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Ciao a tutti, benvenuti in questo blog! Io sono Marta di Verona e questo è uno spazio virtuale dedicato alla mia passione musicale per Antonello Venditti. In realtà questo vuole essere un blog "collettivo", esteso a tutti i vendittiani, per parlare del nostro cantante preferito. Marta (se vuoi scrivermi clicca qui)

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lunedì, 10 dicembre 2007

RIFLESSIONI SU VECCHIO E NUOVO

Mi è arrivata una mail da Michele, che mi chiede di girarvela e di discutere insieme

La foto è tratta da Tv Sorrisi e canzoni n.51, 12/2007 

Ciao a Marta e a tutti gli appassionati della musica di Antonello Venditti.
 E' uscito il nuovo e atteso album,  già questa  è una buona notizia. Dalla pelle al cuore pone le tematiche del tradimento e del perdono, la canzone che dà anche il titolo al disco è semplice orecchiabile e assolve al suo compito di presentare e promuovere   l' album e i suoi temi, a mio avviso i toni  "alti"  degni del vendittiano blasone si trovano in Piove su Roma, Giuda, e Tradimento e perdono.
 Ma qualche banale riflessione mi pone scatole vuote.
Il nostro Autore  l' ha definita, più o meno, un dimmelo tu cos’è al contrario venti anni dopo, certo che se l' affermazione non fosse il frutto di interpretazione autentica  l'avremmo presa, probabilmente, come lesa maestà. Dimmelo tu cos'è è una canzone che personalmente amo molto, un pezzo di quel Venditti che ascoltiamo con passione e piacere, un pezzo ispirato e senza tempo, l' erede scatole vuote, canzone anche bella che ascolto e ascolterò, è però un' altra cosa. 
I due pezzi, senza scendere nella analisi del testo, rappresentano forse l' evoluzione di Venditti, da pezzi con testi più scritti e pensati a canzoni più scarne con testi molto più semplici dove si privilegia la ricerca dei suoni, la musica.
 Mi viene da pensare, se siamo noi vecchi ascoltatori appassionati, troppo ben abituati, ad aspettarci sempre il grande testo in ogni nuovo album, noi appassionati che trascinati da  canzoni come dimmelo tu cos'è abbiamo poi  cercato e amato anche altre canzoni, scritte magari prima che noi fossimo nati, o forse è appunto l' evoluzione di Venditti, di un autore che ormai ha dimostrato il suo valore e vuole anche suonare oltre che scrivere, senza considerare poi il mercato di oggi.
Certo Antonello Venditti, nel toccare i temi forti con la mano maestra del cantautore, non ha rotto il filo delle canzoni d’amore, ciascuno di noi ha le sue preferite alle quali lega ricordi, emozioni; chi non ha ascoltato in religioso silenzio ricordati di me (che reputo, come tutti, uno dei punti più alti della discografia del maestro) e anche le successive   da amici mai, in qualche parte del mondo a con che cuore passando per ogni volta, ma in queste canzoni pur nella loro bellezza, come nei pezzi più tesi verso il sociale, è presente un alleggerimento del testo, una progressiva semplificazione. Ascolto l’ ultima e piacevole regali di Natale, piacevole anche se nel finale il testo diventa ripetitivo, personalmente non so per quanto si farà ricordare, l’ ultimo Venditti grande e senza tempo si scopre  in Giuda.
Pezzi come una stupida e lurida storia d’amore o Modena,  tanto per citare a caso, saranno figli del loro tempo e di un preciso stato d’animo dell’ autore, oggi improponibili, ma che emozionano ancora tanto e da mettere nell’ album dei ricordi.
Gli esempi appena fatti sono puramente casuali e forse anche sbagliati, comunque, perché troppo bene abituati, probabilmente non possiamo sempre andare a cercare le parole dei testi degli anni ormai andati, ogni fatto umano come anche le canzoni vanno forse guardate nel loro tempo, per usare una orribile espressione nel loro contesto, dobbiamo “vendittare”  ed accettare il nuovo con gli alti e i bassi e cercare le emozioni nei nuovi testi, nelle nuove musiche, anche se con qualche “coretto”.
Queste poche idee ma ben confuse, vogliono essere solo lo spunto di un pensiero, di una discussione aperta.  Grazie      M.P.

postato da: martacrs alle ore 20:42 | link | commenti (2)
categorie: riflessioni, foto venditti, dalla pelle al cuore
lunedì, 01 ottobre 2007

…l’ultima fotografia, quella di nonna bambina che gioca con il cerchio in piazza…

 

(Nell'immagine: Giorgio De Chirico, "Mistero e malinconia di una strada", 1914, olio su tela, Collezione privata)

 

                                                                   di Stefano "Solegemello"


Ho sempre pensato che questo sia uno dei versi più poetici del canzoniere di Antonello Venditti. E' un piccolo dettaglio che l'autore utilizza nel brano "Dimmelo tu cos'è"(1983) per descrivere la casa da cui si allontana e con essa quel cumulo di ricordi, oggetti, libri, fotografie che dopo tanti anni entrano a far parte della vita di ciascuno. In questo verso della canzone si avverte tutta la verità del momento vissuto dal protagonista e un livello molto alto dell'ispirazione. Poche parole che dicono tutto, che ci spingono nel mondo dei ricordi, del vissuto. La citazione della nonna è assai significativa perchè sappiamo quanto Antonello le fosse legato. La Nonna “regina della casa e della cucina”, quella nonna che era una brava signora e cucinava con troppo amore e lo faceva ingrassare, per parafrasare "Mio padre ha un buco in gola" (1973). Ed è a lei che si rivolge quando in “Sora Rosa”(1972) alza il grido di ribellione verso il mondo.

Tanti pensieri sono legati insomma a queste parole di “Dimmelo tu cos’è”, e mi accorgo che si sovrappongono nella mia mente mentre ne scrivo, penso ai miei nonni e alle foto in biancoenero del salotto, penso alle lettere e alle cartoline dal fronte, all’album del viaggio di nozze di nonna con la foto all’albergo di Firenze “requisito dagli alleati”. Questo sarà un post espanso, denso di idee, di rimandi…dopo tutto l’ipertesto consente questi voli pindarici!

Il gioco del cerchio mi fa pensare ad un mondo che non c'è più, soprattutto perché lo abbiamo bandito dalle nostre città, ad una dimensione del tempo completamente diversa da quella imposta dalla routine produttivo-consumistica di oggi.

Eppure quando a Roma, nella mia città, partecipo a qualche evento all'aperto, proprio in questi giorni si è tenuta una manifestazione ciclistica legata alla mobilità alternativa europea, mi ripeto che un altro modo di vivere è possibile, più compatibile con la vita della persone, con la dimensione del singolo.

Per restare al tema della citazione vendittiana, basti pensare poi al “Tocatì - Festival Internazionale dei giochi di strada” che si è svolto a Verona dal 21 al 23 Settembre, un ottimo modo per recuperare tradizioni antiche e farle rivivere nel centro della città. In queste occasioni è significativo vedere la risposta della gente e la voglia di riscoprire lo spazio urbano finalmente libero dalla cappa di smog e rumore  e dall’ossessione del tempo. E se ci trovassimo tutti quanti a Springfield  e non ce ne fossimo ancora completamente accorti!??

Cercando poi qualche immagine del  gioco del cerchio mi sono imbattuto in quest’opera di Giorgio De Chirico (vedi immagine in alto), della quale esiste anche una copia tarda al Museo Carlo Bilotti di Roma, un piccolo spazio espositivo di Villa Borghese che ho visitato di recente e che consiglio a chi vuole conoscere meglio il grande parco romano.

Tutto questo percoso a zig zag intorno al “cerchio in piazza” mostra ancora una volta la potenza delle canzoni, delle belle canzoni, e come esse siano un ottimo spunto per attivare la nostra curiosità...

                                                                                

                                  di  Stefano "Solegemello"

 

LE REGOLE DEL GIOCO
tratto da: www.beniculturali.it/....

 

Fino alla metà del XX secolo il gioco del cerchio è stato il divertimento di bambini e ragazzi che amavano giocare all’aria aperta. Veniva realizzato con materiali di riuso, per esempio le strutture metalliche delle ruote di bicicletta o i cerchi di vecchie botti. Lo scopo del gioco era quello di riuscire a mantenere in equilibrio il cerchio anche a velocità sostenuta, senza farlo cadere, e ci si poteva aiutare solo con l’ausilio di un bastone di legno.

Un gioco semplice, come si vede, che non costava nulla, ma che permetteva ai bambini di divertirsi e di allenarsi all’aria aperta!

 

Clicca qui per un altro sito sui giochi di strada:

www.playingwithhistory.info....

 

 

 su GIORGIO DE CHIRICO... 

(1914….. in quel periodo, grazie all’incontro con altri artisti come Carlo Carrà, il giovane Giorgio fonda la “scuola metafisica”, caratterizzata da paesaggi assolati e deserti, dalla maggiore presenza delle architetture rispetto alle figure umane, dalla rappresentazione pittorica di una molteplicità di oggetti. Scatole, biscotti, termometri, cubi, giocattoli vari, manichini, righe e squadre da disegno, carte geografiche, mobili: una moltitudine di oggetti immersi in un'atmosfera carica di immobilità e silenzio. Questo quadro è intitolato Mistero e malinconia di una strada ed è una sue prime opere metafisiche. I dipinti dell’artista, ricchi di elementi misteriosi, esprimono solitudine e malinconia.

La foto è tratta da : www.popolis.it   


postato da: solegemello alle ore 19:08 | link | commenti (2)
categorie: riflessioni, canzoni, off topic, segnala un link
giovedì, 16 agosto 2007

Scrive di nuovo Sante, ispirandosi a Cento Città:
 
Per chi come me ha fatto della strada una casa, Centocittà è più di una canzone, è l'estate, il viaggio, i concerti bagnati dalla pioggia e asciugati dal vento, le notti infinite, le chitarre dimenticate. Ho imparato ad amare questa canzone nell'estate dell'ottantotto, quasi vent'anni fa, ma sarebbero dovuti passare ancora dieci anni per sentirla completamente mia, per cantarla anch'io per le strade con i miei musici. C'è sempre un'estate dal cuore ferito, dove gli amici non ti bastano più, dove le mani che tocchi e che stringi non sono quella che vorresti ti toccasse, ti stringesse. E allora parti per il tuo viaggio, e giri il mondo e le tue centocittà, credendo di riuscire a dimenticare. E canti a tutti la tua solitudine guardandola in faccia, e nessuno se ne accorge, nemmeno chi, dopo il canto, divide con te il rosso del bicchiere, l'ultima sigaretta. Antonello allora prendeva il suo cappello e volava più in alto del dolore e dell'amore, e così proviamo a fare tutti quando finisce un amore, tentiamo di superarlo, di volare più alti e guardarlo da lontano, da fuori. Ma l'amore non si guarda mai da fuori, perchè ci sei sempre dentro, perchè l'amore non finisce mai. E allora ci sarà sempre un'altra estate senza lei, e appena dopo le canzoni, spente le luci e salutata la gente, ti ritrovi a chiederti se anche lei in quel preciso istante sta pensando come te. E ti sembra di averla vicino, di sentirne la voce e la mano, di vedere i suoi occhi che guardano lontano. Ma sono solo pensieri macchiati di vino, stanchi di strada, pensieri che domani porterai con te in un'altra città, ancora per altre centocittà.  

postato da: martacrs alle ore 15:28 | link | commenti (2)
categorie: riflessioni, canzoni
lunedì, 23 aprile 2007

OLTRE LA MUSICA

Negli anni la musica di Antonello è stata per me una passione dal gusto individuale e solitario, fatta di emozioni vibranti, di immaginazione di atmosfere-luoghi-situazioni -tempi, lontani dal mio vissuto ma vicini ai miei desideri e ai miei sogni. Spesso l'ascolto delle canzoni di Venditti porta con sè il sapore di una rievocazione di un qualcosa che è perso nella propria storia e forse si trova nel tempo di un'altra vita. Negli ultimi tempi, navigando nelle acque virtuali di internet, mi sono imbattuta nelle rotte di altri vendittiani, accorgendomi di non essere l'unica "sfegatata" e scoprendo quanto è bello e divertente chiacchierare di musica. Al di là del confronto puramente virtuale, poi ci sono stati  incontri reali e soprattutto sono nate amicizie che vanno al di là della musica. Forse la passione per  Venditti sottintende in realtà molte altre cose comuni, come la semplicità, il rifiuto della superficialità e altro ancora. Ieri ad es sono andata nella vicina lombardia  per conoscere una coppia di vendittiani doc. Il fatto che siano fan di Venditti però è solo un dettaglio. Perchè quello che rimane è altro: è il calore umano, la simpatia, la semplicità, il feeling. E' stato molto piacevole stare con loro e vedere il filmato del loro matrimonio che conteneva tra le altre canzoni,  anche stralci di "che fantastica storia è la vita" e "ogni volta" (quest'ultima ad accompagnare in modo assai emozionante  le immagini di chiusura: voglio te voglio te voglio te, perchè tu, tu fai parte di me, voglio te voglio te voglio te, fino all'ultimo sguardo, all'ultimo istante, all'ultimo giorno che avrò). E poi ancora vedere la discografia completa, le foto con Venditti, le altre immagini attaccate al muro della taverna. E poi sentire parlare di concerti ai quali tu, nella tua cameretta, ancora troppo piccola, sognavi di andare...E vedere i biglietti dei concerti, le stesse tournèè alle quali sei andata anche tu. E pensare che c'è qualcun'altro che come te ha tenuto come cimeli quei pezzi di carta. E poi rivedere la trasmissione Telekommando di videomusic, e a sentire quelle parole di Antonello dopo 10 anni...ti accorgi con quale attenzione le avevi ascoltate, perchè te le ricordi ancora così bene! E' strano vedere altre storie vendittiane che nemmeno avresti immaginato, o forse sì...ma erano così lontane da te e ora invece le puoi incrociare. Sembra quasi che ora possiamo essere noi i protagonisti insieme ad Antonello. Queste amicizie sono un tesoro importante che ci lascia, più tangibili delle canzoni, più importanti dell'attesa di un nuovo album. Per questo devo dire che, nonostante io abbia sempre avuto il pallino di conoscere Venditti e stringergli almeno per una volta la mano, anche se non dovesse mai accadere, sono ugualmente ( e forse di più?) felice di conoscere amici così!


postato da: martacrs alle ore 10:54 | link | commenti (7)
categorie: riflessioni, off topic
giovedì, 22 febbraio 2007

Quando l'arancia rosseggia ancora sui sette colli...

Devo dire che Roma Capoccia è una poesia stupenda. In questa canzone la fresca e diretta semplicità delle parole è perfetta nel dipingere un meraviglioso affresco della città eterna,  illustrandone in maniera efficace la bellezza contraddittoria: al fascino antico e magnificente dell'arte capitolina si contrappone la miseria dell'uomo che attualmente la abita, si tratti di povertà economica (contrapposta al lusso di pochi: "Na carrozzella va co du stranieri, un robivecchi te chiede un po' de stracci") o morale ("roma capoccia der monno infame"). Si può dire che questa canzone sia diventata una cartolina in musica di Roma e chi giunge nella città capitolina per la prima volta, non può non averla già sognata e amata attraverso questo brano. Alcuni passaggi della canzone sono veramente straordinari, come "l'arancia che rosseggia" e l' anima vitale delle finestre-occhi ("e le finestre so' tanti occhi che te sembrano dì: quanto sei bella..."): la città stessa si inchina di fronte  alla propria bellezza millenaria. E c'è una tale poesia nell'immensa vetrina storica e nella natura, che ogni cosa diventa bella: "li passeracci so' usignoli". Ma sono proprio la grande veracità, il calore umano e l'amore per la vita che contraddistinguono i romani a dar loro la capacità di cogliere il bello dove apparentemente non c'è. E non stupisce che a un romano una mattina capiti di scoprire Roma e di sentirsi sospeso nel tempo, pervaso da un senso di serenità e di pace, che stimola sentimenti buoni e piacere di vivere. Perchè Roma te fa re, è come una mamma: ti culla, ti consola, quando hai bisogno di lei Roma sta sempre lì!

Roma capoccia è una canzone straordinaria,  la musica è dolce e poetica, accompagna perfettamente il testo e la voce. Le note inziali mi fanno pensare al passaggio della "carrozzella co du stranieri",  una passeggiata tra le meraviglie di Roma, che nella musica di Antonello si aggiunge anche di uno sguardo all'anima di Roma e non solo alla facciata, alle difficoltà e alla forza che vivono e trovano i romani.

ROMA CAPOCCIA

Quanto sei bella Roma
quand'e' sera
quando la luna se specchia
dentro ar fontanone
e le coppiette se ne vanno via,
quanto sei bella Roma
quando piove.
Quanto sei grande Roma
quand'e' er tramonto
quando l'arancia rosseggia
ancora sui sette colli
e le finestre so' tanti occhi,
che te sembrano di':
quanto sei bella.
Oggi me sembra che...
er tempo se sia fermato qui.
..
Vedo la maesta' der Colosseo
vedo la santita' der Cupolone,
e so' piu' vivo e so' piu' bbono
no nun te lasso mai
Roma capoccia
der mondo infame.
Roma capoccia
der mondo infame.
Na carrozzella va
co du stranieri
un robivecchi
te chiede un po' de stracci
li passeracci so' usignoli;
io ce so' nato Roma,
io t'ho scoperta
stamattina...
io t'ho scoperta
Oggi me sembra che
er tempo se sia fermato qui.
Vedo la maesta' der Colosseo
vedo la santita' der Cupolone,
e so' piu' vivo
e so' piu' bbono
no nun te lasso mai
Roma capoccia
der mondo infame..
Roma capoccia
der mondo infame...
der mondo infame...


postato da: martacrs alle ore 10:28 | link | commenti (5)
categorie: riflessioni, canzoni, foto roma
giovedì, 08 febbraio 2007

ULTRA’
 
E’ un venerdi particolare a Catania, si gioca la partita con il Palermo, anticipata per la concomitanza con la festa di Sant’Agata, patrona della città. Sarà un venerdi di passione. C’è una grande euforia, due squadre dell’isola si fronteggiano per i primi posti in classifica. Si dice che sarà una partita a rischio e già questo dovrebbe suonare assurdo quando si parla di calcio. Ma è lo scenario di ogni maledetta domenica: città blindate come per un vertice internazionale, forze di polizia schierate in massa. Le previsioni purtroppo risultano quanto mai azzeccate, a metà della partita si verificano i primi incidenti, poi a fine gara è il caos: devastazione, scontri, ferimenti. Uno grave, gravissimo, mortale. Si è vero, è tutto vero, putroppo c’è il morto. E’ un poliziotto, Filippo Raciti, aveva una moglie e due figli e adesso giace con il fegato spappolato; si dice sia stato colpito da un pezzo di un lavabo, lanciatogli contro come un’arma da un giovane accecato da una violenza cieca, senza ragione.
Lo stadio è molte cose, è passione, è spettacolo, forse qualche volta è rivincita per “le cose della vita” che non vanno troppo bene, non dovrebbe MAI essere morte. Ed invece oggi come ieri si muore per il calcio. Avevo otto anni e allo stadio Heysel, finale di coppa dei Campioni tra Juventus e Liverpool morivano 39 tifosi, schiacciati dalla violenza, anche quella volta senza un perché.
In queste ore, di grande fermezza e di provvedimenti molto duri per risolvere l’annoso problema della “violenza negli stadi” è tuttavia importante distinguere tra i normali tifosi, gli ultrà (non è e non deve essere una parolaccia) e i violenti potenzialmente assassini.
Da cosa nasca una violenza così cieca, così priva di qualsiasi giustificazione, è difficile capirlo. Forse la latitanza di altre forme di aggregazione, siano esse civili, sociali,religiose, fanno dello stadio un momento di unità importantissimo, forse l’unico per tanti giovani e giovanissimi (le cronache riportano numerosi arresti di minorenni); lo stadio diventa un’arena dove scatenare le proprie frustrazioni, dove dimostrare di essere dei duri, di non essere da meno rispetto alle violenze di qualche inutile capo-banda. Fare scontri contro i tifosi avversari, contro le forze dell’ordine, è forse un folle modo di esistere. Lo stadio si trasforma in un nuovo campo ideologico estremo, nel quale entra anche la violenza come strumento di affermazione sugli altri.
Non è un caso che il fenomeno degli "Ultrà" (non va assunto, e’ bene ripeterlo, necessariamente come sinonimo di violenza) abbia le manifestazioni più evidenti con la fine degli anni ’70. Un film , “Ultrà” di Richy Tognazzi,1990, ha dato uno spaccato del fenomeno in Italia, attraverso il racconto della trasferta di un gruppo di tifosi romanisti a Torino per Juventus-Roma. Ne parliamo su queste pagine perché la colonna sonora è curata da Antonello Venditti (presenti nella pellicola un tema strumentale e la canzone “Grazie Roma”). Nel film, al quale ha collaborato alla sceneggiatura anche Simona Izzo, e dove recitano bravi attori come Claudio Amendola, Richy Memphis, Giammarco Tognazzi, emerge in maniera chiara come la furia cieca del protagonista sia una spirale dalla quale non riesce più a liberarsi e che finisce per distruggerlo.
 
Sabato e Domenica, dopo una settimana senza calcio, si giocherà di nuovo; su molti campi però l’unico rumore saranno le urla dei giocatori e i colpi dati al pallone. In molti stadi, quelli considerati non sicuri, le porte resteranno infatti chiuse ai tifosi. E’ un provvedimento necessario, ma è senz’altro l’ammissione di una sconfitta: una sconfitta per i tifosi, che restano fuori dalla porta, per le società di calcio, una sconfitta per le istituzioni che non sono state in grado di dotare l’ex-campionato più bello del mondo di stadi sicuri, efficienti, una sconfitta per tutti, perché comunque, un’altra vita è stata sacrificata per un partita di calcio.

Le foto: in alto, Claudio Amendola. In basso: Richy Memphis, due immagini del film "Ultrà" di Richy Tognazzi (1991)
Clicca qui per lo speciale "Ultrà"del Sito Solegemello

Clicca qui per uno speciale "Ultrà"del Sito Solegemello

postato da: solegemello alle ore 18:37 | link | commenti (6)
categorie: riflessioni, film, calcio, off topic, attualitĂ 
sabato, 03 febbraio 2007

I MIEI PESCI

Non sono del segno dei pesci, come Antonello, ma la canzone Sotto il segno dei pesci mi è sempre stata molto a cuore. C'è quella bellissima, definirei, "galoppata", di pianoforte iniziale (che è un po' il marchio di fabbrica vendittiano) che  dà in maniera onomatopeica  l'idea della corsa  (nella prima strofa compare infatti il verso "e la gente che correva") e del travolgimento degli eventi e delle emozioni o più semplicemente della vita, al quale ritmo bisogna adeguarsi... Credo che ogni cosa che abbia generato e faccia parte di Sotto il segno dei pesci ( amicizia, amore, testo, musica e interpretazione), renda questa canzone unica e forse è il brano che più  rappresenta la musica Vendittiana e il cantautore medesimo. D'altra parte Venditti stesso ama molto questa canzone, tant'è che spesso, quando parla del suo stupore per l'aver scritto delle canzoni capolavoro, la cita come esempio.  Ricordiamo anche, tramite  uno stralcio di intervista a Renato Bartolini (che insieme al proprio gruppo Stradaperta lavorò per alcuni anni con Antonello), il segno che  questa canzone lasciò in Venditti e come influì sulla sua successiva produzione:

Sotto il segno dei Pesci fu un'eredità così pesante da portare sulle spalle?

Renato Bartolini: Assolutamente sì ! Ce ne accorgemmo nel corso della registrazione di Buona Domenica e poi nei dischi successivi. Il 1979 fu un anno molto difficile per Antonello.Quanto il successo di questo disco condizionò le scelte future? Tantissimo! Ancora oggi, quando Antonello inizia un nuovo disco, la prima cosa che fa e far ascoltare ai musicisti "Sotto il segno dei pesci". Credo sia una specie di rito propiziatorio......e una sorta di condanna per i musicisti !?!?

Ecco, una canzone importante per Venditti non poteva che essere importante anche per me, di certo non per riflesso ma per un comune modo di sentire.

che meritiamo un'altra vita

frase molto forte, amara, di pretesa e forse anche di speranza. In tutte le canzoni di Venditti, anche quelle più malinconiche, al di là delle parole, ho sempre trovato nella musica e nella voce una volontà che non si piega mai, per quanto l'animo possa essere triste o sfiduciato. Io avverto sempre un riscatto, o già sottinteso, o in divenire (ad es nella canzone "Marta"), che squarcia l'amarezza, che non si abbandona alla passività e all'autocommiserazione, ma è propositivo. Si tratti soltanto di analisi del problema o di sfogo liberatorio (ad es in "Lo stambecco ferito), Venditti arriva comunque a una presa di posizione (ad es in "Maria Maddalena" o in "Lilly" la sua denuncia è piuttosto scomoda per i benpensanti), a una scelta. Per questo mi piace Venditti. E questa canzone ultimamente la sento molto vicina a me, in un periodo di insoddisfazione...Va a finire che come Giovanni brucio la mia laurea e vivo solo di parole!

Sotto il segno dei pesci (1978)

Ti ricordi quella strada, eravamo io e te,
e la gente che correva, e gridava insieme a noi,
tutto quello che voglio, pensavo, è solamente amore,
ed unità per noi, che meritiamo un'altra vita
più giusta e libera se vuoi, corri amore, corri non aver paura.
Mi chiedevi che ti manca, una casa tu ce l'hai,
hai una donna, una famiglia, che ti tira fuori dai guai,
ma tutto quello che voglio, pensavo, è solamente amore,
ed unità per noi, che meritiamo un'altra vita
più giusta e libera se vuoi,
nata sotto il segno, nata sotto il segno dei pesci.
Ed il rock passava lento sulle nostre discussioni,
18 anni son pochi, per promettersi il futuro,
ma tutto quel che voglio, dicevo, è solamente amore,
ed unità per noi che meritiamo un'altra vita,
violenta e tenera se vuoi,
nata sotto il segno, nata sotto il segno dei pesci.
E Marisa se n'è andata, oggi insegna in una scuola,
vive male e insoddisfatta, e capisce perché è sola,
ma tutto quel che cerca e che vuole è solamente amore
ed unità per noi, che meritiamo un'altra vita,
violenta e tenera se vuoi,
nata sotto il segno, nata sotto il segno dei pesci.
E Giovanni è un ingegnere che lavora in una radio,
ha bruciato la sua laurea, vive solo di parole
ma tutto quel che cerca e che vuole è solamente amore
ed unità per noi, stretti in una libera sorte,
violenti e teneri se vuoi figli di una vecchia canzone

Nella foto, la versione francese del 45 giri Sotto il segno dei pesci/Sara



postato da: martacrs alle ore 17:31 | link | commenti (7)
categorie: riflessioni, canzoni, pesci
mercoledì, 27 dicembre 2006

E' una torrida sfida...

In realtà volevo fare questo post qualche settimana fa in occasione della sfida di serie B Juventus-Lecce, poi ho lasciato passare il momento...e il post è tramontato. E' di oggi la notizia dell'esonero dell'allenatore boemo e così ecco di nuovo un pretesto...Si proprio un pretesto perchè non voglio, io juventino, speculare su questo passaggio a vuoto dal punto di vista professionale. Anzi, in tutta onestà, devo ammettere che Zdenek Zeman è stato e rimarrà sempre un simbolo del calcio pulito, dello sport dei valori originari. Non tutte le uscite del tecnico sono state probabilmente felici, forse verso la Juventus c'è stato anche un certo accanimento, ma le sue denunce, il suo monito è stato sicuramente prezioso e spero che il nuovo corso bianconero sia davvero al di sopra di ogni sospetto. Zeman è dunque un offensivista non solo sul campo, celebre il suo 4-3-3,  ma anche nella vita civile. Allenatore amatissimo sulla sponda giallorossa e al quale Antonello Venditti nel 1999, album Goodbye N9vecento, ha anche dedicato una canzone rock ("La coscienza di Zeman", titolo  che rimanda al famoso romanzo di I.Svevo) nella quale celebra la sua arditezza, in tutti i campi....All'attacco vai.....in difesa mai...

La coscienza di Zeman

(Goodbye N9vecento,1999)
 

E' una torrida sfida
ideologicamente proibita
agli schemi d'attacco
il palazzo risponde col tacco
Ma il tempo sta scadendo ormai
tieni palla dai ..
il pareggio mai ...
tu non lo firmerai ...
Perché non cambi mai
il sogno é ancora intatto e tu lo sai
Perché non cambi mai
il sogno non si awera quasi mai
No non é una partita
volgarmente si chiama corrida
c'é la testa del toro
e nessuno ti chiede perdono
La folla sta impazzendo ormai
all'attacco vai ...
in difesa mai ...
tu non ti fermerai ...
Perché non cambi mai
il sogno é ancora intatto e tu lo sai
Perché non cambi mai
il sogno non si avvera quasi mai
La folla sta impazzendo ormai
all'attacco vai ...
in difesa mai ...
tu non ti fermerai ...
Perché non cambi mai ...
Perché non cambi mai ...


postato da: solegemello alle ore 12:39 | link | commenti (1)
categorie: riflessioni, canzoni, calcio, off topic
giovedì, 02 novembre 2006

Concorso "Un disegnino pop"    Vendittando&Solegemello

Concorso "Un disegnino pop" (dai 0 ai 100 anni): Stampa e colora il disegnino qui sopra, scannerizzalo e invialo alla redazione(clicca qui o sul disegno) . Puoi anche colorarlo con l'ausilio di un programma di grafica. I lavori saranno pubblicati nel blog "Vendittando" e nel sito "Solegemello".  In palio tanto materiale vendittiano che verrà inviato direttamente alla tua casella email ! Altresì potrai realizzare un qualsiasi altro disegno riguardante Antonello!!!  Partecipa...partecipa!

SOLEGEMELLO&VENDITTANDO BLOG


 

Cosa c'è di meglio di un  blog per proporre questo cimelio appena (si dice sempre così no?? fa molta scena...) ripescato tra le mie scartoffie vendittiane e subito skannerizzato? Trattasi di "un disegnino" fatto da mia sorella nell'anno di grazia (?) 1999 , Millennio scorso. "Goodbye 900" doveva ancora uscire, qualche mese dopo "vedemmo" insieme il concerto di presentazione allo stadio Olimpico (8 Ottobre). Eravamo dunque ancora frutto-amaro-after e appena appena post-berluskonizzati-parteprima  ("ora è il nuovo che avanza non lo senti il suo via vai?"). Il disegnino riprende la vignetta che accompagnava "Benvenuti in paradiso" (1991) e appunto quella genialata del frutto amaro, anno 1995: i due album avevano delle copertine assai simili, entrambe basate sul fumetto-Antonello...

 

 


 

 Dopo lunga e tormentata riflessione, proprio questa ho deciso di riproporre, eccola a voi.....e  buona notte!

Prendilo tu questo frutto amaro (1995)
  

È una questione politica

'na grande presa per culo

in questa nuova Repubblica

non mi somiglia nessuno, no oh yeah

prendilo tu questo frutto amaro

Oh yeah, prendilo tu questo frutto amaro.

È una questione politica

'na grande presa per culo

in questa nuova Repubblica

non ci somiglia nessuno, no oh yeah

prendilo tu questo frutto amaro

Oh yeah, prendilo tu questo frutto amaro.

Siamo diversi da tutti gli altri

crediamo nella giustizia

se non sei contro ma per amarsi

se vuoi la nostra amicizia si Oh yeah

prendilo tu questo frutto amaro

si, si, si, si, si prendilo tu questo frutto amaro.

Allora unisciti a questo coro

alza più alto la mano

che io ti possa vedere bene

 contarti anche se tu sei lontano, oh yeah

prendilo tu questo frutto amaro

si, si, si, si, si prendilo tu questo frutto amaro.

La speranza non muore

questo mondo lo so cambierà

con la forza e col cuore

io lo so cambierà.

Ma è una questione politica

'na grande presa per culo

in questa nuova Repubblica

non mi somiglia nessuno,no, oh yeah

prendilo tu questo frutto amaro

oh yeah, prendilo tu questo frutto amaro...

Caspita che post-pop che è venuto fuori.....bari-bariciucciu-ba-ciucciu

sooooo sweeeeeeetttttttttttttttttt

Stefano Solegemello


postato da: solegemello alle ore 23:27 | link | commenti (12)
categorie: riflessioni, canzoni, curiositĂ , i nostri ricordi
venerdì, 13 ottobre 2006

MODENA E LA POTENZA DELLE CANZONI

Le canzoni non sono tutte uguali. Alcune sono dei colpi diretti dritti al cuore, irrompono nell'anima e scatenano emozioni, smuovono sentimenti impolverati e creano un turbinio vorticoso fatto di pensieri, ricordi, inquietudini e speranze. Una di queste canzoni per me è Modena. Modena è la nostalgia. Nostalgia di cose vissute o spesso mai provate. Modena è voglia di andare via....Modena è quello che non si riesce a spiegare, è rabbia e speranza, affetto e solitudine, malinconia pura. Modena è il sax che riesce a far parlare l'anima, che prima  piange e poi urla ma mai si piega. Modena è una canzone di amarezza politica, ma per me ha sempre avuto altri significati, così come Dolce Enrico. Dicevo, la potenza delle canzoni. Le canzoni vere arrivano indipendentemente dal loro significato originale, arrivano perchè in quelle note c'è qualcosa di più assoluto delle parole accompagnate, in quella voce c'è qualcosa di poco contingente, c'è molto di antico e inspiegabile che appartiene anche a noi. E con quella voce lo ritroviamo. Modena è fantastica. Ricordo di un concerto nel 1996, in un piccolo stadio comunale in provincia di Vicenza. Venditti suonò Modena, ai più sconosciuta. Rimasero quasi tutti zitti durante l'esecuzione. Tanti ascoltatori occasionali, pochi ammiratori, pubblico abbastanza freddo. Alla fine, quando anche l'ultimo sospiro di sax si  esaurì, ci fu qualche secondo di silenzio e poi, la standing ovation. Potenza delle canzoni.

MODENA

Con le nostre famose facce idiote, eccoci qui.
Con i nostri sorrisi tristi, a parlarci ancora di noi
e non c'è niente da scoprire, niente da salvare
nelle nostre parole.
Ricordi, libri da buttare, frasi da imputare
di due bandiere dritte in faccia al sole.
Ma cos'è questa nuova paura che ho?
Ma cos'è questa voglia di uscire, andare via?
Ma cos'è questo strano rumore di piazza lontana,
sarà forse tenerezza o un dubbio che rimane?
Ma siamo qui, a Modena,
io resto qui a guardarti negli occhi, lo sai.
E non c'è tempo per cambiare,
tempo per scoprire un nuova illusione.
La nostra vita è Coca-Cola, fredda nella gola
di un padre troppo tempo amato.
Quanto valeva, aver parlato già da allora,
quando tutto era da fare e tu non eri importante.
Ma siamo qui, a Modena,
io resto qui, con un bicchiere vuoto nella mano.
E non c'è tempo per scoprire,
tempo per cambiare cosa abbiamo sbagliato.
La nostra vita è Coca-Cola, fredda nella gola
di un ordine che non abbiamo mai voluto.
Ma cos'è questa nuova paura che ho?
Ma cos'è questa voglia di uscire , andare via?
Ma cos'è questo strano rumore di piazza lontana?
Un nuova tenerezza o un dubbio che rimane.


postato da: martacrs alle ore 07:54 | link | commenti (3)
categorie: riflessioni, canzoni, modena, concerti, i nostri ricordi
sabato, 07 ottobre 2006

OGNI VOLTA, "LA CANZONE DEFINITIVA"

Molti di voi si ricorderanno dell'OGNI VOLTA TOUR (1996) e delle parole di Antonello su questa canzone, considerata una pietra da mettere sopra a tutte le altre canzoni dello stesso filone (il filone tu sei l'unica donna per me  praticamente!), insomma "la canzone definitiva"! E non c'era possibilità che Venditti  chiudesse il concerto con canzone diversa da questa, perchè Ogni volta doveva essere assolutamente la canzone di chiusura. A volte veniva mascherata come canzone del bis, ma noi poveri fan sapevamo benissimo che dopo "fino all'ultimo giorno che avròòòò-òòòòòò-òòòòò", avremmo dovuto aspettare un altro concerto per sentire nuovamente dal vivo la voce di Venditti . Al di là di questo mio fastidio personale per un' aggiunta di prevedibilità ai suoi già troppo uguali concerti, ciò che mi seccava di più di quella canzone era che fosse definitiva. Ma definitiva de che???Mi hanno insegnato "mai dire mai". E' inutile imporsi le cose, anche se a volte può essere saggio. Mi  viene in mente una frase del libro "La coscienza di Zeno", "ero pieno di buoni propositi". E poi Zeno non smise di fumare. E neanche Venditti. Però Venditti ha veramente chiuso con quel filone, l'ha tagliato e ci ha fatto un nodo stretto. Ma dico io: 1) non era obbligato ad  ogni album a proporre la canzone d'amore per l'amore di una vita perso 2) poteva scegliere una canzone definitiva migliore. Perchè adesso, trascorsi gli anni per una giusta, distaccata e obiettiva  valutazione (come se si trattasse di un fatto storico!), penso che sarebba stata molto più bella Ricordati di me come canzone definitiva. Oppure, mi accontentavo anche di Amici mai. Oppure semplicemente poteva fare a meno di esporsi con una promessa pubblica e aspettare che nascesse da sola o che non nascesse la canzone definitiva! C'è poi il fatto curioso che lui dice che per scrivere una canzone d'amore (dell'ormai famoso filone ovviamente), deve aver superato il dolore, altrimenti non riuscirebbe a scriverla, necessita di distacco. Grazie tante, ma quante belle canzoni ci ha proposto alla fine?Vuol dire che non l'aveva superato così bene questo momento o che se ci mettiamo d'impegno, anche noi diventiamo poeti....Infatti i testi negli anni forse sono resistiti ma la musica quella non la puoi improvvisare, ti deve nascere da dentro. Troppo facile farsela prestare.

Ma tornando ad OGNI VOLTA, ve ne parlo perchè ieri su Video Italia ho visto l'orrendo video di Stefano Salvati (mi spiace se l'interessato un giorno leggerà  queste righe, ma non sono l'unica ad avere questo parere!). Ricordo che all'epoca era stato presentato su canale 5, voleva essere una specie d'evento. Era un periodo che mediaset (o era ancora fininvest?) aveva intrapreso anche questa politica di lanciare i video di cantanti italiani importanti. E ogni volta (gioco di parole!) che vedevo la pubblicità che annunciava il lancio in esclusiva del video per il tal giorno e per la tal ora, ero tutta un fremito. Poi, come già detto, la delusione è stata assoluta. Un video secondo me stupido. Storie di tradimenti o di amori profondi, di ragazzi che aspettano di rincontrarsi, di speranze, di amarezze. Scene velate di sesso con bellone di turno. Il tutto in bianco e nero con sprazzi di colore a significare non so che cosa...L'unica metafora chiara era il colore lasciato vivo di un fuocherello sul  quale un barbone lasciava scaldare le mani mentre diceva "non mi ricordo più la mia ultima volta". Come dire: "ma la speranza non muore, che fantastica storia è la vita ! ". Venditti seriosissimo, vestito di grigio, sigaretta in bocca, spinge un carrello della spesa e pensa alla sua lei o alle disgrazie dei personaggi del video e di come è dura la vita e non fantastica. Lo preferivo vedersi struggere nel video di Ricordati di me!. Comunque alla fine tutte le storie si risolvono più o meno nel bene o col dubbio, ma questa appunto è la vita. E ridaje. Venditti non accenna sorrisi ma gli colorano la faccia, così sembra meno morto. Scena finale: due neonati nel reparto d'ospedale, un maschietto dice alla femminuccia della culla vicino: "da grande ti sposerò!". Non so se si può considerare un video da scroscio d'applausi, ditemi voi, se qualcuno l'ha visto, cosa ne pensate...

Comunque mi è tornato alla mente che nel 1995 stavo andando all'ospedale di Malcesine (sul Lago di Garda, io sono di Verona) per un'operazione al menisco. Mentre ero in viaggio coi miei, ascoltavo in diretta un'intervista a Venditti, non mi ricordo su che radio fosse. Qualche giorno prima avevo già ascoltato e registrato un'altra intervista e sentito 2-3 canzoni del nuovo album, che sarebbe uscito a giorni. E ogni volta mi piaceva molto come canzone, quelle note iniziali di pianoforte, ogni volta che parlo di te tu fai parte o non parte di me...Poi, un giorno, mentre ancora ero in ospedale per la riabilitazione mi arrivò sul comodino l'album nuovo di zecca . Aveva le sembianze di un cofanetto. Mi avevano preso la musicassetta. Un'infermiera lo notò e disse "ah, il nuovo album di Venditti!Anche a me piace Venditti, me lo devo prendere". Ed io ero felice. E avevo Ogni volta tutta per me, da ascoltare per intero quante volte volevo e la scorta di pile dietro.

OGNI VOLTA

Ogni volta che parlo di te
tu fai parte o non parte di me
ogni volta che piango per te
faccio parte o non parte di noi. 
E mille nuovi amori cercherò
per non amarti più
ma mai nessuna al mondo sarai tu.
E stanotte la passi con lui
ma ogni cosa ti parla di noi
ogni frase, ogni gesto che fai
è già stato vissuto da noi.
Chiudi gli occhi e pensi che
le sue mani, la sua pelle no, non sono me.
Ogni volta che parli di me
faccio parte o non parte di te
ogni volta che piangi per me
faccio parte o non parte di noi.
A tutti i nostri amici
tu dirai di non amarmi più
ma solo io saprò a chi pensi tu
voglio te voglio te, voglio te
perchè tu, tu fai parte di me
voglio te, voglio te, voglio te
fino all'ultimo sguardo
all'ultimo istante, all'utimo giorno che avrò.


postato da: martacrs alle ore 07:21 | link | commenti (2)
categorie: riflessioni, canzoni, video, curiositĂ , i nostri ricordi
mercoledì, 31 maggio 2006

dove dove dove, Marta su "Marta"

Raramente in tanti anni che seguo Antonello mi era capitato di leggere una sintesi tanto centrata...eccola qui, da uno scritto di Marta su "Marta" :

(....) "L'Antonello che cantava "lotta Marta nella sera, io sarò vicino a te, amerò le tue speranze, il tuo tempo vincerà , anche per me", dov'è finito? Non si è più informato se il mio tempo ha vinto?" (....) (Marta)


postato da: solegemello alle ore 11:33 | link | commenti (3)
categorie: riflessioni

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