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Ciao a tutti, benvenuti in questo blog! Io sono Marta di Verona e questo è uno spazio virtuale dedicato alla mia passione musicale per Antonello Venditti. In realtà questo vuole essere un blog "collettivo", esteso a tutti i vendittiani, per parlare del nostro cantante preferito. Marta (se vuoi scrivermi clicca qui)

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ANTEPRIMA TOUR ESTIVO:16 giugno Arena di Verona

lunedì, 14 gennaio 2008

MA BOMBA O NON BOMBAAA.....NOI...ARRIVEREMO A ROMA! (potrebbe essere il nostro motto se andassimo in massa al concerto nella capitale!)

Guardate che video ho scovato su youtube!!! Il video di Bomba o non bomba (1978, dall'album sotto il segno dei pesci). Oltre ad Antonello compaiono nel video gli Stradaperta, band che ha collaborato con Antonello per quell'album (e per i successivi fino a cento città) e che lo ha accompagnato anche in varie tourneè.


postato da: martacrs alle ore 18:57 | link | commenti (3)
categorie: video, curiositĂ 
domenica, 12 agosto 2007

Ciao a tutti i fan di Venditti...quando mi hanno invitato in questo blog ho accettato subito, anche se purtroppo so di Venditti un decimo di quello che sanno Marta e Stefano...

proprio per questo volevo chiedergli se la canzone "Altamarea" è sua...o un rifacimento...ho sentito una versione in inglese degli anni 80...uguale!

grazie per l'aiuto!!!

continuate ad aggiornarci!!!

Ciao Marzia!Ti rispondo qui, così la risposta rimane bene in evidenza. La canzone di Antonello è una cover di Don’t Dream It’s Over una canzone del 1986 dei Crowded House. Ciao, Marta.


postato da: marzietta09 alle ore 15:52 | link | commenti (2)
categorie: curiositĂ 
martedì, 10 luglio 2007

...ma Paolo e Francesca... 

 

Nella foto: Paolo e Francesca (1901), Previati, Gaetano (Ferrara 1852 - Lavagna, Genova 1920). 

Diversi mesi fa ho ricevuto un'email su una delle canzoni più note di Venditti e l'ho conservata in vista di un post su "Vendittando". Al di là dell'ingenuità della domanda in essa contenuta, penso che quanto segue possa essere interessante per chiarire meglio la nota citazione dantesca in "Ci vorrebbe un amico" e per rispolverare dai ricordi liceali il bellissimo canto di Paolo e Francesca...Buona lettura!

 

 

 

 

Ciao, 

 Sono una ragazza tedesca ma è da parecchi anni che sto imparando l'italiano.Ora un amico m'ha regalato un disco con vecchie canzoni italiane, bellissime. Tra di esse anche "Ci vorrebbe un amico" di Venditti, che certamente conoscevo già ma solo adesso stavo ascoltando per bene il testo. C'è una frase che non capisco bene e che sull' internet ho trovato in diversi modi.

 “e se amor che nullo amato, amore, amore mio, perdona”

Sembra un verso di una vecchia poesia …e purtroppo non lo capisco.

Se tu potessi spiegarmelo, mi faresti proprio un regalo!

Mi sa che era proprio questa la frase che quasi un anno fa un italiano mi aveva “messaggiato” e che già allora non avevo capito. Ma lui non me l'ha più spiegato, stava per lasciarmi ... 

Intanto grazie e saluti dalla Germania,

Sigrid

 

                                                    (...)

… Amor, ch'al cor gentil ratto s'apprende

prese costui de la bella persona

che mi fu tolta; e 'l modo ancor m'offende.

  Amor, ch'a nullo amato amar perdona,

mi prese del costui piacer sì forte,

che, come vedi, ancor non m'abbandona.

Amor condusse noi ad una morte:

Caina attende chi a vita ci spense! ...

(Divina commedia, V canto dell’Inferno)

 

Ciao, rispondo volentieri. Partiamo dal verso de “La Divina commedia” di Dante.

"Amor, ch'a nullo amato amar perdona" è un verso del canto V dell'Inferno, conosciuto anche come canto di Paolo e Francesca, dei Lussuriosi. Questo verso vuol dire: “Amore non esonera chi è amato dal riamare, all'amore si deve rispondere con l'amore.”

Antonello Venditti cambia questo verso in “e se - amor che nullo amato…-  amore, amore mio perdona”.

Per capire sono importanti quei puntini di sospensione. E’ come se Venditti accennasse il verso di Dante e poi tornasse nella canzone e alla sua storia d’amore. La citazione del grande Poeta è solo un attimo, è solo un pretesto.

Per quanto riguarda “Ci vorrebbe un amico”, io posso dare la mia interpretazione, ovviamente per essere sicuri bisognerebbe chiedere a Venditti stesso.

Dante parla dell’amore eterno, un amore perfetto, dell'amore in sé: chi è amato deve amare. Antonello riprende nella canzone il verso per dire che purtroppo questo non è sempre vero, molte volte l'amore non è ricambiato, oppure finisce, oppure si finisce per amare in modi diversi.

"Ci vorrebbe un amico" è la canzone del dolore, che Venditti scrive dopo aver perso il suo amore. Quando dice "amore amore illogico, amore disperato" si riferisce a quella condizione di innamorato che vorrebbe tenere a sè l'amata senza considerare i sentimenti dell'altra. Ci sono le scuse "-amore amore mio perdona- “ e quasi l’invito a ripartire da quell'amore così grande e puro di cui parla Dante. Nel verso precedente infatti dice "lo vedi sto piangendo ma io ti ho perdonato": sono pezzi della storia d'amore, errori commessi da una e dall'altra parte.

Una curiosità, Antonello ha studiato al Liceo Classico quindi ha ben presente Dante; cita infatti "Paolo e Francesca" anche in un'altra canzone, "Compagno di scuola", contenuta in “Lilly” del 1975, che consiglio di ascoltare: ”E la Divina Commedia, sempre più commedia  al punto che ancora oggi io non so  se Dante era un uomo libero, un fallito o un servo di partito. Ma Paolo e Francesca, quelli io me li ricordo bene  perché, ditemi, chi non si è mai innamorato  di quella del primo banco, la più carina, la più cretina,  cretino tu, che rideva sempre  proprio quando il tuo amore aveva le stesse parole,  gli stessi respiri del libro che leggevi di nascosto sotto il banco”.

Spero di aver dato un quadro, si accettano contributi!

Stefano "Solegemello"

Riporto il testo:

  

"Ci vorrebbe un amico" (Cuore, 1984)

Antonello Venditti

 

Stare insieme a te, è stata una partita,

va bene hai vinto tu, e tutto il resto è vita

ma se penso che l'amore è darsi tutto nel profondo

in questa nostra storia sono io che vado a fondo.

 

Ci vorrebbe un amico, per poterti dimenticare

ci vorrebbe un amico per dimenticare il male

ci vorrebbe un amico

qui per sempre al mio fianco

ci vorrebbe un amico nel dolore e nel rimpianto

 

Amore, amore illogico, amore disperato

lo vedi sto piangendo, ma io ti ho perdonato

e se “amor ch'a nullo amato…” amore, amore mio perdona

in questa notte fredda mi basta una parola

 

Ci vorrebbe un amico….

 

Vivere con te, è stata una partita

il gioco è stato duro comunque sia è finita

ma sarà la notte magica o forse l'emozione

io mi ritrovo solo davanti al tuo portone.


postato da: solegemello alle ore 15:54 | link | commenti (2)
categorie: canzoni, curiositĂ , antonello e la scuola
mercoledì, 20 giugno 2007

LA MATURITA'....

Venditti ha raccomandato ai maturandi di quest'anno di ascoltare la sua canzone Notte prima degli esami perchè porta fortuna. Devo dire che anch'io nel 1998, anno della mia maturità, mi attenni a questa pratica  già diventata un rituale per gli studenti più anziani di me (perchè vi ricordo, o giovincelli che capitate qui cercando la canzone, che il pezzo è del 1984! E non è uscito l'anno scorso col film omonimo!), maturandi o laureandi. Per quanto riguarda me, la canzone ha portato proprio fortuna! Almeno per la maturità.  Comunque che dire....L'estate è nell'aria brindiamo alla maturità, giusto per citare un'altra canzone di Venditti, Giulio Cesare (1986)! Bè..col filone della scuola ci si potrebbe sbizzarrire, c'è anche la stupenda Compagno di scuola (1975), la più lirica. Comunque ne parleremo un'altra volta e tornando a Notte prima degli esami, volevo raccontarvi che venne cantata in anteprima al concerto del Circo Massimo anno 1984, in occasione della finale di coppa dei campioni disputata tra Roma e Liverpool, sperando nella vittoria della squadra capitolina e quindi in una grande festa in musica, come avvenne per il festeggiamento dello scudetto conquistato nel 1983. Infatti nella canzone ritroviamo un chiaro riferimento notte di sogni di coppe e di campioni e c'è anche una strofa studiata per un canto live: si accendono le luci qui sul palco, ma quanti amici intorno, che viene voglia di cantare. Un altro aneddoto su questa canzone è quello della sua nascita. Un giorno Antonello andò a pranzo nella sua casa natale dove c'era ancora lo storico pianoforte verticale col quale nacquero Roma Capoccia e Sora rosa. Fu proprio il re-incontro con quella parte di sè rispolverata dal passato ad ispirargli la canzone, che venne fuori di getto. E venne decisamente bene!

NOTTE PRIMA DEGLI ESAMI (dall'album CUORE, 1984)

Io mi ricordo, quattro ragazzi con la chitarra
e un pianoforte sulla spalla.
Come pini di Roma, la vita non li spezza,
questa notte è ancora nostra.
Come fanno le segretarie con gli occhiali a farsi sposare dagli avvocati?
Le bombe delle sei non fanno male,
è solo il giorno che muore, è solo il giorno che muore.
Gli esami sono vicini, e tu sei troppo lontana dalla mia stanza.
Tuo padre sembra Dante e tuo fratello Ariosto,
stasera al solito posto, la luna sembra strana
sarà che non ti vedo da una settimana.
Maturità ti avessi preso prima,
le mie mani sul tuo seno, è fitto il tuo mistero.
Il tuo peccato è originale come i tuoi calzoni americani,
non fermare ti prego le mie mani
sulle tue cosce tese chiuse come le chiese,
quando ti vuoi confessare.
Notte prima degli esami, notte di polizia
certo qualcuno te lo sei portato via.
Notte di mamma e di papà col biberon in mano,
notte di nonno alla finestra, ma questa notte è ancora nostra.
Notte di giovani attori, di pizze fredde e di calzoni,
notte di sogni, di coppe e di campioni.
Notte di lacrime e preghiere,
la matematica non sarà mai il mio mestiere.
E gli aerei volano in alto tra New York e Mosca,
ma questa notte è ancora nostra, Claudia non tremare
non ti posso far male, se l'amore è amore.
Si accendono le luci qui sul palco
ma quanti amici intorno, mi viene voglia di cantare.
Forse cambiati, certo un po' diversi
ma con la voglia ancora di cambiare,
se l'amore è amore, se l'amore è amore,
se l'amore è amore, se l'amore è amore,
se l'amore è amore


sabato, 09 giugno 2007

...TRA DISCHI E PATATINE...

Ricordo di aver visto queste bottiglie in un supermercato di Praga, estate 1996: "l’estate è nell’aria brindiamo alla maturità, l’ Europa è lontana, partiamo, viva la libertà...." . In Italia non mi è mai capitato di trovare questa marca, sarà perchè non sono particolarmente amante della salsa amerikana e le patatine le mangio "free". Beh la mia mente (distorta) decise subito di scattare una di quelle foto che io stesso definisco "categoria sceme". A parte questa divagazione personal-gastronomica....cosa cavolo c'entra il ketchup con Venditti? Penso sia piuttosto risaputa la storiella di come Antonello ha dato il nome alla sua etichetta discografica. Io ricordo di aver letto queste informazioni in uno dei primi siti ufficiali del cantautore.

Nel 1982 Antonello Venditti fonda l'etichetta Heinz Music/edizioni musicali Stukas ; "Stukas" oltre che essere il nome di una canzone dell'LP "Sotto la pioggia" e il nome dei tremendi aerei tedeschi della seconda guerra mondiale, è anche l'edizione musicale dei dischi di Antonello.  Il nome "Heinz music" nasce per un episodio del tutto fortuito. Antonello si trovava a Milano per stabilire gli ultimi dettagli dell'operazione quando nacque il problema del nome della nuova "azienda". Sul tavolino del ristorante dove avvenne l'incontro giaceva abbandonata una bottiglia di ketchup "Heinz". Si decise per "Heinz Music".Tutti i dischi di Antonello da "Sotto la pioggia" sono usciti con questa etichetta e con la produzione affidata ad Alessandro Colombini. La distribuzione è della Ricordi, assorbita poi dalla multinazionale Bmg. Ricordo per completezza che le altre case discografiche di Venditti nella sua quasi quarantennale carriera sono state: dal 1971 al 1973 (i primi due album) la It di Vincenzo Micocci, dal 1973 al 1976 la Rca, "...all'incrocio della Via Tiburtina fu investito da una strana nostalgia...", per dischi come "Le cose della vita" e "Lilly". Nel 1978-79 è stato prodotto da Michelangelo Romano per la Philips-Phonogram (l'attuale Universal) per i due album "Sotto il segno dei pesci" e "Buona domenica". 
Tra il 1999 e il 2000 Bmg acquista il 49% di Heinz music ed oggi Antonello pubblica i suoi dischi con etichetta Heinz music e distribuzione Bmg-Sony(la crisi dell'industria discografica ha favorito negli ultimi anni la formazione di questi mega-conglomerati!). Heinz music ha prodotto anche artisti giovani, ricordo nel 1999 il gruppo "Comunicazione corrotta" compagine che ha collaborato a "Goodbye N9vecento"(1999). Antonello ha più volte dichiarato che nella sua carriera ha litigato con tutti i discografici con cui ha lavorato!! :-))

E dopo questo excursus gastro-discografico mando un saluto ai lettori di "Vendittando" e auguro buoni dischi e buone patatine a tutti ! CIAO!

Stefano "Solegemello"


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categorie: curiositĂ 
giovedì, 03 maggio 2007

SPECIALE RINO&ANTONELLO
PARTE SECONDA vai alla parte prima

foto e testo tratto da:
Rino Gaetano live, Emanuele Di Marco, Edizioni Stampa Alternativa
(pagine 61, 62, 72,107,141)

questo materiale è riportato a scopo di diffusione culturale, per comunicazioni scrivere a: Stefano



Ciao 2001” (Enzo Caffarelli, Maggio 1976) ventilò una somiglianza tra il brano “Mio fratello è figlio unico” e “Lilly” di Venditti. Rino ribattè sicuro: “A parte che l’ho composta da parecchio, il giro armonico è lo stesso per tre quarti: do-fa-mi minore-sol invece di do-la-mi minore-si minore-sol. Ma in fondo si tratta di un giro usatissimo. Pensa che “Ma il cielo è sempre più blu” è lo stesso giro di “Sapore di sale”, “Frida”, “La gatta”, eccetera. Gino Paoli ha costruito un intero repertorio sul giro di do”. (…) Qualche settimana prima dell’uscita del disco (“Mio fratello è figlio unico, ndr), Rino stava ancora cantando sui palchi di mezza Italia per una lunga tournee organizzata con Antonello Venditti. (…) Di Antonello Venditti disse che “scrive musiche più belle (rispetto a De Gregori, ndr), come “Attila e la stella”, “Campo de’ fiori”.(…) Nel 1979 Antonello Venditti fece uscire il 33 giri “Buona domenica”. “Rino era molto attento alla musica americana – racconta Montanesi – tanto è vero che quando uscì “Buona domenica” di Venditti, Rino lo prendeva bonariamente in giro perché secondo lui in un disco dei Fleetwood Mac c’era un pezzo rassomigliante” (….)

 
 
 
Chi apparve più di altri impietrito dal dolore (Rino morì a Roma il 2 giugno 1981 in un incidente stradale, ndr) fu Antonello Venditti. “La morte di Rino – racconta Venditti – è stata una delle cose più brutte della mia vita, compreso il suo funerale, che è stato forse il primo funerale di tipo telematico che c’è stato in Italia, con tutti i giornalisti dentro la chiesa. Fu la prova generale dei grandi funerali di questi tempi, dove non c’è più il dolore ma c’è lo spettacolo. Lo spettacolo non certo da parte di parenti e amici, ma da parte di tutti coloro che per cercare di immortalare una lacrima oppure il dolore delle persone fecero di quella chiesa un mercato”. “Antonello – ricorda Ciccaglioni - al funerale era tristissimo”. “Dopo il funerale – ricorda Germini – Venditti venne a sedersi con me e De Gregori in un bar che stava dietro alla chiesa, dietro Piazza Cavour. Ricordo che Venditti disse: per me è il giorno più brutto della mia vita dopo la morte di mia nonna. Antonello era molto attaccato alla nonna. La morte di Rino fu un lutto che lo fece soffrire molto”.
 
foto e testo tratto da:
Rino Gaetano live, Emanuele Di Marco, Edizioni Stampa Alternativa
(pagine 61, 62, 72,107,141)

RICORDO DI RINO GAETANO 1981-2001
di Piero Montanari

Il 2 giugno  di vent'anni fa (2001,ndr) moriva, per un assurdo incidente d'auto, uno straordinario cantautore d.o.c., Rino Gaetano, mentre, nelle prime ore del mattino, tornava nella sua casa di Montesacro, un quartiere alla periferia nord di Roma. La strada la conosceva molto bene e la notte pure, ma non fu sufficiente per salvargli la vita, che si arrestò contro l'unico veicolo che transitava in quel momento, un camion. Una morte surreale, come surreali erano lui e le sue canzoni.

Rino viveva di notte ed odiava la luce del sole. È uno dei ricordi che mi lega a lui quando, due anni prima, nel 1979, affrontammo insieme la sua tournée estiva in giro per l'Italia. Di giorno, noi del gruppo non lo vedevamo mai; rimaneva rintanato nella sua stanza d'albergo per tutto il tempo, per poi affacciarsi alla vita come il sole scendeva all'orizzonte, con la sua faccia pallida e sorridente, resa ancor più simpatica dai suoi dentini sovrapposti. Era per queste ragioni che gli avevo subito appioppato l'appellativo, ovvio per altro, di "Dracula il vampiro".

Ho molti altri ricordi di Rino-Dracula, ma uno in particolare mi è più caro fra tanti, e lo voglio raccontare.
Agli inizi degli anni '70, un gruppo di giovani musicisti e cantautori si affacciava alla ribalta romana, e molti di loro (e di noi) facevano capo all'etichetta discografica di Vincenzo Micocci (It dischi italia, distribuita dalla RCA) e a quella attigua di Edoardo Vianello (Apollo records-RCA), con annesso "Studio 38", una sala di registrazione decentrata, rispetto a quelle più importanti della "grande mamma" RCA di Via Tiburtina Km. 13.5.

Fu proprio in quella piccola sala a 8 piste, il massimo della tecnologia per l'epoca, che videro la luce i primi dischi di Francesco De Gregori ("Alice"), di Amedeo Minghi, di Antonello Venditti ("L'Orso Bruno"), di Renato Zero ("No mamma, no"), ai quali ho avuto la fortuna di partecipare. Lo studio 38 rappresentò, per quel periodo e per quel gruppo di musicisti, un'importante officina dove sperimentare la nostra musica.

Un giorno arrivò da me Venditti con un ragazzo piuttosto giovane, dall'aria stralunata e dalla faccia pallida. Mi disse che era un bravo autore, che scriveva strane e bellissime canzoni senza capo né coda, e mi coinvolse ad entrare in produzione, con l'intento di realizzare per lui il suo primo disco. Nell'"affare" coinvolgemmo anche il fonico dello studio, che si chiamava Aurelio Rossitto.
Dopo qualche giorno vide la luce il lavoro, prodotto da Rossitto, Venditti e Montanari (con l'acronimo RosVeMon, mai più insieme nel futuro), che si avvalse anche della collaborazione straordinaria di uno zampognaro vero, frequentatore della vineria sotto casa di Antonello.

Non mi scorderò mai delle sedici ore passate in sala di registrazione, per cercare di far emettere una nota intonata (si fa per dire…) allo zampognaro. Ma per la sperimentazione si faceva questo ed altro!

Il disco si chiamava "I love you, Maryanna" ed era un piccolo inno demenziale alla marijuana (secondo un’altra versione, la canzone sarebbe dedicata alla nonna, ndr), a cui il titolo, con un giochino di parole, faceva esplicito riferimento. L'artista, che era poi Rino Gaetano, volle farsi chiamare "Kammammuri's", con una tigre che troneggiava sulla copertina del disco.

Mi fa piacere che, a distanza di vent'anni dalla sua morte, Rino, un caposcuola, non sia stato dimenticato. E mi associo a ciò che Gino Castaldo scrive su Repubblica dell'autore di "Gianna" e "Il cielo è sempre più blu": "Rino Gaetano era un'anomalia, un grillo dispettoso e surreale che diceva sempre la verità. Mentre trionfavano impegno politico e poesie cantate, inventò uno stile corrosivo e divertente: canzoni come vignette satiriche". Ciao Rino.

di Piero Montanari

vai alla parte prima

questo materiale è riportato a scopo di diffusione culturale, per comunicazioni scrivere a: Stefano


postato da: solegemello alle ore 09:27 | link | commenti (2)
categorie: curiositĂ , rino gaetano, ricordiamo
giovedì, 05 aprile 2007

SPECIALE RINO&ANTONELLO
PARTE PRIMA  vai alla parte seconda

Inauguro,con questo post, uno speciale dedicato a Rino Gaetano, uno dei cantautori più originali della scuola "romana" (sempre che questa etichetta abbia un qualche significato reale). Approfitto per segnalare il bel libro "Rino Gaetano live", Emanuele Di Marco, Edizioni Stampa Alternativa, 2001 da cui è tratto quanto segue.Nella seconda puntata troverete una simpatica foto di Rino e Antonello e altre curiosità...restate in contatto!! Ciao! Stefano 



(....) Per Rino si presentò finalmente (1973,ndr) l’occasione di proporsi a una casa discografica, la It di Vincenzo Micocci. Fu proprio Antonello a proporre a Rino il provino alla It. Dopo l’iniziale resistenza, alla fine venne prese un appuntamento per un’audizione. Rino aveva già messo da parte un suo brano, “I love you Maryanna”. Il titolo della canzone, secondo l’interpretazione degli amici di Rino , era incentrato sul gioco dell’assonanza tra Marianna e marijuana. La sorella Anna, invece, non è d’accordo: “Credo proprio – dice – che la canzone “I love you Maryanna” l’avesse dedicata alla nonna. Perché noi le eravamo molto attaccati. E’ lei che ci aveva cresciuto insieme al nonno fino al momento in cui venimmo ad abitare a Roma.(…)" Il brano era un interessante esperimento ritmico e soprattutto una canzone divertente, con spiritosi termini in francese, pronunciati alla buona, piena di stacchi insoliti e soprattutto di rime. In cui, ad esempio, il finale “anna” del nome Marianna andava ad accoppiarsi con frasi come “sulla riva della Senna”, sul solco di un gioco divertito. (…) In breve arrivò il momento di incidere “I love you Marianna” per fare il suo primo 45 giri per la It.(…)
Per pubblicare il 45 giri “I love you Marianna”, Rino scelse lo pseudonimo di Kammamuri’s. Il nome venne ispirato dall’aiutante di Sandokan. Nella copertina compariva Sandokan con la tigre. Sul lato B venne incisa “Jacqueline”.
 
(…) Dal punto di vista artistico, per un certo periodo, Rino frequentò l’abitazione di Marcello Casco, un talent scout nella cui casa si mettevano in scena delle rappresentazioni in compagnia di altri artisti come Venditti e De Gregori. (…) La sera capitava quasi sempre che Rino uscisse con Antonello e Francesco Oltre alla musica da ascoltare o da suonare al Folkstudio, c’era anche la vita notturna. C’era il divertimento in una città che ti chiede di fare bene i conti con la benzina da mettere nell’auto e l’orario per rientrare a casa. Ecco come Antonello Venditti (intervenuto con un messaggio al primo raduno di fan di Rino svoltosi nella Riserva Naturale del Monte Rufeno) ricorda il primo periodo di amicizia con Rino “ Io sono stato e sono amico di Rino a livelli quasi di gemello, nel senso che abbiamo passato insieme dal 1970 a quando poi ci ha lasciato. Devo dire che questi dieci anni e più sono stati i più importanti della mia vita, e probabilmente gli anni più importanti della vita di ognuno di noi, che sono quelli che vanno dai venti ai trenta anni. Rino è stato molto sottovalutato nel periodo in cui lui scrisse le canzoni. Però non fu sottovalutato dai suoi amici. I suoi amici eravamo io e De Gregari che quotidianamente lo vedevamo. Io ero addetto a portarlo a casa ogni sera. Siccome abitavo in Via Zara, che era sulla strada, perché si trova sulla Via Nomentana venendo da Porta Pia, lo portavo a casa di notte e di giorno. Ero l’unico che aveva la macchina anche se non avevo i soldi per metterci la benzina, però insomma la macchina ce l’avevo. Quindi mi ricordo tantissime volte questo tragitto che, casualmente e inesorabilmente, è stato l’ultimo che Rino fece quella notte in cui morì”(….)
“Rino – osserva Micocci – venne dopo l’esordio di De Gregori e Venditti. Forse per questo era intimidito. Perché era stato preceduto da artisti del loro calibro.” Inoltre, un fattore strettamente tecnico tolse la possibilità a Rino di incidere alcuni brani insieme ad Antonello Venditti. I timbri vocali di Rino e Antonello erano così diversi che risultavano poco compatibili. (….)
(....)Uscivano spesso in tre, Rino Antonello e Pierluigi (Pierluigi Germini, oggi affermato manager nel mondo della musica leggera in Italia, ndr). (…) “Con Antonello e Rino – ricorda Pierluigi – si andava a cena insieme. In quell’epoca anche Antonello era agli albori. Era il periodo appena successivo a “Theorius Campus”. Antonello era uscito con il suo primo singolo “Roma capoccia” e all’epoca aveva un maggiolone cabriolet, era l’unico che aveva la macchina di noi tre. La sera andavamo a Trastevere a mangiare la pizza. Quando si usciva insieme, Rino si divertiva a fare un gioco. Io chiamavo Antonello per nome a voce alta. Poi Rino subito dopo diceva il cognome. Nel locale strillava: “Venditti tu come la vuoi la pizza?”. Questo solo per vedere se all’accoppiata del nome Antonello con il cognome Venditti qualcuno si voltava”(…)


Rino Gaetano live, Emanuele Di Marco, Edizioni Stampa Alternativa, 2001 (pag.26-30)
questo materiale è riportato a scopo di diffusione culturale, per comunicazioni scrivere a: Stefano



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categorie: curiositĂ , rino gaetano, ricordiamo
lunedì, 19 marzo 2007

...Quanno la luna se specchia dentro ar fontanone...

Mi metto a ruota dei recenti "post romani" con una piccola curiosità. Credo che per molti non romani (ma anche qualche romano...) il "fontanone" in questione faccia pensare subito alla celeberrima Fontana de' Trevi...ed invece no...trattasi della Fontana Paola del Gianicolo, comunemente detta "fontanone" e portata di recente alla "ribalta" televisiva da uno spot, nonche' teatro del tuffo di festeggiamento per l'allenatore dell'altra sponda calcistica romana (quella non "vendittiana", diciamo). Tornando a "Roma capoccia", è interessante che Antonello richiami in una delle sue canzoni "manifesto" questo monumento, perchè immediatamente il pensiero va alla sua Trastevere e al suo Folkstudio, dove tutto è cominciato...La canzone è stata scritta dall'autore a 14 anni ed è una cartolina immaginifica della Roma che voleva vivere attivamente ma dalla quale era in qualche modo tenuto lontano, da una famiglia molto austera ed apprensiva. Forse è proprio nel buio che si apprezza maggiormente la luce del sole.

foto e testo di Stefano "Solegemello"

La fontana del gianicolo

Più nota con la denominazione di «fontanone» la grande fontana del Gianicolo (via Garibaldi, in prossimità di piazza S. Pietro in Montorio) — imitazione di quella del Mosè in piazza S. Bernardo, ma quella gianicolense è assai più semplice ed elegante — venne realizzata per volontà di Paolo v Borghese, tra il 1608 e il 1612, da Giovanni Fontana con la collaborazione di Flaminio Ponzio, e costituisce la grande Mostra dell'Acqua Paola antica Traiana, proveniente dal lago di Bracciano.
L'edificio monumentale (tre ampie nicchie centrali fiancheggiate da due minori laterali, da ciascuna delle quali sgorgano fragorosamente abbondantissime acque che si versano nella sottostante enorme vasca di marmo), fu costruito in pietra tiburtina, tolta dalle rovine del Foro di Nerva. È ornato da sei colonne ioniche: quattro di granito rosso (già nella vecchia basilica di S. Pietro) e due laterali di granito bigio erette su basi molto alte, sui cui capitelli poggia l'architrave…

Continua su…http://www.romaonline.net/

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categorie: canzoni, curiositĂ , foto roma
sabato, 17 febbraio 2007

CORSI E RICORSI VENDITTIANI...

Prima pensavo ad alcune curiose e carine autocitazioni/autoriferimenti presenti in certe canzoni di Venditti .

Una su tutte Sotto il segno dei pesci (1978) con le frasi: 

  •  "ti ricordi quella strada eravamo io e te e la gente che correva"  ("e gridava insieme a noi: tutto quel che voglio pensavo...") 
  •  "ed il rock passava lento sulle nostre discussioni" ("18 anni sono pochi per promettersi il futuro...")

Tali frasi nella canzone Il compleanno di Cristina (1988) si ripresentano identiche  cambiando però la prosecuzione dell'originale:

  • "ti ricordi quella strada eravamo io e te e la gente che correva, quanta gente intorno a noi
  •  "ed il rock passava lento sulle nostre discussioni come un fiume di parole".

 Una originale autocitazione di una sua canzone culto a cui  ha voluto probabilmente rendere omaggio 10 anni dopo e, allo stesso tempo, usare come portafortuna. Ricordo che al mio primo concerto di Venditti nel 1992, ero ancora ignorantissima  sulla produzione vendittiana, essendo una neo-fan e, all'ascolto di Il compleanno di Cristina, mi sembrava ci fosse qualcosa che non andasse, che Venditti stesse stonando. Quando poi al piano ho sentito suonare Sotto il segno dei pesci, ho capito che era quella la canzone termine di riferimento per il mio orecchio. Chissà quando avevo avuto modo di sentirla e apprezzarla prima di quell'occasione! Ancora non ero ammiratrice ma la sua bellezza evidentemente era entrata subito nel mio inconscio come canzone modello. Sempre la canzone dei pesci, secondo una mia strampalata idea, potrebbe aver ispirato anche la scelta della canzone Sotto la pioggia per dare il titolo all'alum prodotto nel 1982. Secondo questo mio stupido ragionamento, associerai anche la canzone In questo mondo che non puoi capire (1999) a In questo mondo di ladri (1988). Lasciando perdere però le associazioni tirate, e tornando nuovamente a Sotto il segno dei pesci, questa ha visto proprio nell'ultimo album di inediti (2003) di Venditti la sua erede, ossia Che fantastica storia è la vita, definita dal cantautore stesso la prosecuzione della prima. Assistiamo infatti, in entrambe le canzoni, a un racconto di storie di personaggi diversi, alle prese con Le cose della vita (...). D'altra parte a Venditti piace portare avanti dei filoni attraverso i propri brani. C'è quello sentimentale (una serie di canzoni, pare, dedicate alla stessa donna), poi quello inerente a un altro suo grande amore, Roma,  e poi il filone delle canzoni dai nomi di donna, quello relativo alla scuola e quello del sociale. E' proprio vero che nella carriera ultratrentennale di Antonello ci sono canzoni che oltre ad essere generazionali per la società, lo sono anche per la produzione vendittiana stessa, vale a dire: alcune canzoni sono  genitrici di altri brani. Ricordo che in un'intervista radiofonica Venditti ha detto "Mille figli (1995, NDR) è la figlia di Peppino (1986, NDR) e la cugina di Dimmi che credi (1991, NDR)". Credo che possiamo sbizzarrirci a trovare rapporti di parentela tra le canzoni del Nostro !

Se vogliamo parlare però di citazioni precise e non di appartenenza a filoni, parlerei anche di Cento città (1985). A un certo punto Venditti canta "io che cercavo un amico guarda quanti ce ne ho, ma per un cuore ferito questo non basta no...". Io che cercavo un amico...ma si dai Ci vorrebbe un amico (1984)!!! Bellissima citazione. Cioè...ci dice come è continuata la storia, ancora il dolore non si è attenuato "e allora giro il mondo giro cento città..."...Stupenda...Passiamo ad altre due canzoni storiche di Antonello, Bomba o non bomba (1978) e Notte prima degli esami (1984). Nella prima Venditti dice "partirono in due ed erano abbastanza, un pianoforte, una chitarra e molta fantasia", nella seconda racconta "io mi ricordo quattro ragazzi con la chitarra e un pianoforte sulla spalla". E' molto carino che parli degli strumenti del mestiere in modo così semplice e bello, passionale!Sembra che chitarra e pianoforte siano l'unico bagaglio, l'unica cosa che basta per prendere il mondo. E poi i riferimenti ai protagonisti sono chiari: con "partirono in due" parla di sè e di De Gregori e i "quattro ragazzi" sono quelli del Folk studio. Simpatica e fortunata analogia. Che altro?Forza, dite voi!

foto tratte, nell'ordine, da Music lug/ago1985  e da "Tutto" sett1985


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categorie: canzoni, pesci, curiositĂ , foto venditti, i nostri ricordi
martedì, 23 gennaio 2007

l'orso bruno...

i due..."DE"

De Andrè e De Gregori

Le foto sono tratte dal numero 20 e 22 di "Emozioni d' Autore", iniziativa editoriale della "De Agostini" che si occupa di Francesco De Gregori, Venditti e di "Folkstudio"; Ringrazio l'autore del blog http://ilbarbagianni.blogspot.com/ (blog dedicato a De Gregori) che ha scannerizzato le foto ed ha segnalato questa chicca.


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categorie: curiositĂ , foto venditti
venerdì, 29 dicembre 2006

RISARCITECI I CUORI!

Ieri, raitre, ha proposto un servizio sulla vicenda calciopoli, ripercorrendo le tappe dello squallido scandalo sportivo che ha colpito nello scorso campionato non solo il calcio in sè, ma anche le persone qualunque: i tifosi. E così, chi ha montato il servizio, ha pensato bene di mettere come sottofondo una canzone molto forte del nostro Antonello: Canzone per Seveso.

Ad un tratto, a intercalare le parole del giornalista, dopo il racconto delle colpe delle società sportive, è arrivata la voce potente e tuonante di Venditti con questa frase :

Proprio sopra di voi, che vivete tranquilli nella vostra coscienza di uomini giusti, che sfruttate la vita
per i vostri sporchi giochetti

E poi, parlando dei tifosi delusi:

Noi siamo qui, senza terrà nè bandiera, aspettando qualcosa da fare

E infine a conclusione del servizio un bel:

Risarciteci i cuori!

Vorrei ricordare che questa canzone è legata alla tragedia che colpì Seveso il 10 luglio 1976 quando l'area di questo comuni e di altri vicini fu contaminata da una nube tossica contenente elevate quantità di diossina sprigionatasi in seguito ad un incidente ai locali impianti chimici della società elvetica ICMESA. Una parte consistente degli abitanti dell'area fu evacuata. La popolazione venne avvisata della pericolosità dell'evento alcuni giorni dopo. Immediatamente dopo l'avviso iniziarono a circolare voci di possibili malformazioni dei feti e molte donne gravide abortirono presso ospedali o cliniche anche di altri Stati Europei. Nonostante allora in Italia l'aborto fosse vietato, qualche decina di aborti fu praticato anche in Italia, in particolare presso la clinica Mangiagalli di Milano, e in due casi presso l'ospedale di Desio. Ricerche effettuate verso la fine degli anni '90 sulla popolazione femminile mostrano, a venti anni di distanza, una relazione tra esposizione alla TCDD in periodo prepuberale e alcuni disturbi

Canzone per Seveso (1976)

Era il dieci luglio
di una terra senza colpa;
bambini nei giardini
giocavano nel sole
e l'aria era di casa,
di sugo e di fatica.
E vecchi nella piazza
parlavano d'amore;
e donne al davanzale
lanciavano parole
sepolte ormai nel ventre
di madri perdute,
perdute dal cielo,
proprio sopra di noi
che restiamo a guardare
morire le radici,
i preti perdonare
proprio sopra di voi,
che vivete tranquilli
nella vostra coscienza
di uomini giusti,
che sfruttate la vita
per i vostri sporchi giochetti
allora, allora
ammazzateci tutti!
Noi siamo qui
prigionieri del cielo
come giovani indiani
risarciteci i cuori,
noi siamo qui,
senza terra né bandiera,
aspettando qualcosa da fare
e che non porti ancora
dei torroni a Natale,
telegrammi "ci pensiamo noi"
Condoglianze! Condoglianze

 


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categorie: canzoni, curiositĂ 
sabato, 16 dicembre 2006

"SE L'AMORE E' AMORE" E IL FILO CONDUTTORE DI ALCUNE CANZONI
Ho recuperato un articolo di qualche anno fa di un giornalista de L'Arena, giornale della mia città, a riguardo della raccolta SE L'AMORE E' AMORE. L'autore dell'articolo è Paride Sannelli e il pezzo è stato scritto il 22 novembre del 2000. Si può leggere un'intervista ad Antonello il quale spiega il significato della raccolta e il filo conduttore di alcune canzoni. Una dichiarazione particolare su Una stupida e lurida storia d'amore. Parla inoltre di canzoni sull'Eritrea per il nuovo album. Dato che in Che fantastica storia è la vita non se ne sono viste, chissà che non metta qualcosa in questo album che sta per uscire!
LA MOVIOLA DI VENDITTI
Il cantautore romano si racconta in "Se l'amore è amore" rivisitando 27 anni di una carriera costellata di innumerrevoli successi commerciali.
Sedici brani ricostruiscono come i tasselli di un puzzle, la vita professionale e sentimentale di un autore capace ancor oggi di riempire gli stadi
Sedici tasselli con cui ricomporre il mosaico di una vita. “Se l’amore è amore…”, l’antologia natalizia in cui Antonello Venditti prova a mettere ordine tra i suoi fortunatissimi affreschi romantici, è un disco che squaderna i diari di tanti “ex ragazzi” per riscoprire definizioni di sentimento che vanno da “l’amore è darsi tutto dal profondo” a “non c’è sesso senza amore”, da “l’amore è un grande temporale” a “quando il mondo sta vivendo sul tuo corpo innamorato al sua vanità”. Il titolo del disco, tratto da una strofa di Notte prima degli esami, si trova così ad abbracciare un percorso vendittiano lungo 27 anni che, adottando un tema specifico, prova ad affrancarsi da vecchie antologie come “Gli anni 80” o “Il diario”. “Non ci sono tutte le mie canzoni d’amore” prem