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Ciao a tutti, benvenuti in questo blog! Io sono Marta di Verona e questo è uno spazio virtuale dedicato alla mia passione musicale per Antonello Venditti. In realtà questo vuole essere un blog "collettivo", esteso a tutti i vendittiani, per parlare del nostro cantante preferito. Marta (se vuoi scrivermi clicca qui)

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giovedì, 03 maggio 2007

SPECIALE RINO&ANTONELLO
PARTE SECONDA vai alla parte prima

foto e testo tratto da:
Rino Gaetano live, Emanuele Di Marco, Edizioni Stampa Alternativa
(pagine 61, 62, 72,107,141)

questo materiale è riportato a scopo di diffusione culturale, per comunicazioni scrivere a: Stefano



Ciao 2001” (Enzo Caffarelli, Maggio 1976) ventilò una somiglianza tra il brano “Mio fratello è figlio unico” e “Lilly” di Venditti. Rino ribattè sicuro: “A parte che l’ho composta da parecchio, il giro armonico è lo stesso per tre quarti: do-fa-mi minore-sol invece di do-la-mi minore-si minore-sol. Ma in fondo si tratta di un giro usatissimo. Pensa che “Ma il cielo è sempre più blu” è lo stesso giro di “Sapore di sale”, “Frida”, “La gatta”, eccetera. Gino Paoli ha costruito un intero repertorio sul giro di do”. (…) Qualche settimana prima dell’uscita del disco (“Mio fratello è figlio unico, ndr), Rino stava ancora cantando sui palchi di mezza Italia per una lunga tournee organizzata con Antonello Venditti. (…) Di Antonello Venditti disse che “scrive musiche più belle (rispetto a De Gregori, ndr), come “Attila e la stella”, “Campo de’ fiori”.(…) Nel 1979 Antonello Venditti fece uscire il 33 giri “Buona domenica”. “Rino era molto attento alla musica americana – racconta Montanesi – tanto è vero che quando uscì “Buona domenica” di Venditti, Rino lo prendeva bonariamente in giro perché secondo lui in un disco dei Fleetwood Mac c’era un pezzo rassomigliante” (….)

 
 
 
Chi apparve più di altri impietrito dal dolore (Rino morì a Roma il 2 giugno 1981 in un incidente stradale, ndr) fu Antonello Venditti. “La morte di Rino – racconta Venditti – è stata una delle cose più brutte della mia vita, compreso il suo funerale, che è stato forse il primo funerale di tipo telematico che c’è stato in Italia, con tutti i giornalisti dentro la chiesa. Fu la prova generale dei grandi funerali di questi tempi, dove non c’è più il dolore ma c’è lo spettacolo. Lo spettacolo non certo da parte di parenti e amici, ma da parte di tutti coloro che per cercare di immortalare una lacrima oppure il dolore delle persone fecero di quella chiesa un mercato”. “Antonello – ricorda Ciccaglioni - al funerale era tristissimo”. “Dopo il funerale – ricorda Germini – Venditti venne a sedersi con me e De Gregori in un bar che stava dietro alla chiesa, dietro Piazza Cavour. Ricordo che Venditti disse: per me è il giorno più brutto della mia vita dopo la morte di mia nonna. Antonello era molto attaccato alla nonna. La morte di Rino fu un lutto che lo fece soffrire molto”.
 
foto e testo tratto da:
Rino Gaetano live, Emanuele Di Marco, Edizioni Stampa Alternativa
(pagine 61, 62, 72,107,141)

RICORDO DI RINO GAETANO 1981-2001
di Piero Montanari

Il 2 giugno  di vent'anni fa (2001,ndr) moriva, per un assurdo incidente d'auto, uno straordinario cantautore d.o.c., Rino Gaetano, mentre, nelle prime ore del mattino, tornava nella sua casa di Montesacro, un quartiere alla periferia nord di Roma. La strada la conosceva molto bene e la notte pure, ma non fu sufficiente per salvargli la vita, che si arrestò contro l'unico veicolo che transitava in quel momento, un camion. Una morte surreale, come surreali erano lui e le sue canzoni.

Rino viveva di notte ed odiava la luce del sole. È uno dei ricordi che mi lega a lui quando, due anni prima, nel 1979, affrontammo insieme la sua tournée estiva in giro per l'Italia. Di giorno, noi del gruppo non lo vedevamo mai; rimaneva rintanato nella sua stanza d'albergo per tutto il tempo, per poi affacciarsi alla vita come il sole scendeva all'orizzonte, con la sua faccia pallida e sorridente, resa ancor più simpatica dai suoi dentini sovrapposti. Era per queste ragioni che gli avevo subito appioppato l'appellativo, ovvio per altro, di "Dracula il vampiro".

Ho molti altri ricordi di Rino-Dracula, ma uno in particolare mi è più caro fra tanti, e lo voglio raccontare.
Agli inizi degli anni '70, un gruppo di giovani musicisti e cantautori si affacciava alla ribalta romana, e molti di loro (e di noi) facevano capo all'etichetta discografica di Vincenzo Micocci (It dischi italia, distribuita dalla RCA) e a quella attigua di Edoardo Vianello (Apollo records-RCA), con annesso "Studio 38", una sala di registrazione decentrata, rispetto a quelle più importanti della "grande mamma" RCA di Via Tiburtina Km. 13.5.

Fu proprio in quella piccola sala a 8 piste, il massimo della tecnologia per l'epoca, che videro la luce i primi dischi di Francesco De Gregori ("Alice"), di Amedeo Minghi, di Antonello Venditti ("L'Orso Bruno"), di Renato Zero ("No mamma, no"), ai quali ho avuto la fortuna di partecipare. Lo studio 38 rappresentò, per quel periodo e per quel gruppo di musicisti, un'importante officina dove sperimentare la nostra musica.

Un giorno arrivò da me Venditti con un ragazzo piuttosto giovane, dall'aria stralunata e dalla faccia pallida. Mi disse che era un bravo autore, che scriveva strane e bellissime canzoni senza capo né coda, e mi coinvolse ad entrare in produzione, con l'intento di realizzare per lui il suo primo disco. Nell'"affare" coinvolgemmo anche il fonico dello studio, che si chiamava Aurelio Rossitto.
Dopo qualche giorno vide la luce il lavoro, prodotto da Rossitto, Venditti e Montanari (con l'acronimo RosVeMon, mai più insieme nel futuro), che si avvalse anche della collaborazione straordinaria di uno zampognaro vero, frequentatore della vineria sotto casa di Antonello.

Non mi scorderò mai delle sedici ore passate in sala di registrazione, per cercare di far emettere una nota intonata (si fa per dire…) allo zampognaro. Ma per la sperimentazione si faceva questo ed altro!

Il disco si chiamava "I love you, Maryanna" ed era un piccolo inno demenziale alla marijuana (secondo un’altra versione, la canzone sarebbe dedicata alla nonna, ndr), a cui il titolo, con un giochino di parole, faceva esplicito riferimento. L'artista, che era poi Rino Gaetano, volle farsi chiamare "Kammammuri's", con una tigre che troneggiava sulla copertina del disco.

Mi fa piacere che, a distanza di vent'anni dalla sua morte, Rino, un caposcuola, non sia stato dimenticato. E mi associo a ciò che Gino Castaldo scrive su Repubblica dell'autore di "Gianna" e "Il cielo è sempre più blu": "Rino Gaetano era un'anomalia, un grillo dispettoso e surreale che diceva sempre la verità. Mentre trionfavano impegno politico e poesie cantate, inventò uno stile corrosivo e divertente: canzoni come vignette satiriche". Ciao Rino.

di Piero Montanari

vai alla parte prima

questo materiale è riportato a scopo di diffusione culturale, per comunicazioni scrivere a: Stefano


postato da: solegemello alle ore 09:27 | link | commenti (2)
categorie: curiositĂ , rino gaetano, ricordiamo
giovedì, 05 aprile 2007

SPECIALE RINO&ANTONELLO
PARTE PRIMA  vai alla parte seconda

Inauguro,con questo post, uno speciale dedicato a Rino Gaetano, uno dei cantautori più originali della scuola "romana" (sempre che questa etichetta abbia un qualche significato reale). Approfitto per segnalare il bel libro "Rino Gaetano live", Emanuele Di Marco, Edizioni Stampa Alternativa, 2001 da cui è tratto quanto segue.Nella seconda puntata troverete una simpatica foto di Rino e Antonello e altre curiosità...restate in contatto!! Ciao! Stefano 



(....) Per Rino si presentò finalmente (1973,ndr) l’occasione di proporsi a una casa discografica, la It di Vincenzo Micocci. Fu proprio Antonello a proporre a Rino il provino alla It. Dopo l’iniziale resistenza, alla fine venne prese un appuntamento per un’audizione. Rino aveva già messo da parte un suo brano, “I love you Maryanna”. Il titolo della canzone, secondo l’interpretazione degli amici di Rino , era incentrato sul gioco dell’assonanza tra Marianna e marijuana. La sorella Anna, invece, non è d’accordo: “Credo proprio – dice – che la canzone “I love you Maryanna” l’avesse dedicata alla nonna. Perché noi le eravamo molto attaccati. E’ lei che ci aveva cresciuto insieme al nonno fino al momento in cui venimmo ad abitare a Roma.(…)" Il brano era un interessante esperimento ritmico e soprattutto una canzone divertente, con spiritosi termini in francese, pronunciati alla buona, piena di stacchi insoliti e soprattutto di rime. In cui, ad esempio, il finale “anna” del nome Marianna andava ad accoppiarsi con frasi come “sulla riva della Senna”, sul solco di un gioco divertito. (…) In breve arrivò il momento di incidere “I love you Marianna” per fare il suo primo 45 giri per la It.(…)
Per pubblicare il 45 giri “I love you Marianna”, Rino scelse lo pseudonimo di Kammamuri’s. Il nome venne ispirato dall’aiutante di Sandokan. Nella copertina compariva Sandokan con la tigre. Sul lato B venne incisa “Jacqueline”.
 
(…) Dal punto di vista artistico, per un certo periodo, Rino frequentò l’abitazione di Marcello Casco, un talent scout nella cui casa si mettevano in scena delle rappresentazioni in compagnia di altri artisti come Venditti e De Gregori. (…) La sera capitava quasi sempre che Rino uscisse con Antonello e Francesco Oltre alla musica da ascoltare o da suonare al Folkstudio, c’era anche la vita notturna. C’era il divertimento in una città che ti chiede di fare bene i conti con la benzina da mettere nell’auto e l’orario per rientrare a casa. Ecco come Antonello Venditti (intervenuto con un messaggio al primo raduno di fan di Rino svoltosi nella Riserva Naturale del Monte Rufeno) ricorda il primo periodo di amicizia con Rino “ Io sono stato e sono amico di Rino a livelli quasi di gemello, nel senso che abbiamo passato insieme dal 1970 a quando poi ci ha lasciato. Devo dire che questi dieci anni e più sono stati i più importanti della mia vita, e probabilmente gli anni più importanti della vita di ognuno di noi, che sono quelli che vanno dai venti ai trenta anni. Rino è stato molto sottovalutato nel periodo in cui lui scrisse le canzoni. Però non fu sottovalutato dai suoi amici. I suoi amici eravamo io e De Gregari che quotidianamente lo vedevamo. Io ero addetto a portarlo a casa ogni sera. Siccome abitavo in Via Zara, che era sulla strada, perché si trova sulla Via Nomentana venendo da Porta Pia, lo portavo a casa di notte e di giorno. Ero l’unico che aveva la macchina anche se non avevo i soldi per metterci la benzina, però insomma la macchina ce l’avevo. Quindi mi ricordo tantissime volte questo tragitto che, casualmente e inesorabilmente, è stato l’ultimo che Rino fece quella notte in cui morì”(….)
“Rino – osserva Micocci – venne dopo l’esordio di De Gregori e Venditti. Forse per questo era intimidito. Perché era stato preceduto da artisti del loro calibro.” Inoltre, un fattore strettamente tecnico tolse la possibilità a Rino di incidere alcuni brani insieme ad Antonello Venditti. I timbri vocali di Rino e Antonello erano così diversi che risultavano poco compatibili. (….)
(....)Uscivano spesso in tre, Rino Antonello e Pierluigi (Pierluigi Germini, oggi affermato manager nel mondo della musica leggera in Italia, ndr). (…) “Con Antonello e Rino – ricorda Pierluigi – si andava a cena insieme. In quell’epoca anche Antonello era agli albori. Era il periodo appena successivo a “Theorius Campus”. Antonello era uscito con il suo primo singolo “Roma capoccia” e all’epoca aveva un maggiolone cabriolet, era l’unico che aveva la macchina di noi tre. La sera andavamo a Trastevere a mangiare la pizza. Quando si usciva insieme, Rino si divertiva a fare un gioco. Io chiamavo Antonello per nome a voce alta. Poi Rino subito dopo diceva il cognome. Nel locale strillava: “Venditti tu come la vuoi la pizza?”. Questo solo per vedere se all’accoppiata del nome Antonello con il cognome Venditti qualcuno si voltava”(…)


Rino Gaetano live, Emanuele Di Marco, Edizioni Stampa Alternativa, 2001 (pag.26-30)
questo materiale è riportato a scopo di diffusione culturale, per comunicazioni scrivere a: Stefano



postato da: solegemello alle ore 00:14 | link | commenti (3)
categorie: curiositĂ , rino gaetano, ricordiamo

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