IL PIANOFORTE DI LILLY GRECO
Da qualche tempo in libreria c'è un librone patinato e ricco di belle immagini, "C'era una volta la RCA", storia della casa di produzione americana che ha avuto per anni un importante stabilimento a Roma (vi dice niente "..all'incrocio della Via Tiburtina, fu investito da una strana nostalgia..." ?, Robin, 1979); Si racconta che la RCA a Roma nacque anche per volere del Vaticano, che vedeva nell'industria americana un modo per risarcire una delle zone della capitale più duramente colpite dalla guerra, il quartiere San Lorenzo. Lo stesso Ennio Melis che ha avuto per anni la responsabilità della direzione era un uomo di fiducia del Vaticano. Oggi che la RCA è stata assorbita da altre multinazionali (non c'è mai fine alla concentrazione!), lo stabilimento produttivo sulla Via Tiburtina è ridotto ad un magazzino per scarpe anche se campeggia ancora intatto lo storico logo rosso...
(...) Cadevano le bombe come neve,
il diciannove luglio a San Lorenzo.
Sconquassato il Verano, dopo il bombardamento.
Tornano a galla i morti e sono più di cento.
E il Papa la domenica mattina da San Pietro,
uscì tutto da solo tra la gente, e in mezzo a San Lorenzo,
spalancò le ali, sembrava proprio un angelo con gli occhiali. (...)
(Francesco De Gregori, "San Lorenzo", Titanic 1982)
Beh, non per divagare ma se ricordo bene ho letto in qualche articolo che anche Antonello Venditti eseguì in concerto questa stupenda canzone di Francesco De Gregori.Tornando al libro, l'autore, Maurizio Becker, incontra lo storico produttore RCA Italo "Lilly" Greco e in qualche modo lo mette a confronto con i grandi artisti che ha prodotto attraverso il marchio RCA (molta della musica italiana è passata di lì, da Morandi, a Dalla, a Baglioni e tanti altri). Bisogna dire che il librone in questione è extra-large anche nel prezzo e così il vostro Solegemello ha fatto una visita alla Feltrinelli (ma che bella idea quei punti vendita che all'interno hanno anche dei comodi divanetti...) più vicina e se l'è sbirciato ben bene con il solo obiettivo di potervene riferire eh? ;-)) Diverse pagine del libro sono dedicate ai due "Theorius campus", fondamentale è stato infatti l'apporto di Lilly Greco alla prima e condivisa fatica discografica dei due cantautori romani. "Lilly Greco non capisce ma che Dio lo benedica..." dirà Francesco in "Marianna al Bivio" (Alice non lo sa, 1973) e poi ancora "...la montagna era incantata da un poeta che suonava il pianoforte..." (si è ipotizzato che questo verso sia su Venditti).
Nell'intervista ad Antonello Venditti contenuta nel libro ho potuto leggere dell'apporto di Lilly alle produzioni Vendittiane in RCA e ai dissidi che spesso scoppiavano per la divergenza di vedute sugli arrangiamenti. Per Theorius Campus l'apporto di Lilly Greco fu molto rilevante perchè i due "pulcini" erano proprio ai primi cip cip. Va poi detto che Lilly Greco è anche un buon musicista, tanto è vero che in "Theorius campus" suona anche il pianoforte; Antonello afferma infatti nell'intervista che il piano di "Roma Capoccia" nel disco è di Lilly Greco, perchè quello che aveva inciso non gli piaceva. Del lavoro in RCA è anche interessante il passo su "Ullàlla", Antonello dice infatti che, tornato da Carimate in Brianza con i nastri del disco, la casa discografica lo criticò molto e fece un missaggio del tutto diverso, a tal punto che l'album che ne è venuto fuori è quasi un altro rispetto a quello che il cantautore aveva in mente. Alla fine dell'intervista Venditti ribadisce comunque la grande stima per Lilly pur nei continui scontri, e viene prefigurato anche un possibile album che contenga delle interpretazioni di Greco su brani da lui curati negli anni, questa volta con l'apporto di Antonello come produttore! Chissà che un giorno questo progetto non possa avere un futuro... Molto toccante infine il riferimento di Venditti al funerale di Ennio Melis, lo storico direttore RCA a cui è legato l'ottimo "Le cose della vita", un disco semplice e splendido, tutto di pianoforti e tastiere. Antonello racconta che, entrato in chiesa per la funzione, sentì un pianoforte suonare "Inno all'amore" di Edith Piaf e riconobbe subito dal tocco che si trattava di Lilly Greco: un modo stupendo per salutare il grande boss della RCA, non credete?

“(…) Vi furono poi situazioni fuori dal comune, come quel giorno in cui il figlio del nostro discografico chiese a Francesco, ad Antonello e a me di tenere un concerto per i ricoverati del Santa Maria della Pietà, che allora venivano ancora chiamati “matti”. Ovviamente accettammo tutti e tre. Venimmo condotti in un enorme parco abbandonato che ricordava vagamente il Giardino Zoologico di Roma. C’erano dei padiglioni fatiscenti (non si resiste alla tentazione di utilizzare questo vocabolo) tra i quali si muovevano persone diafane in camicia da notte. Avevano preparato una festa bellissima con dolcini, spumante e festoni alle pareti. Una donna prese in disparte me e Francesco chiedendoci di portare un biglietto al suo avvocato affinché la tirasse fuori di lì, dove l’avevano rinchiusa senza alcun motivo. La suora ci disse che quella era la sua mania, eppure ogni volta che ripenso a quella storia mi ritorna il rimorso sordo di non aver portato quel biglietto, e la sensazione che ci fosse qualche cosa di strano in quella situazione. Il concerto fu accolto con molto entusiasmo, con un entusiasmo forse un po’ scomposto ma indubbiamente spontaneo: Antonello si concesse un applauditissima “Roma capoccia”, io mi ingarbugliai cantando una canzone d’amore, ma il momento più terribile venne quando Francesco cantò “Alice non lo sa”. Antonello ed io ci guardammo terrorizzati in attesa del fatidico ritornello che dice: “Ma io non ci sto più/ e i pazzi siete voi”. Quel momento non venne perché Francesco cambiò con grande disinvoltura l’ultima parte del verso. (….)” 
RICORDO DI RINO GAETANO 1981-2001
di Piero Montanari
Il 2 giugno di vent'anni fa (2001,ndr) moriva, per un assurdo incidente d'auto, uno straordinario cantautore d.o.c., Rino Gaetano, mentre, nelle prime ore del mattino, tornava nella sua casa di Montesacro, un quartiere alla periferia nord di Roma. La strada la conosceva molto bene e la notte pure, ma non fu sufficiente per salvargli la vita, che si arrestò contro l'unico veicolo che transitava in quel momento, un camion. Una morte surreale, come surreali erano lui e le sue canzoni.
Rino viveva di notte ed odiava la luce del sole. È uno dei ricordi che mi lega a lui quando, due anni prima, nel 1979, affrontammo insieme la sua tournée estiva in giro per l'Italia. Di giorno, noi del gruppo non lo vedevamo mai; rimaneva rintanato nella sua stanza d'albergo per tutto il tempo, per poi affacciarsi alla vita come il sole scendeva all'orizzonte, con la sua faccia pallida e sorridente, resa ancor più simpatica dai suoi dentini sovrapposti. Era per queste ragioni che gli avevo subito appioppato l'appellativo, ovvio per altro, di "Dracula il vampiro".
Ho molti altri ricordi di Rino-Dracula, ma uno in particolare mi è più caro fra tanti, e lo voglio raccontare.
Agli inizi degli anni '70, un gruppo di giovani musicisti e cantautori si affacciava alla ribalta romana, e molti di loro (e di noi) facevano capo all'etichetta discografica di Vincenzo Micocci (It dischi italia, distribuita dalla RCA) e a quella attigua di Edoardo Vianello (Apollo records-RCA), con annesso "Studio 38", una sala di registrazione decentrata, rispetto a quelle più importanti della "grande mamma" RCA di Via Tiburtina Km. 13.5.
Fu proprio in quella piccola sala a 8 piste, il massimo della tecnologia per l'epoca, che videro la luce i primi dischi di Francesco De Gregori ("Alice"), di Amedeo Minghi, di Antonello Venditti ("L'Orso Bruno"), di Renato Zero ("No mamma, no"), ai quali ho avuto la fortuna di partecipare. Lo studio 38 rappresentò, per quel periodo e per quel gruppo di musicisti, un'importante officina dove sperimentare la nostra musica.
Un giorno arrivò da me Venditti con un ragazzo piuttosto giovane, dall'aria stralunata e dalla faccia pallida. Mi disse che era un bravo autore, che scriveva strane e bellissime canzoni senza capo né coda, e mi coinvolse ad entrare in produzione, con l'intento di realizzare per lui il suo primo disco. Nell'"affare" coinvolgemmo anche il fonico dello studio, che si chiamava Aurelio Rossitto.
Dopo qualche giorno vide la luce il lavoro, prodotto da Rossitto, Venditti e Montanari (con l'acronimo RosVeMon, mai più insieme nel futuro), che si avvalse anche della collaborazione straordinaria di uno zampognaro vero, frequentatore della vineria sotto casa di Antonello.
Non mi scorderò mai delle sedici ore passate in sala di registrazione, per cercare di far emettere una nota intonata (si fa per dire…) allo zampognaro. Ma per la sperimentazione si faceva questo ed altro!
Il disco si chiamava "I love you, Maryanna" ed era un piccolo inno demenziale alla marijuana (secondo un’altra versione, la canzone sarebbe dedicata alla nonna, ndr), a cui il titolo, con un giochino di parole, faceva esplicito riferimento. L'artista, che era poi Rino Gaetano, volle farsi chiamare "Kammammuri's", con una tigre che troneggiava sulla copertina del disco.
Mi fa piacere che, a distanza di vent'anni dalla sua morte, Rino, un caposcuola, non sia stato dimenticato. E mi associo a ciò che Gino Castaldo scrive su Repubblica dell'autore di "Gianna" e "Il cielo è sempre più blu": "Rino Gaetano era un'anomalia, un grillo dispettoso e surreale che diceva sempre la verità. Mentre trionfavano impegno politico e poesie cantate, inventò uno stile corrosivo e divertente: canzoni come vignette satiriche". Ciao Rino.
di Piero Montanari
questo materiale è riportato a scopo di diffusione culturale, per comunicazioni scrivere a: Stefano
Ricordiamo Sergio Bardotti con le due canzoni composte insieme ad Antonello Venditti , "Roma Roma"(1975) e "Ho fatto un sogno"(1997,con Ennio Morricone)
Roma Roma
(Venditti/Bardotti/Latini/Scalamogna)
Roma Roma Roma,
core de 'sta città,
unico grande amore,
de tanta e tanta gente,
che fai sospirà.
Roma Roma Roma,
lassace cantà,
da 'sta voce nasce un coro,
so' centomila voci che hai fatto innamorà.
Roma Roma bella,
t'ho dipinta io,
gialla come er sole,
rossa come er core mio.
Roma Roma mia,
nun te fa cantà,
tu sei nata grande
e grande hai da restà.
Roma Roma Roma,
core de stà città,
unico grande amore,
de tanta e tanta gente,
ch'hai fatto nammorà.
ROMA - E' morto Sergio Bardotti. Compositore, produttore, autore di canzoni di successo, aveva lavorato fra gli altri con Gino Paoli e Fabrizio de Andrè. A stroncare Bardotti, che aveva 68 anni, è stato un arresto cardiaco.
Nato a Pavia nel 1939, Bardotti era considerato uno degli uomini più importanti della storia della musica leggera italiana. Entrò nell'industria discografica dal 1962. Da allora la sua carriera è stato un crescendo. Ha composto canzoni come Occhi di ragazza, L'amico è, Piazza Grande, Quella carezza della sera, Itaca. Con Antonello Venditti ha firmato l'inno della Roma. E' stato un produttore storico della canzone italiana, con Patty Pravo, Vinicius de Moraes, New Trolls, Sergio Endrigo, Ornella Vanoni, Chico Barque.
Come traduttore lavorò con Brel, Aznavour e soprattutto coi brasiliani Vinicius de Moraes, Toquinho, Chico Buarque. Fu autore, insieme a Luis Bacalov, di una commedia musicale per bambini, I musicanti, in scena da 22 anni in tutto il Sud America. Con le sue canzoni vinse due volte il Festival di Sanremo. Nel '68 con Canzone per te cantata da Endrigo, e nell'89 con Anna Oxa e Fausto Leali, con Ti lascerò.
Dal 1996 lavorava come autore e produttore musicale tv. Tra i suoi programmi di maggior successo ricordiamo Fantastico 7, Domenica In oltre a numerose edizioni del Festival di Sanremo compresa l'ultima condotta da Pippo Baudo.
(11 aprile 2007, Repubblica.it)
Sergio rappresentava quella figura fondamentale e ormai in via d'estinzione di paroliere-poeta della musica.Sono quelle persone,quegli artisti dei quali spesso non ricordiamo il viso,che conosciamo solo per nome,ma che con il loro lavoro hanno dato un contributo fondamentale alla crescita della canzone d'autore."Canzone per te","Occhi di ragazza","Quella carezza della sera","Piazza Grande" sono solo alcuni dei successi scritti da Bardotti che è stato anche produttore per De Andrè,per Dalla,per la Vanoni di album eccellenti.
Scompare un uomo gentile,estremamente colto e intellettualmente vivace.Qualche volta dovremmo ricordarci che dietro una canzone ci sono altre facce,altre mani,altre storie,altre voci che l'hanno creata,non solamente quelle di chi le interpreta.
Grazie Sergio. (RDR)
Ho fatto un sogno
(Venditti/Bardotti/Morricone)
Se fai un sogno puoi chiamarlo Roma
quando t'immagini la tua città,
certo che i nemici non le mancheranno mai,
è fragile anche lei,
ma è calda la sua mano
che quando ti accarezza ti fa suo,
ti fa romano.
Piccola, grande, amara e dolce Roma,
c'è tutto il mondo chiuso dentro te,
tutto quell'amore, quella forza che tu hai,
insegnamela dai,
quel che sarò sarai,
sorridi Roma, non ti lasceremo mai.
Se fai un sogno puoi chiamarlo Roma
quando t'immagini la tua città,
certo che i nemici non le mancheranno mai,
è fragile anche lei,
ma è calda la sua mano
che quando ti accarezza ti fa suo,
ti fa romano.
Ho fatto un sogno e l' ho chiamato Roma,
il tuo segreto io lo so qual'è,
forse nella gente che ogni giorno sceglie te
e che orgogliosamente
quel che sarà sarà,
ti può dire 'Adesso sei la mia ... città.

Per Rino si presentò finalmente (1973,ndr) l’occasione di proporsi a una casa discografica, la It di Vincenzo Micocci. Fu proprio Antonello a proporre a Rino il provino alla It. Dopo l’iniziale resistenza, alla fine venne prese un appuntamento per un’audizione. Rino aveva già messo da parte un suo brano, “I love you Maryanna”. Il titolo della canzone, secondo l’interpretazione degli amici di Rino , era incentrato sul gioco dell’assonanza tra Marianna e marijuana. La sorella Anna, invece, non è d’accordo: “Credo proprio – dice – che la canzone “I love you Maryanna” l’avesse dedicata alla nonna. Perché noi le eravamo molto attaccati. E’ lei che ci aveva cresciuto insieme al nonno fino al momento in cui venimmo ad abitare a Roma.(…)" Il brano era un interessante esperimento ritmico e soprattutto una canzone divertente, con spiritosi termini in francese, pronunciati alla buona, piena di stacchi insoliti e soprattutto di rime. In cui, ad esempio, il finale “anna” del nome Marianna andava ad accoppiarsi con frasi come “sulla riva della Senna”, sul solco di un gioco divertito. (…) In breve arrivò il momento di incidere “I love you Marianna” per fare il suo primo 45 giri per la It.(…)(...) Sulla strada che porta a Piumazzo
incontrarono un bandito gentiluomo
Disse:"Vengo da Cesena e son proprio sfortunato
ma in compenso io conosco la regione
Piacere: sono Libero come il sole, il cielo
io farò di te un eroe, io ti insegnerò a colpire e poi scappare
non ti prenderanno mai perché tu sei
Robin più veloce del vento, quello che tu rubi lo ridai
coi tuoi sette straccioni in un solo momento
degli stadi e delle piazze tu sei il re". (...)
(Robin, Buona domenica,1979) Ricordo di Libero Venturi

B.Lauzi
Ritornerai
lo so ritornerai
e quando tu
sarai con me
ritroverai
tutte le cose che
tu non volevi
vedere intorno a te
e scoprirai
che nulla e' cambiato
che sono restato
l'illuso di sempre
E riderai
quel giorno riderai
ma non potrai
lasciarmi piu'
ti senti sola
con la tua liberta'
ed e' per questo che tu
ritornerai, ritornerai...
ti senti sola
con la tua liberta'
ed e' per questo che tu
ritornerai, ritornerai
ritornerai, ritornerai...

DA IL MESSAGGERO DEL 26/10/06:
«Ironico e coraggioso: uno dei nostri padri»
ROMA - Da cantautore a cantautore, da generazione a generazione: Antonello Venditti, seconda stirpe della canzone d’autore italiana, quella nata e cresciuta nella fumosa cave trasteverina del Folkstudio, sente di avere un debito verso Bruno Lauzi: «Uno dei primi dischi che ho comprato in vita mia era Ritornerai , ricordo che la sentivo cento volte al giorno, era una sorta di fissazione che dividevo con un’altra canzone americana, Love me forever ». Ci sono una decina d’anni di differenza fra le sue scuole. Quando Venditti e De Gregori cominciarono a fare musica, di Paoli, Bindi, Lauzi non si parlava più. Gino aveva aperto un ristorante, Bindi navigava nel dimenticatoio, Bruno forse era l’unico a barcamentarsi: «Stranamente era come se i cantautori genovesi si fossero fermati, si fossero perduti. Il nostro arrivo in qualche modo è servito a riportare l’attenzione anche su di loro», ragiona Antonello.
Ma la differenza fra le due generazioni sta nei modelli di riferimento: se i genovesi guardavano ai colleghi francesi, i romani avevano lo sguardo diretto oltreoceano: «Francesco e io amavamo Bob Dylan e Leonard Cohen, ma coglievamo gli aspetti innovativi di quella scuola». E il valore della loro lezione è evidente nel peso che i testi hanno nella vicenda musicale degli anni ’70. «Sono stati indubbiamente i nostri padri, per quello che hanno significato nella crescita del pop italiano» riconosce Venditti. E aggiunge: «È la modernità di Lauzi che mi colpì fin dai tempi di Ritornerai . Ne coglievo il senso di canzone della solitudine, magari per suonarla a casa al ritorno da scuola perché la ragazza preferita quel giorno era assente. D’altra parte era semplicissima, per accompagnarsi al pianoforte bastavano due dita. Quanto al suo modo di cantare, da grandissimo interprete, mi piaceva moltissimo. Era un canto quasi belato, alla francese ma anche un po’ con inflessioni americane. Ecco, fra i cantautori, insieme a Fabrizio de André era quello che dava alla musica più importanza, aggiungendovi un’interpretazione stringata, priva del tutto di enfasi».
C’è un altro aspetto della musicialità di Lauzi che ha colpito Venditti: «La sua vena ironica: che lo distingue nettamente dagli altri cantautori della sua generazione. Bindi e Paoli erano molto più seri. Bruno, in qualche modo, si avvicinava addirittura alla scuola precedente, ai Gianni Meccia. E questa sua vena, anche satirica è una strada che ho praticato anch’io. Ci siamo conosciuti tantissimi anni fa. Sarà stato il ’79 o l’80. Ricordo che si piccava di essere l’unico cantautore non di sinistra. Eppure, parlando, trovammo di avere molti punti in comune. Ho letto di recente alcune cose sul Parkinson che ha scritto prendendosi in giro: vale proprio la pena di averlo conosciuto uno capace di essere così coraggioso».
(m.mol.)
un grazie a KIKO
ANTONELLO VENDITTI - CIRCO MASSIMO STORY

Il Circo Massimo è senza dubbio uno dei luoghi più cari ai “vendittiani”di tutte le generazioni.
In questo splendido spazio, nel cuore antico della capitale, Antonello Venditti ha forse tenuto i suoi migliori concerti, il primo dei quali il 15 Maggio di ventitrè anni fa.
Io ho mancato gli appuntamenti più belli, quelli degli anni ’80 e ’90.Ho partecipato invece al concerto del 2001 e al Live8 del 2005. Invito i lettori del blog a raccontare “i loro Circo Massimo", rispondendo a questo post. E' possibile anche inviare materiale all' indirizzo di posta di Marta (clicca)
CIAO!
Stefano Solegemello http://www.solegemello.net/venditti.htm
Antonello Venditti al Circo Massimo:
15-05-1983: Roma, Circo Massimo - concerto gratuito "Grazie Roma" (in occasione del secondo scudetto della Roma calcio) - Ripresa Rai
30-05-1984: Roma, Circo Massimo (Il concerto si è svolto prima e dopo la finale di Coppa Campioni Roma-Liverpool, persa dalla Roma ai calci di rigore) - Ripresa Rai
11-10-1992: Roma, Circo Massimo - concerto gratuito contro il razzismo
24-06-2001: Roma, Circo Massimo - concerto gratuito per il terzo scudetto della Roma calcio - Ripresa La7
02-07-2005: Roma, Circo Massimo - “LIVE


"Una veronese a Roma" di Marta
Circo Massimo 2001
Per me e' stata un'impresa andare a vedere questo concerto ma ne e' valsa la pena. Ho speso un sacco di soldi tra treno ed albergo...e in piu' ci sono andata da sola! Ai miei genitori ho raccontato una bugia, ho detto che andavo al mare due giorni con un'amica, altrimenti non mi avrebbero mai lasciata partire per Roma!!!E' stata una settimana molto ansiosa perche' fino all'ultimo non sapevo se ci sarei andata, avevo paura che mi scoprissero e non riuscivo a trovare un albergo economico..(alberghi ad una stella avevano la faccia tosta di chiederti 150000 per una notte, per una singola!!!)
Devo dire che subito mi sentivo un po' a disagio in quella che non era la mia citta',
coi colori di un'altra squadra (io tifo Verona, gialloblu, non giallorosso!), un'altra mentalita', un altro accento...pero' piu' passava il tempo e piu' mi trovavo a mio agio. Diventavo un po' romana e un po' romanista!
Il concerto e' iniziato con "Ho fatto un sogno", ma diciamo che era la sigla d'apertura perche' Venditti non cantava, hanno messo la base...
Poi ha cantato "Shake" e" Su questa nave chiamata musica"...poi "C'e' un cuore che batte nel cuore" e qui..l'atmosfera ha cominciato a scaldarsi.
Al CircoMassimo c'era una marea di gente.....tutto era giallorosso....vedevi e sentivi gioia energia, una grandissima festa......sorrisi stampati fissi sulle labbra...non avevo mai visto una cosa del genere. Il cielo era limpido, ed e' stato bello vedere il tramonto insieme ad un milione di persone...e poi la luna a sinistra del palco..stupenda....sembrava messa li' come elemento fondamentale di un quadro, di quello splendido quadro che era il Circo massimo quella sera.
Nonostante tutta quella gente, nonostante non vedessi il palco e a malapena il maxi schermo, non mi sentivo asfissiata, oppressa, non avvertivo il fastidio di troppa confusione: anzi stavo benissimo e non mi pareva neppure di stare stretti stretti insieme a tutte quelle persone. Una dopo l'altra le canzoni scivolavano via...e io le cantavo tutte dall'inizio alla fine cosi' come tanti altri,cosa che non ho mai visto fare nella mia citta' o al nord. Il mio amico ha registrato il concerto ed ora ho il ricordo di quella notte indimenticabile. L'apoteosi e' stata quando ha cantato una dopo l'altra "Roma capoccia","Roma Roma" e "Grazie Roma". C'era il delirio....Grazie Roma l'avranno sentita a
Non pensavo che Venditti mi avrebbe di nuovo entusiasmato con le sue canzoni nuove, invece finalmente, dopo tanto tempo,c'e' riuscito di nuovo : e' un grande! Il testo e' straordinario...sono contenta per lui e mi piacerebbe provare lo stesso stato d'animo.