calzoni,
notte di sogni, di coppe e di campioni.
Notte di lacrime e preghiere,
la matematica non sarà mai il mio mestiere.
E gli aerei volano in alto tra New York e Mosca,
ma questa notte è ancora nostra, Claudia non tremare
non ti posso far male, se l'amore è amore.
Si accendono le luci qui sul palco
ma quanti amici intorno, mi viene voglia di cantare.
Forse cambiati, certo un po' diversi
ma con la voglia ancora di cambiare,
se l'amore è amore, se l'amore è amore,
se l'amore è amore, se l'amore è amore,
se l'amore è amore
...TRA DISCHI E PATATINE...

Ricordo di aver visto queste bottiglie in un supermercato di Praga, estate 1996: "l’estate è nell’aria brindiamo alla maturità, l’ Europa è lontana, partiamo, viva la libertà...." . In Italia non mi è mai capitato di trovare questa marca, sarà perchè non sono particolarmente amante della salsa amerikana e le patatine le mangio "free". Beh la mia mente (distorta) decise subito di scattare una di quelle foto che io stesso definisco "categoria sceme". A parte questa divagazione personal-gastronomica....cosa cavolo c'entra il ketchup con Venditti? Penso sia piuttosto risaputa la storiella di come Antonello ha dato il nome alla sua etichetta discografica. Io ricordo di aver letto queste informazioni in uno dei primi siti ufficiali del cantautore.
Nel 1982 Antonello Venditti fonda l'etichetta Heinz Music/edizioni musicali Stukas ; "Stukas" oltre che essere il nome di una canzone dell'LP "Sotto la pioggia" e il nome dei tremendi aerei tedeschi della seconda guerra mondiale, è anche l'edizione musicale dei dischi di Antonello. Il nome "Heinz music" nasce per un episodio del tutto fortuito. Antonello si trovava a Milano per stabilire gli ultimi dettagli dell'operazione quando nacque il problema del nome della nuova "azienda". Sul tavolino del ristorante dove avvenne l'incontro giaceva abbandonata una bottiglia di ketchup "Heinz". Si decise per "Heinz Music".Tutti i dischi di Antonello da "Sotto la pioggia" sono usciti con questa etichetta e con la produzione affidata ad Alessandro Colombini. La distribuzione è della Ricordi, assorbita poi dalla multinazionale Bmg. Ricordo per completezza che le altre case discografiche di Venditti nella sua quasi quarantennale carriera sono state: dal 1971 al 1973 (i primi due album) la It di Vincenzo Micocci, dal 1973 al 1976 la Rca, "...all'incrocio della Via Tiburtina fu investito da una strana nostalgia...", per dischi come "Le cose della vita" e "Lilly". Nel 1978-79 è stato prodotto da Michelangelo Romano per la Philips-Phonogram (l'attuale Universal) per i due album "Sotto il segno dei pesci" e "Buona domenica".
Tra il 1999 e il 2000 Bmg acquista il 49% di Heinz music ed oggi Antonello pubblica i suoi dischi con etichetta Heinz music e distribuzione Bmg-Sony(la crisi dell'industria discografica ha favorito negli ultimi anni la formazione di questi mega-conglomerati!). Heinz music ha prodotto anche artisti giovani, ricordo nel 1999 il gruppo "Comunicazione corrotta" compagine che ha collaborato a "Goodbye N9vecento"(1999). Antonello ha più volte dichiarato che nella sua carriera ha litigato con tutti i discografici con cui ha lavorato!! :-))
E dopo questo excursus gastro-discografico mando un saluto ai lettori di "Vendittando" e auguro buoni dischi e buone patatine a tutti ! CIAO!
Stefano "Solegemello"

RICORDO DI RINO GAETANO 1981-2001
di Piero Montanari
Il 2 giugno di vent'anni fa (2001,ndr) moriva, per un assurdo incidente d'auto, uno straordinario cantautore d.o.c., Rino Gaetano, mentre, nelle prime ore del mattino, tornava nella sua casa di Montesacro, un quartiere alla periferia nord di Roma. La strada la conosceva molto bene e la notte pure, ma non fu sufficiente per salvargli la vita, che si arrestò contro l'unico veicolo che transitava in quel momento, un camion. Una morte surreale, come surreali erano lui e le sue canzoni.
Rino viveva di notte ed odiava la luce del sole. È uno dei ricordi che mi lega a lui quando, due anni prima, nel 1979, affrontammo insieme la sua tournée estiva in giro per l'Italia. Di giorno, noi del gruppo non lo vedevamo mai; rimaneva rintanato nella sua stanza d'albergo per tutto il tempo, per poi affacciarsi alla vita come il sole scendeva all'orizzonte, con la sua faccia pallida e sorridente, resa ancor più simpatica dai suoi dentini sovrapposti. Era per queste ragioni che gli avevo subito appioppato l'appellativo, ovvio per altro, di "Dracula il vampiro".
Ho molti altri ricordi di Rino-Dracula, ma uno in particolare mi è più caro fra tanti, e lo voglio raccontare.
Agli inizi degli anni '70, un gruppo di giovani musicisti e cantautori si affacciava alla ribalta romana, e molti di loro (e di noi) facevano capo all'etichetta discografica di Vincenzo Micocci (It dischi italia, distribuita dalla RCA) e a quella attigua di Edoardo Vianello (Apollo records-RCA), con annesso "Studio 38", una sala di registrazione decentrata, rispetto a quelle più importanti della "grande mamma" RCA di Via Tiburtina Km. 13.5.
Fu proprio in quella piccola sala a 8 piste, il massimo della tecnologia per l'epoca, che videro la luce i primi dischi di Francesco De Gregori ("Alice"), di Amedeo Minghi, di Antonello Venditti ("L'Orso Bruno"), di Renato Zero ("No mamma, no"), ai quali ho avuto la fortuna di partecipare. Lo studio 38 rappresentò, per quel periodo e per quel gruppo di musicisti, un'importante officina dove sperimentare la nostra musica.
Un giorno arrivò da me Venditti con un ragazzo piuttosto giovane, dall'aria stralunata e dalla faccia pallida. Mi disse che era un bravo autore, che scriveva strane e bellissime canzoni senza capo né coda, e mi coinvolse ad entrare in produzione, con l'intento di realizzare per lui il suo primo disco. Nell'"affare" coinvolgemmo anche il fonico dello studio, che si chiamava Aurelio Rossitto.
Dopo qualche giorno vide la luce il lavoro, prodotto da Rossitto, Venditti e Montanari (con l'acronimo RosVeMon, mai più insieme nel futuro), che si avvalse anche della collaborazione straordinaria di uno zampognaro vero, frequentatore della vineria sotto casa di Antonello.
Non mi scorderò mai delle sedici ore passate in sala di registrazione, per cercare di far emettere una nota intonata (si fa per dire…) allo zampognaro. Ma per la sperimentazione si faceva questo ed altro!
Il disco si chiamava "I love you, Maryanna" ed era un piccolo inno demenziale alla marijuana (secondo un’altra versione, la canzone sarebbe dedicata alla nonna, ndr), a cui il titolo, con un giochino di parole, faceva esplicito riferimento. L'artista, che era poi Rino Gaetano, volle farsi chiamare "Kammammuri's", con una tigre che troneggiava sulla copertina del disco.
Mi fa piacere che, a distanza di vent'anni dalla sua morte, Rino, un caposcuola, non sia stato dimenticato. E mi associo a ciò che Gino Castaldo scrive su Repubblica dell'autore di "Gianna" e "Il cielo è sempre più blu": "Rino Gaetano era un'anomalia, un grillo dispettoso e surreale che diceva sempre la verità. Mentre trionfavano impegno politico e poesie cantate, inventò uno stile corrosivo e divertente: canzoni come vignette satiriche". Ciao Rino.
di Piero Montanari
questo materiale è riportato a scopo di diffusione culturale, per comunicazioni scrivere a: Stefano

Per Rino si presentò finalmente (1973,ndr) l’occasione di proporsi a una casa discografica, la It di Vincenzo Micocci. Fu proprio Antonello a proporre a Rino il provino alla It. Dopo l’iniziale resistenza, alla fine venne prese un appuntamento per un’audizione. Rino aveva già messo da parte un suo brano, “I love you Maryanna”. Il titolo della canzone, secondo l’interpretazione degli amici di Rino , era incentrato sul gioco dell’assonanza tra Marianna e marijuana. La sorella Anna, invece, non è d’accordo: “Credo proprio – dice – che la canzone “I love you Maryanna” l’avesse dedicata alla nonna. Perché noi le eravamo molto attaccati. E’ lei che ci aveva cresciuto insieme al nonno fino al momento in cui venimmo ad abitare a Roma.(…)" Il brano era un interessante esperimento ritmico e soprattutto una canzone divertente, con spiritosi termini in francese, pronunciati alla buona, piena di stacchi insoliti e soprattutto di rime. In cui, ad esempio, il finale “anna” del nome Marianna andava ad accoppiarsi con frasi come “sulla riva della Senna”, sul solco di un gioco divertito. (…) In breve arrivò il momento di incidere “I love you Marianna” per fare il suo primo 45 giri per la It.(…)...Quanno la luna se specchia dentro ar fontanone...
Mi metto a ruota dei recenti "post romani" con una piccola curiosità. Credo che per molti non romani (ma anche qualche romano...) il "fontanone" in questione faccia pensare subito alla celeberrima Fontana de' Trevi...ed invece no...trattasi della Fontana Paola del Gianicolo, comunemente detta "fontanone" e portata di recente alla "ribalta" televisiva da uno spot, nonche' teatro del tuffo di festeggiamento per l'allenatore dell'altra sponda calcistica romana (quella non "vendittiana", diciamo). Tornando a "Roma capoccia", è interessante che Antonello richiami in una delle sue canzoni "manifesto" questo monumento, perchè immediatamente il pensiero va alla sua Trastevere e al suo Folkstudio, dove tutto è cominciato...La canzone è stata scritta dall'autore a 14 anni ed è una cartolina immaginifica della Roma che voleva vivere attivamente ma dalla quale era in qualche modo tenuto lontano, da una famiglia molto austera ed apprensiva. Forse è proprio nel buio che si apprezza maggiormente la luce del sole.
foto e testo di Stefano "Solegemello"

La fontana del gianicolo
Più nota con la denominazione di «fontanone» la grande fontana del Gianicolo (via Garibaldi, in prossimità di piazza S. Pietro in Montorio) — imitazione di quella del Mosè in piazza S. Bernardo, ma quella gianicolense è assai più semplice ed elegante — venne realizzata per volontà di Paolo v Borghese, tra il 1608 e il 1612, da Giovanni Fontana con la collaborazione di Flaminio Ponzio, e costituisce la grande Mostra dell'Acqua Paola antica Traiana, proveniente dal lago di Bracciano.
L'edificio monumentale (tre ampie nicchie centrali fiancheggiate da due minori laterali, da ciascuna delle quali sgorgano fragorosamente abbondantissime acque che si versano nella sottostante enorme vasca di marmo), fu costruito in pietra tiburtina, tolta dalle rovine del Foro di Nerva. È ornato da sei colonne ioniche: quattro di granito rosso (già nella vecchia basilica di S. Pietro) e due laterali di granito bigio erette su basi molto alte, sui cui capitelli poggia l'architrave…
CORSI E RICORSI VENDITTIANI...
Prima pensavo ad alcune curiose e carine autocitazioni/autoriferimenti presenti in certe canzoni di Venditti .
Una su tutte Sotto il segno dei pesci (1978) con le frasi:
Tali frasi nella canzone Il compleanno di Cristina (1988) si ripresentano identiche cambiando però la prosecuzione dell'originale:
Una originale autocitazione di una sua canzone culto a cui ha voluto probabilmente rendere omaggio 10 anni dopo e, allo stesso tempo, usare come portafortuna. Ricordo che al mio primo concerto di Venditti nel 1992, ero ancora ignorantissima sulla produzione vendittiana, essendo una neo-fan e, all'ascolto di Il compleanno di Cristina, mi sembrava ci fosse qualcosa che non andasse, che Venditti stesse stonando. Quando poi al piano ho sentito suonare Sotto il segno dei pesci, ho capito che era quella la canzone termine di riferimento per il mio orecchio. Chissà quando avevo avuto modo di sentirla e apprezzarla prima di quell'occasione! Ancora non ero ammiratrice ma la sua bellezza evidentemente era entrata subito nel mio inconscio come canzone modello. Sempre la canzone dei pesci, secondo una mia strampalata idea, potrebbe aver ispirato anche la scelta della canzone Sotto la pioggia per dare il titolo all'alum prodotto nel 1982. Secondo questo mio stupido ragionamento, associerai anche la canzone In questo mondo che non puoi capire (1999) a In questo mondo di ladri (1988). Lasciando perdere però le associazioni tirate, e tornando nuovamente a Sotto il segno dei pesci, questa ha visto proprio nell'ultimo album di inediti (2003) di Venditti la sua erede, ossia Che fantastica storia è la vita, definita dal cantautore stesso la prosecuzione della prima. Assistiamo infatti, in entrambe le canzoni, a un racconto di storie di personaggi diversi, alle prese con Le cose della vita (...). D'altra parte a Venditti piace portare avanti dei filoni attraverso i propri brani. C'è quello sentimentale (una serie di canzoni, pare, dedicate alla stessa donna), poi quello inerente a un altro suo grande amore, Roma, e poi il filone delle canzoni dai nomi di donna, quello relativo alla scuola e quello del sociale. E' proprio vero che nella carriera ultratrentennale di Antonello ci sono canzoni che oltre ad essere generazionali per la società, lo sono anche per la produzione vendittiana stessa, vale a dire: alcune canzoni sono genitrici di altri brani. Ricordo che in un'intervista radiofonica Venditti ha detto "Mille figli (1995, NDR) è la figlia di Peppino (1986, NDR) e la cugina di Dimmi che credi (1991, NDR)". Credo che possiamo sbizzarrirci a trovare rapporti di parentela tra le canzoni del Nostro !
Se vogliamo parlare però di citazioni precise e non di appartenenza a filoni, parlerei anche di Cento città (1985). A un certo punto Venditti canta "io che cercavo un amico guarda quanti ce ne ho, ma per un cuore ferito questo non basta no...". Io che cercavo un amico...ma si dai Ci vorrebbe un amico (1984)!!! Bellissima citazione. Cioè...ci dice come è continuata la storia, ancora il dolore non si è attenuato "e allora giro il mondo giro cento città..."...Stupenda...Passiamo ad altre due canzoni storiche di Antonello, Bomba o non bomba (1978) e Notte prima degli esami (1984). Nella prima Venditti dice "partirono in due ed erano abbastanza, un pianoforte, una chitarra e molta fantasia", nella seconda racconta "io mi ricordo quattro ragazzi con la chitarra e un pianoforte sulla spalla". E' molto carino che parli degli strumenti del mestiere in modo così semplice e bello, passionale!Sembra che chitarra e pianoforte siano l'unico bagaglio, l'unica cosa che basta per prendere il mondo. E poi i riferimenti ai protagonisti sono chiari: con "partirono in due" parla di sè e di De Gregori e i "quattro ragazzi" sono quelli del Folk studio. Simpatica e fortunata analogia. Che altro?Forza, dite voi!
foto tratte, nell'ordine, da Music lug/ago1985 e da "Tutto" sett1985
l'orso bruno...



i due..."DE"

De Andrè e De Gregori
Le foto sono tratte dal numero 20 e 22 di "Emozioni d' Autore", iniziativa editoriale della "De Agostini" che si occupa di Francesco De Gregori, Venditti e di "Folkstudio"; Ringrazio l'autore del blog http://ilbarbagianni.blogspot.com/ (blog dedicato a De Gregori) che ha scannerizzato le foto ed ha segnalato questa chicca.
RISARCITECI I CUORI!
Ieri, raitre, ha proposto un servizio sulla vicenda calciopoli, ripercorrendo le tappe dello squallido scandalo sportivo che ha colpito nello scorso campionato non solo il calcio in sè, ma anche le persone qualunque: i tifosi. E così, chi ha montato il servizio, ha pensato bene di mettere come sottofondo una canzone molto forte del nostro Antonello: Canzone per Seveso.
Ad un tratto, a intercalare le parole del giornalista, dopo il racconto delle colpe delle società sportive, è arrivata la voce potente e tuonante di Venditti con questa frase :
Proprio sopra di voi, che vivete tranquilli nella vostra coscienza di uomini giusti, che sfruttate la vita
per i vostri sporchi giochetti
E poi, parlando dei tifosi delusi:
Noi siamo qui, senza terrà nè bandiera, aspettando qualcosa da fare
E infine a conclusione del servizio un bel:
Risarciteci i cuori!
Vorrei ricordare che questa canzone è legata alla tragedia che colpì Seveso il 10 luglio 1976 quando l'area di questo comuni e di altri vicini fu contaminata da una nube tossica contenente elevate quantità di diossina sprigionatasi in seguito ad un incidente ai locali impianti chimici della società elvetica ICMESA. Una parte consistente degli abitanti dell'area fu evacuata. La popolazione venne avvisata della pericolosità dell'evento alcuni giorni dopo. Immediatamente dopo l'avviso iniziarono a circolare voci di possibili malformazioni dei feti e molte donne gravide abortirono presso ospedali o cliniche anche di altri Stati Europei. Nonostante allora in Italia l'aborto fosse vietato, qualche decina di aborti fu praticato anche in Italia, in particolare presso la clinica Mangiagalli di Milano, e in due casi presso l'ospedale di Desio. Ricerche effettuate verso la fine degli anni '90 sulla popolazione femminile mostrano, a venti anni di distanza, una relazione tra esposizione alla TCDD in periodo prepuberale e alcuni disturbi
Canzone per Seveso (1976)
Era il dieci luglio
di una terra senza colpa;
bambini nei giardini
giocavano nel sole
e l'aria era di casa,
di sugo e di fatica.
E vecchi nella piazza
parlavano d'amore;
e donne al davanzale
lanciavano parole
sepolte ormai nel ventre
di madri perdute,
perdute dal cielo,
proprio sopra di noi
che restiamo a guardare
morire le radici,
i preti perdonare
proprio sopra di voi,
che vivete tranquilli
nella vostra coscienza
di uomini giusti,
che sfruttate la vita
per i vostri sporchi giochetti
allora, allora
ammazzateci tutti!
Noi siamo qui
prigionieri del cielo
come giovani indiani
risarciteci i cuori,
noi siamo qui,
senza terra né bandiera,
aspettando qualcosa da fare
e che non porti ancora
dei torroni a Natale,
telegrammi "ci pensiamo noi"
Condoglianze! Condoglianze