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Ciao a tutti, benvenuti in questo blog! Io sono Marta di Verona e questo è uno spazio virtuale dedicato alla mia passione musicale per Antonello Venditti. In realtà questo vuole essere un blog "collettivo", esteso a tutti i vendittiani, per parlare del nostro cantante preferito. Marta (se vuoi scrivermi clicca qui)

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giovedì, 07 febbraio 2008

 SORRISI
I sorrisi sono una forma di comunicazione, quelli veri e spontanei sono più precisamente un’espressione dell’anima. Cosa c’è di più bello e conciliante col mondo di un dolce sorriso? Ti disarma e ti lascia senza parole, perché lui stesso non ne ha bisogno! Un sorriso ha il valore di un abbraccio, la forza di un raggio di sole, la freschezza di un’acqua pura e buona. Però può anche essere triste e allora chi lo raccoglie ha una grande responsabilità: quella di cancellarne l’amarezza e solo l’amicizia o l’amore lo possono addolcire…
 
Le canzoni di Antonello parlano di vari sorrisi.  
Quello che più mi piace è descritto nella bellissima Dolce Enrico (dedicata all’indimenticato Enrico Berlinguer): ”Enrico, se tu ci fossi ancora, ci basterebbe un sorriso per un abbraccio di un’ora” / “chiudo gli occhi e tu ci sei Dolce Enrico, tu sorridi accanto a me”. L’immagine è dolce e struggente. Il forte senso di solitudine di Antonello trova conforto nel ricordo e nella contemporanea presa di coscienza che Enrico ancora c’è, vive nel suo cuore e lo accompagna negli ideali e nelle speranze, rassicurante di dolcezza e forte di una compianta integrità morale.
 
Ci sono poi i sorrisi di Modena: “con le nostre famose facce idiote ah eccoci qui, coi nostri famosi sorrisi tristi a parlarci ancora di noi”. L’amarezza di una sensazione di estraniamento, la “voglia di andare via” accompagnata da sentimenti e stati d’animo difficili da decifrare, trovano sollievo e sfogo comune nella condivisione del momento tra due amici. Quando “non c’è niente da capire, niente da salvare nelle nostre parole”, forse i sorrisi e gli sguardi  ("io resto qui a guardarti negli occhi lo sai") parlano più di tanti discorsi e stemperano la drammaticità del momento in un dialogo intimo e silenzioso. La canzone si riferisce alla partecipazione di Antonello al Festival dell’Unità di Modena del 1976. “ Io ero solo al pianoforte e tentavo di comunicare, di ricostruire le atmosfere del Folkstudio. E mentre cercavo di esprimermi, mentre cercavo di trasmettere, la cosa più importante per gli astanti era trovare posto a sedere. E come sempre quando ti trovi davanti a qualcosa che ti fa male, cominci a riflettere, a ripercorrere tutta la tua vita. Forse per questo ci ho voluto dentro Gato Barbieri, tutti e due siamo nati al Folk Studio, le nostre storie sono parallele, cono lo stesso amore per il paese e la stessa impossibilità di comunicare. D’altronde ormai non ci può essere un rapporto privato nella musica: o fai i festival dell’unità o vai per discoteche. Ed ecco allora quella voglia fisica di andarsene via, come mi prese quella sera a Modena.”.
 
Tradimento e perdono, una delle canzoni del nuovo album di Venditti, racconta del sorriso particolare che ha caratterizzato e accomunato tre grandi personaggi (Agostino Di Bartolomei, Luigi Tenco e Marco Pantani), “campioni” nelle loro discipline ma segnati e condannati dall’infelicità. Nei loro visi ricorreva spesso un “sorriso sgomento”. In una società come la nostra, che non ammette errori e che “piange il campione quando non serve più”, un segnale così chiaro di paura e di malessere passa indifferente, come se la fragilità umana non fosse concessa. E Antonello allora riflette sul fatto che “ci vorrebbe attenzione verso l’errore” e invoca quindi quella sensibilità e quella solidarietà umana necessarie per non far cadere l'uomo nel baratro: “se ci fosse più amore per il campione oggi saresti qui”. Infatti per il campione  lo sbaglio si paga anche più caro  rispetto a una persona  "normale": la sua figura è importante solo quando vince, e si porta quindi addosso il peso delle aspettative di chi lo vuole forte ma poi gli volta le spalle appena cade nell'ombra. Il campione può allora diventare facilmente vittima di un amore subdolo e crudele...
 
Dimmi che credi affronta un tema bello e delicato, caro a Venditti (ricorre spesso nelle sue canzoni, penso ad es a: Marta, Per sempre giovane, Peppino): il rapportarsi con le difficoltà della vita. La canzone è dedicata al figlio ed è un’esortazione a non arrendersi, ad affrontare la vita con fiducia (e con fede), al saper riconoscere sempre la bellezza e l’importanza della nostra esistenza. “Il tuo sorriso tra la gente passerà forse indifferente, ma non ti sentirai più solo sei diventato un uomo”. Solo la comprensione del valore della vita, l'apprezzamento del bello che esiste, può portare alla maturità e alimentare il coraggio di vivere dinanzi alle difficoltà.
 
Altri sorrisi nelle canzoni di Venditti:
  • “odiarsi mai per chi si ama come noi basta sorridere” - Amici mai-        
  •  “un bambino che domanda come è nato si risponde sorridendo che lo sa” - Le tue mani su di me
  •   “Quando verrà Natale tutto sorriderà” -  Quando verrà Natale
  •  “Era un pianeto sincero e sorrideva sempre”/ “Questo era un uomo; era una macchina molto strana e non sorrideva mai” - Figli del domani 
  • “alla luce del fuoco lei mi guarda e sorride, sorride, sorride, sorride, sei tu...” - Strada
  • “La solitudine è una strana compagna lei ti sorride come una puttana” -  Stai con me      
  •    “perché lui porta la cravatta il sorriso più smagliante” - L’uomo falco
  •   “TG1 TG2 che confusione ma almeno rimane il pregio dell'informazione e tra una smentita e l'altra e un sorriso ministeriale ci fa capire che le cose non vanno poi troppo male” -  Il telegiornale
  •   “Quando non guarda guardi lui e mi sorridi “/ “Quando non guardi guarda te e mi sorride” -  Miraggi
  • “sorridi Roma, non ti lasceremo mai “- Ho fatto un sogno
  • “il mio sorriso ha aperto i tuoi rimpianti tu ancora stai dormendo accanto a me” – A che gioco giochi
 

venerdì, 12 gennaio 2007

GATO BARBIERI

Oggi parlavo con Marta di Gato Barbieri, il grande jazzista argentino che ha incrociato il proprio sax con la musica di Antonello Venditti. Lo ricordiamo infatti nella storica, maestosa ed imperdibile "Modena"(1979) ed ospite speciale nell'ultimo album di inediti di Antonello "Che fantastica storia è la vita" in due brani, la title-track e "Io e mio fratello", dove c'erano anche la voce e le parole di Francesco De Gregori. Lunga è la conoscenza tra Venditti e Barbieri, addirittura può essere fatta risalire al Folkstudio di Roma, quando Antonello muoveva i primi passi da cantautore e poi ancora ci fu un incontro alla festa dell'Unità del 1977 a Modena, quella del compromesso storico, che poi avrebbe dato l'ispirazione per la splendida canzone di cui in queste pagine abbiamo parlato spesso. Ovviamente la grandezza di questo sassofonista prescinde dall'incontro con Antonello, Gato Barbieri è un grande jazzista e la sua fama internazionale è stata consacrata dal film di Bernardo Bertolucci, "Ultimo tango a Parigi", marchiato dalle note urlate del suo magnifico sax. Questo post-omaggio al grande artista lo voglio chiudere con delle belle istantanee del tour 1992 (nell'album dal vivo "Da San Siro a Samarcanda", Gato Barbieri suona in "Modena" e in "Alta marea", due splendide versioni; un grazie a Mario di Foggia per la precisazione, ndr). Ma cos'è questa strana paura che ho....ma cos'è questo strano rumore di piazza lontana...

Stefano "Solegemello"

per approfondimenti: www.solegemello.net/gato.html


postato da: solegemello alle ore 15:13 | link | commenti (4)
categorie: modena, foto venditti, gato barbieri
lunedì, 20 novembre 2006

...Con i nostri famosi sorrisi tristi, a parlarci ancora di noi...

...sarà forse tenerezza o un dubbio che rimane...


postato da: solegemello alle ore 15:24 | link | commenti (3)
categorie: canzoni, modena
venerdì, 13 ottobre 2006

MODENA E LA POTENZA DELLE CANZONI

Le canzoni non sono tutte uguali. Alcune sono dei colpi diretti dritti al cuore, irrompono nell'anima e scatenano emozioni, smuovono sentimenti impolverati e creano un turbinio vorticoso fatto di pensieri, ricordi, inquietudini e speranze. Una di queste canzoni per me è Modena. Modena è la nostalgia. Nostalgia di cose vissute o spesso mai provate. Modena è voglia di andare via....Modena è quello che non si riesce a spiegare, è rabbia e speranza, affetto e solitudine, malinconia pura. Modena è il sax che riesce a far parlare l'anima, che prima  piange e poi urla ma mai si piega. Modena è una canzone di amarezza politica, ma per me ha sempre avuto altri significati, così come Dolce Enrico. Dicevo, la potenza delle canzoni. Le canzoni vere arrivano indipendentemente dal loro significato originale, arrivano perchè in quelle note c'è qualcosa di più assoluto delle parole accompagnate, in quella voce c'è qualcosa di poco contingente, c'è molto di antico e inspiegabile che appartiene anche a noi. E con quella voce lo ritroviamo. Modena è fantastica. Ricordo di un concerto nel 1996, in un piccolo stadio comunale in provincia di Vicenza. Venditti suonò Modena, ai più sconosciuta. Rimasero quasi tutti zitti durante l'esecuzione. Tanti ascoltatori occasionali, pochi ammiratori, pubblico abbastanza freddo. Alla fine, quando anche l'ultimo sospiro di sax si  esaurì, ci fu qualche secondo di silenzio e poi, la standing ovation. Potenza delle canzoni.

MODENA

Con le nostre famose facce idiote, eccoci qui.
Con i nostri sorrisi tristi, a parlarci ancora di noi
e non c'è niente da scoprire, niente da salvare
nelle nostre parole.
Ricordi, libri da buttare, frasi da imputare
di due bandiere dritte in faccia al sole.
Ma cos'è questa nuova paura che ho?
Ma cos'è questa voglia di uscire, andare via?
Ma cos'è questo strano rumore di piazza lontana,
sarà forse tenerezza o un dubbio che rimane?
Ma siamo qui, a Modena,
io resto qui a guardarti negli occhi, lo sai.
E non c'è tempo per cambiare,
tempo per scoprire un nuova illusione.
La nostra vita è Coca-Cola, fredda nella gola
di un padre troppo tempo amato.
Quanto valeva, aver parlato già da allora,
quando tutto era da fare e tu non eri importante.
Ma siamo qui, a Modena,
io resto qui, con un bicchiere vuoto nella mano.
E non c'è tempo per scoprire,
tempo per cambiare cosa abbiamo sbagliato.
La nostra vita è Coca-Cola, fredda nella gola
di un ordine che non abbiamo mai voluto.
Ma cos'è questa nuova paura che ho?
Ma cos'è questa voglia di uscire , andare via?
Ma cos'è questo strano rumore di piazza lontana?
Un nuova tenerezza o un dubbio che rimane.


postato da: martacrs alle ore 07:54 | link | commenti (3)
categorie: riflessioni, canzoni, modena, concerti, i nostri ricordi
domenica, 09 aprile 2006

Ma cos'è...questo strano rumore di piazza lontana? 

Modena - (Buona domenica,1979)

Con le nostre famose facce idiote, eccoci qui.

Con i nostri famosi sorrisi tristi, a parlarci ancora di noi

e non c'è niente da scoprire, niente da salvare

nelle nostre parole.

Ricordi, libri da buttare, frasi da imputare

di due bandiere dritte in faccia al sole.

Ma cos'è questa nuova paura che ho?

Ma cos'è questa voglia di uscire, andare via?

Ma cos'è questo strano rumore di piazza lontana,

sarà forse tenerezza o un dubbio che rimane?

Ma siamo qui, a Modena,

io resto qui a guardarti negli occhi, lo sai.

E non c'è tempo per cambiare,

tempo per scoprire un nuova illusione.

La nostra vita è Coca-Cola, fredda nella gola

di un padre troppo tempo amato.

Quanto valeva, aver parlato già da allora,

quando tutto era da fare e tu non eri importante.

Ma siamo qui, a Modena,

io resto qui, con un bicchiere vuoto nella mano.

E non c'è tempo per scoprire,

tempo per cambiare cosa abbiamo sbagliato.

La nostra vita è Coca-Cola, fredda nella gola

di un ordine che non abbiamo mai voluto.

Ma cos'è questa nuova paura che ho?

Ma cos'è questa voglia di uscire , andare via?

Ma cos'è questo strano rumore di piazza lontana?

Un nuova tenerezza o un dubbio che rimane.

 

 

Tratto da Boy Music, 1979 "basta America torno a Roma" di Mario Luzzatto Fegiz 

(...)“Modena” che apre la facciata “B” è invece il brano che piacerà a un pubblico già più sofisticato: c’è una stupenda fusione fra la voce di Venditti e il sax di Gato Barbieri, che sul finale si cimenta in virtuosismi e lamentazioni quasi “hendrixiane”. Anche questo , come “Buona domenica”, è un brano drammatico, anche se in maniera più intellettuale.(...)

Tratto dall'intervista "Antonello Venditti un divo a metà" di Daniele Ionio

(....) Poi c’è “Modena”, che per me è la canzone più bella di tutto il disco, quella con Gato Barbieri. Racconta di un festival dell’Unità a Modena, all’epoca in cui è nato il compromesso storico. In quell’occasione, ci siamo rivisti io e Gato Barbieri, e ci siamo resi conto all’improvviso dell’assurdità dei nostri personaggi, di quello che dovevamo rappresentare e per cui eravamo li’ tutti e due, lui a suonare ed io a cantare. Così quando ho scritto la canzone, ho pensato al grande saxofonista argentino, gli ho telefonato e lui ha preso l’aereo e subito hanno scritto che volevo replicare al duo De Gregori- Dalla (...)

Dall'intervista di Solegemello a Renato Bartolini, Stradaperta.

(....) Mi dicevi che "Modena" risale al 1977, come mai non fu inclusa nei "pesci" ?
Si faceva parte del gruppo di canzoni di Sotto il segno. Sinceramente non ricordo il motivo per cui non fu inclusa; forse non riuscimmo a finirla o chissà quale fu il problema (il testo ?). Comunque meglio così, non è venuta stupenda ? La versione live, in tour era "da brivido".
Che ricordo hai di Gato Barbieri ?
Che dire, un mito ! Fù proprio Marco a consigliare Antonello la scelta di Gato sul brano Modena...
(...)
Per leggere l'intervista completa di Solegemello a R. Bartolini (Stradaperta) clicca qui...


postato da: solegemello alle ore 00:45 | link | commenti (8)
categorie: canzoni, modena, articoli, foto venditti, foto roma, gato barbieri

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